| ELISABETH
RONDANINI - 1790 La prima bagnante straniera della storia del turismo italiano Bella, giovane, bionda,
esuberante! Non poteva essere diversa la prima bagnante straniera della storia del Bel
Paese, l'antesignana dei milioni di belle figlie del Nord che calano ancor oggi a schiere
sulle spiagge italiane per assaporarne bellezze e virtù. Una marchesa Rondanini
"di Roma", dei Rondanini passati alla storia per l'incompiuta Pietà
michelangiolesca oggi conservata al Castello Sforzesco di Milano. Rondanini, o Rondinini,
una potente famiglia di origini romagnole tra le più potenti della capitale, con un Così, di lei, infatti, una
satira nel Diario di Roma del Geminiani : Il Conte d'Espinchal, uno dei tanti francesi calati a Roma alle prime avvisaglie di Rivoluzione e trasformatisi in collezionisti di pettegolezzi dei salotti mondani della corte papalina, così narra nel suo Journal: "La Rondanini, irlandese, scarrozza tutto il giorno insieme a suo marito guidando sempre lei il calesse, non il marito. Ma poi la sera si conforma alla moda del paese adattandosi a sopportare (en soffrant, dice lui) le galanterie del Duca Braschi, nepote del Papa." La bellezza straordinaria
della marchesa ed i suoi amori non passarono inosservati neppure a David Silvagni, il più
importante tra gli storici pettegoli di quel periodo: probabilmente, al galante don Luigi Braschi Onesti, era
noto a tutti, dato che non v'era itinerario romano ad uso dei viaggiatori che non ne
descrivesse le raffinatezze: "fra gli altri quadri, due belle marine di Mr. Vernet;
otto marine di Salvator Rosa; sei paesi del Pussino, segue un gabinetto ornato di tutti
disegni originali frà quali se ne ammira uno di Michelangelo Buonarroti e uno di Giulio
Romano; ... il gabinetto di toiletta, è adornato di specchi di varj paesi Fiamminghi e di
diversi quadretti del Pussino..."
Fatto sta che la bellissima irlandese, nel caldo agosto 1790, lasciò i fasti
romani ed il suo prestigioso palazzo in via del Corso per trascorrere a Rimini quindici
giorni di bagnature.Perché proprio a Rimini? Probabilmente per motivi di comodità: Rimini era sulla strada tra Roma e Castelbolognese, ove la famiglia soleva trascorrere la sua villeggiatura; ed a due passi da Cesena, patria e sede degli interessi del suo corteggiatore, l'aitante don Luigi, che a Rimini poteva anche contare su di una potente zia, donna Olimpia, sorella del Pontefice Pio VI, rinchiusa nel convento delle Celibate. La performance riminese della bella irlandese fu un "rinfresco d'acque" estemporaneo provocato dal caldo eccessivo di una giornata d'agosto? No. Fu una vera e propria vacanza balneare ante litteram se è vero che si fermò a Rimini "15 giorni per attuffarsi".Quindici giorni di bagni e, di certo, quindici giorni di chiacchiere in tutti i salotti bene della piccola città della legazione romagnola. Una dama bagnarsi alla spiaggia? Stupore ed anche qualche pesante giudizio: spregiudicata, come minimo. Spregiudicata ? Ma se solo un anno prima, nel 1789, era stato il suo stesso Re, Giorgio III d'Inghilterra, ad inaugurare la lunga serie di "bagni celebri" della storia tuffandosi coraggiosamente nelle acque di Brighton al canto di "God Save great George our King" intonato della banda musicale nascosta in quelle "macchine per bagno" trainate da cavalli che andavano già popolando le spiagge del nord!Oltre ai versi ed alle prose dei cronisti romani che dipingevano la giovane marchesa come regina incontrastata dei salotti e del bel mondo, qualche altra notizia è emersa dalla memoria famigliare compilata da Antonio Zacchia Rondinini nel 1942. Una memoria anch'essa avara, come le cronache del riminese Giangi e le poche altre fonti disponibili. Comprensibilmente avara: nell'albo d'oro di una delle più antiche e rigorose famiglie romane, come poteva essere dedicato ampio spazio ad una "straniera" che, incurante di etichette ed apparenze, andava infuocando i cuori di mezza Italia, faceva bagni all'inglese e chissà quali altre stramberie?Della bella "straniera" la memoria Zacchia-Rondinini riporta solo nome e cognome, la data di matrimonio, alcuni frammenti di corrispondenza e qualche altra abbottonata notizia tratta dall'archivio famigliare, oggi irrecuperabile.Elisabetta Kenn y il suo nome. Impalmata nel 1784, presumibilmente ventenne, dal sessantenne marchese Giuseppe, di lei, però, si tace l' ascendenza ed il motivo della sua venuta in Italia: una damigella anglosassone che nel suo tradizionale Grand Tour attraverso il Bel Paese resta abbagliata dai capolavori d'arte raccolti dal facoltoso Giuseppe e dal fascino antico di Roma ? Oppure figlia o nipote di qualche diplomatico o prelato irlandese alla corte del Papa, accasata a tavolino al vecchio marchese per aumentare il patrimonio ed il prestigio della stirpe? Appare più probabile la prima ipotesi dato che, ancora nel 1793, Elisabetta si andava lamentando della sua imperfetta conoscenza della lingua italiana "che appena serve per farmi capire": se fosse stata a Roma già prima di sposarsi, il suo italiano sarebbe stato certamente migliore.Fedele alla tradizione mondana del Settecento, oltre ai titolati spasimanti, di cui naturalmente la memoria famigliare non fa cenno, la giovane
anglosassone sembra mantenere per anni un intenso rapporto con un giovane cavalier
servente ammesso a palazzo, il nobile ventiquattrenne Camillo Zacchia, a cui, nel 1793,
scrive: "Se volete un comando, sarebbe del mio genio che faceste venire da Genova dei
fiori rari....". Sempre a lui, da una "villeggiatura" a Castelbolognese, confessa: "faccio una vita più ritirata che posso, ed ora, potrò aver maggior tranquillità godendo della Filosofia, e fra i libri sfogare la mia passione naturale alle belle Lettere: questo sarà il mio divertimento finché passo a qualche città". Elisabeth: non solo una donna dagli "occhi amorosi e rosse labbra di paradiso" come l'aveva descritta il Geminiani, ma anche una creatura dall'animo gentile attratta "naturalmente" dalle arti e dal bello. Un personaggio di pura impronta romantica in quell'ambiente romano animato ai tempi da personaggi come Goethe che, nel suo Viaggio in Italia, cita i Rondinini per ben sei volte. Il 22 marzo 1795 la marchesa è ancora a Castelbolognese e scrive al giovane Camillo: "sono incommodata da un fiero raffreddore e credo di dovermi levar sangue .... Amico perdonatemi, sono indisposta, non posso dirvi altro".Si trattava, purtroppo, più che di un'indisposizione. Ciò che l'affliggeva era quel dolce, terribile mal sottile che flagellava le anime gentili del Romanticismo. Un anno dopo, infatti, seguendo un itinerario sperimentato, è a Napoli, ove a nulla valgono il clima caldo del golfo e le cure del marito e del giovane Camillo. Rigorosamente fedele allo stereotipo che farà sospirare milioni di europei tra Otto e Novecento, la bellissima Elisabetta Ken ny chiuderà per sempre i suoi "occhi amorosi" dinnanzi alle visioni tanto care ai pittori anglosassoni della migliore tradizione.
Elisabeth Kenny, irlandese, marchesa
Rondanini, capelli rossi, corporatura slanciata, amante delle lettere, delle arti e del
bello, bagnante a Rimini nel 1790. Morta di tisi sul golfo di Napoli, nel novembre 1796,
trentaduenne. BIBLIOGRAFIA SOMMARIA
|
Dei testi e delle immagini è consentita soltanto la consultazione in linea. |
© Copyright 1999 romagna arte
e storia s.a.s., Rimini, Italy & Ferruccio Farina, Rimini N. B. pagina salvata e scaricata il 16/05/2000 dall'indirizzo http://www.balnea.net/museum/bagni/gallerie/tuffo/1790rimini/elisabeth1790.html |