"Carlone", il cane della stazione
Questa piccola storia vuole rinfrescare a
tanti castellani il ricordo di quello che, per vari anni, fu il cane randagio da loro più
amato, morto allincirca trentanni fa. Carlone era un bel cane di media taglia,
adulto, dal pelo fulvo e col muso largo, di razza sconosciuta. La sua presenza a Castel
Bolognese risale ai primi anni sessanta, quando lo si vedeva vagare per il paese, ovvero
nellatrio della stazione ferroviaria che lui elesse a residenza. Come fosse giunto a
Castel Bolognese, nessuno riuscì mai a scoprirlo, ma proprio laver scelto come
rifugio la stazione, faceva pensare che esso fosse un superstite del disastro ferroviario
di Castel Bolognese accaduto la notte del l8 marzo 1962; certamente, in tutti gli
anni di permanenza in stazione, Carlone non varcò mai, quasi terrorizzato, la porta che
dà sui binari.
I ferrovieri, che per primi lo accolsero tra loro, gli prepararono un giaciglio
nellatrio della biglietteria, proprio allangolo fra la porta dingresso
dellabitazione del Capo Stazione e lo sportello dellufficio biglietti. Sempre
loro, che provvedevano spesso a nutrirlo, gli diedero il nome di Carlone, probabilmente
pensando allaltro Carlone della stazione, Carlo Nenni, dapprima facchino della
stazione ed addetto al deposito delle biciclette, che teneva in quel piccolo edificio tra
lingresso dello scalo merci e la via Santa Croce, poi gestore del Bar della
Stazione. Il Nenni non gradiva molto laccostamento, tuttavia era pur vero che così
in stazione un Carlo era sempre presente
Noi bambini del viale Cairoli lo adottammo come docile compagno di giochi, spesso fra le
ire delle mamme, non troppo soddisfatte della vicinanza di quel cane, che certamente non
brillava per la pulizia. Laccalappiacani comunale fu il suo più strenuo nemico, dal
quale riuscì a sfuggire più volte con lastuzia e la complicità di tanti; quelle
poche volte che Carlone fu condotto al canile, ne uscì poco dopo (
e non si seppe
mai se le evasioni fossero spontanee o provocate!
) tornando a riconquistarsi il suo
giaciglio in stazione.
Di sicuro, Carlone non soffrì mai la fame: a nutrirlo, oltre i ferrovieri, i taxisti ed
il gestore del bar della stazione, ci pensava tutto il paese e, pertanto, non doveva mai
fare troppa strada per trovar da mangiare. Solamente un giorno la settimana (mi sembra di
ricordare il martedì) lo si vedeva di prima mattina percorrere di gran fretta viale
Cairoli e tornarvi a ritroso, di passo lento, verso mezzogiorno. Lastuto cane aveva
memorizzato che in quella giornata il macello comunale, che si trovava allangolo fra
Viale Umberto I, via Ravenna e via Canale, era in piena attività e, pertanto, poteva ben
servirsi di bocconi prelibati; tornando così satollo nel suo rifugio.
La morte di Carlone, già vecchio e malandato, fu una notizia sofferta per noi bambini che
perdevamo, così, un compagno di giochi, ma lo fu anche per tutti i ferrovieri di Castel
Bolognese, per gli autisti dei bus per Riolo Terme, per i taxisti e per i tanti castellani
che prendevano il treno e che ne avevano fatto una presenza fissa per linizio dei
loro viaggi.
Paolo Grandi