La ferrovia del Senio
di Paolo Grandi
testo (e alcune foto) tratti da "I Treni", n.175, ottobre 1996
Breve storia di una linea lunga una decina di chilometri, che per quasi ventanni in Romagna ha collegato Castel Bolognese con Riolo Terme.
Agli albori del Regno dItalia, in
Romagna si iniziava a disegnare la rete ferroviaria con linaugurazione della linea
Bologna-Forlì l1 settembre 1861 e della Castel Bolognese-Ravenna il 23 agosto 1863.
I comuni romagnoli rimasti esclusi dallitinerario di queste due linee pensarono
intanto a cercare le più diverse soluzioni per collegarsi alla nuova ferrovia. A questo
dibattito non furono assenti i comuni della vallata del Senio. Essi infatti avevano capito
come fosse importante allacciarsi alla Bologna-Rimini-Ancona per vedere sviluppati i
traffici commerciali e turistici interessanti la valle. La strada che da Castel Bolognese
conduceva verso la Toscana era infatti scomoda e pericolosa: il primo tratto, fra Castel
Bolognese e Campiano, era infido e soggetto a improvvisi allagamenti, mentre la salita
delle Casacce, fra Campiano e Cuffiano, era talmente ripida che spesso i fiaccherai erano
costretti a far scendere i passeggeri allinizio della salita e a ricaricarli in
cima, con notevoli disagi. Così, mentre qualcuno suggeriva di incanalare le preziose
acque termali di Riolo e di costruire gli stabilimenti a Castel Bolognese, centro
sicuramente ormai più comodo da raggiungere, altri pensarono di collegare per ferrovia i
centri di Riolo, Casola Valsenio e Palazzuolo, per portare poi il binario fino a Firenze.
Tramontato questo progetto (la ferrovia transappenninica ebbe il capolinea a Faenza,
passando per la valle del Lamone, nel 1893), come pure quello di una linea Castel
Bolognese-Palazzuolo-Marradi, non rimase ai riolesi, sicuramente i più interessati al
collegamento, che rimboccarsi le maniche e trovare la strada per portare a compimento
quellopera da tanti sospirata, al punto che era stato scritto un ritornello che
diceva "noi vogliam la ferrovia..." e che tutti cantavano. Fu così che nel 1899
il Comune di Riolo, retto da una giunta liberale che aveva eletto sindaco
larchitetto Anselmo Mongardi, si rivolse al Comune di Castel Bolognese presentando
un progetto redatto dallo stesso sindaco e che prevedeva anche un binario di accesso allo
stabilimento termale. Gli studi si protrassero a lungo e furono interrotti varie volte,
anche perchè si vedeva nella ferrovia un danno ai vetturini locali.
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Linaugurazione
Nel 1910 il generale Tullo Masi,
candidato al Parlamento per il collegio di Lugo e antagonista del castellano Umberto
Brunelli, in un comizio tenuto a Riolo, promise la sua collaborazione per la costruzione
della ferrovia; il generale venne eletto e con gran giubilo la popolazione di Riolo
apprese, il 23 luglio 1912, che la ferrovia sarebbe stata costruita. I lavori, curati
dalla ditta Laviosa e Callegari, si iniziarono alacremente, tanto che dopo due anni, il 23
agosto 1914, la ferrovia venne inaugurata. Per la sua gestione fu creata la Società
Anonima Ferrovia Valle Senio (FVS), con sede a Parma, il cui primo direttore fu
lingegner Luigi Laviosa, progettista e costruttore della linea, al quale successero
gli ingegneri Rubbi, Buttion, Rubini e Roncoroni nellarco di vita della società.
Il giorno dellinaugurazione fu giorno di festa nei due paesi e nella valle del
Senio; sul treno inaugurale, oltre agli ingegneri Luigi e Carlo Laviosa e a Domenico
Callegari, titolari dellimpresa Costruttrice della ferrovia, presero posto molte
autorità fra cui il Prefetto di Ravenna, il generale Masi, il Provveditore agli Studi, il
direttore delle Poste, il Capitano e il Tenente dei Carabinieri, il Pretore, i sindaci di
Riolo Cesare Bagnaresi e di Castel Bolognese Sebastiano Gottarelli; e ancora i Sindaci di
Faenza, di Casola Valsenio e di Palazzuolo, nonchè il Capo Stazione FS di Castel
Bolognese, Serantini. Alle 10 il Capo Stazione di Castel Bolognese diede la partenza al
"nuovo treno, imbandierato per la circostanza ed infiorato, il quale, insinuandosi
molle e veloce per la feconda e verdeggiante valle del Senio, dopo le fermate di Via
Emilia, Campiano ed Ossano, su percorso di 10 chilometri, in 25 minuti è arrivato a
Riolo. Durante il percorso la banda di Castel Bolognese ha allietato gli
intervenuti".
A Riolo vi erano ad attendere il convoglio "la rappresentanza del Municipio col
Gonfalone, delle società Operaie maschili e femminili coi vessilli, tutti i cittadini
pigiati sulle banchine e molti forestieri della colonia allineati lungo le barriere fuori
della stazione. Larrivo dei convoglio è stato salutato da uno scoppio di frenetico
applauso e dal suono dellinno reale intonato dalla banda di Riolo".
Allinterno della stazione tenne discorso il Sindaco di Riolo, indi si formò il
corteo sino alla residenza comunale. Seguirono il pranzo daugurio allHotel
Terme e, per tutti, la festa, allietata dalle bande di Riolo e Castel Bolognese, che si
protrasse fino a tarda notte, mentre gli invitati "alle ore 18 con lo stesso treno
hanno lasciato Riolo con gradito ricordo".
Il trenino iniziò il servizio regolare il 27 agosto 1914. Lorario
comprendeva 4 corse da Riolo a Castel Bolognese alle ore 6.00, 10.35, 15.00, 18.15 e 4
corse da Castel Bolognese a Riolo alle ore 8.30, 11.20, 16.00, 19.30; il viaggio durava 25
minuti. Il prezzo del biglietto era di 11 soldi per la sola andata e di 17 soldi per
landata e ritorno.
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Arrivo del primo treno a Riolo Terme, trainato dalla locomotiva 1 (foto Betti/collezione F. Castiglioni) |
La linea e i rotabili
La ferrovia, a scartamento normale,
partiva da Castel Bolognese di fronte alla stazione FS, con la quale condivideva il
piazzale per le carrozze; di lì proseguiva con una curva ampia, tagliando il viale del
parco della Centonara e arrivava alla via Emilia alla fine del Borgo Carducci,
avvicinandosi, nei pressi del Cimitero di Castel Bolognese, alla strada Casolana per non
abbandonarla più fino a Riolo. La stazione di Castel Bolognese
era raccordata con le Ferrovie dello Stato; il raccordo esisteva fino a pochi anni fa e
serviva un magazzino ortofrutticolo sorto nel dopoguerra sullarea già occupata
dalla stazione. Alla radice della stazione esisteva lofficina Fratelli Contessi, che
riparava carri adibiti al trasporto di vino. La stazione disponeva di scalo merci,
piattaforma girevole, cisterna e rifornitore dacqua per le locomotive. La stazione di Riolo sorgeva nel lattuale piazzale
Guglielmo Marconi; attigui ad essa erano la rimessa per locomotive e vagoni, il deposito
del carbone e il serbatoio dellacqua; dentro la rimessa era sistemata
lofficina meccanica. Esistevano due raccordi, uno con il magazzino di casalinghi
allingrosso e lastre di vetro Fratelli Cigognani e laltro con la cantina
Gollini.
Lungo la linea esistevano le fermate di Via Emilia, Campiano e Cuffiano, con i loro
tipici edifici; questi, assieme alle stazioni di Castel Bolognese e Riolo Terme, furono
progettati dallingegner Carlo Laviosa e giudicati "severamente eleganti".
La loro linea architettonica imponente ricalcava quella di edifici ferroviari simili ma
risentiva del gusto eclettico liberty dellepoca. Le due stazioni principali non
esistono più: quella di Castel Bolognese fu danneggiata durante lultima guerra e
successivamente demolita e trasformata in casa di abitazione, quella di Riolo fu demolita
nel 1972; i fabbricati delle fermate intermedie di Via Emilia e Cuffiano esistono ancora,
trasformati in abitazione; quello di Campiano, in stato di abbandono, è stato abbattuto
nel 1995 in seguito ai lavori di allargamento della strada statale. Lungo la linea vi
erano inoltre 4 passaggi a livello custoditi ed uno incustodito.
Il parco di trazione allinizio dellesercizio comprendeva due locomotive a
vapore a tre assi accoppiati, dotate di freno automatico. Esse facevano parte di un lotto
di tre macchine costruite dalle Reggiane per la neonata FVS con i numeri di fabbrica 23,
24 e 25. Tali locomotive erano identiche al gruppo 311-316 (numeri di fabbrica 17-21)
costruito nel 1914 per le Ferrovie Salentine; a Castel Bolognese giunsero però solo la 23
e la 24, mentre la 25 fu venduta allArsenale della Spezia, ove prestò onorevole
servizio sino agli anni sessanta; oggi si trova, come monumento, davanti a un ristorante
di Chiesina Uzzanese in provincia di Pistoia. Le locomotive FVS1 e 2 prestarono servizio
sulla linea per poco: quasi subito furono cedute alla Ferrovia Padova-Piazzola (FPP), dove
furono viste ancora funzionanti nel dopoguerra presso il deposito di Piazzola sul Brenta.
In cambio giunsero a Castel Bolognese, cedute dalla stessa Ferrovia Padova-Piazzola, tre
locomotive a vapore Breda (numeri di fabbrica da 1246 a 1248) dai nomi
"Bacchiglione", "Brentella" e "Brenta" rispettivamente,
costruite nel 1910 o poco dopo; erano macchine a due assi accoppiati, di potenza modesta
(90 kW) ma sufficiente per il traffico della linea. Nel 1922 queste macchine furono
restituite alla Ferrovia Padova-Piazzola (che nel 1923 attivò il prolungamento a
Carmignano di Brenta) e sostituite da due vaporiere di meccanica antiquata, a due assi
accoppiati, più piccole delle precedenti e dotate solo di freno a mano, delle quali però
si è persa qualsiasi traccia. Solo nel 1927 la direzione della FVS decise lacquisto
di una locomotiva a vapore usata, proveniente dalle Ferrovie Nord Milano, numerata 24 e
battezzata "Inverigo". Tale macchina, costruita da Kessler nel 1879, aveva
rodiggio B1, freno automatico, grandi ruote motrici di 1.500 mm di diametro e sviluppava
una velocità superiore alle altre locomotive del parco, ma anche a quella concessa dal
leggero armamento della linea. Poco o nulla si sa del materiale trainato; dai ricordi che
ho potuto raccogliere attraverso varie persone che vissero attorno a questa ferrovia,
possiamo ricostruire un parco carrozze di non più di quattro o cinque unità, tutte di
III classe, a due assi e terrazzini, uno o due bagagliai sempre a due assi e terrazzini,
alcuni carri pianali e alcuni coperti, destinati per lo più alla manutenzione. La
composizione tipo dei treni era di due carrozze e un bagagliaio, ai quali venivano
aggiunti alloccorrenza i carri.
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Caratteristiche tecniche della locomotiva costruita
dalle Officine Meccaniche Italiane per la Ferrovia Valle senio

La locomotiva n. 25 costruita dalle Officine Meccaniche
Italiane,
ora a Chiesina Uzzanese (foto Presutti)

Particolare della locomotiva di Chiesina Uzzanese (foto
Presutti)
La breve vita
Il traffico passeggeri e merci, dopo
lentusiasmo iniziale, era divenuto scarso, mantenendosi di un certo rilievo solo
nella stagione estiva, in concomitanza con lapertura degli stabilimenti termali di
Riolo, al servizio dei quali venne anche studiata, e probabilmente attuata per qualche
tempo, la circolazione di una carrozza diretta FS.
Il periodo della prima guerra mondiale mise invece a dura prova la nostra linea perchè
gli alberghi di Riolo furono trasformati in ospedali militari. I "treni
bianchi", carichi di feriti e di convalescenti, composti di cinque o sei carrozze,
giungevano a Castel Bolognese FS; di qui venivano inviati alla stazione di Castel
Bolognese FVS donde, con le stesso locomotive FS, raggiungevano Riolo. Il lavoro era
febbrile sia nella stazione FS, ove quotidianamente giungevano anche i treni militari
dallItalia centrale, istradati via Firenze e Faenza, diretti al fronte via Castel
Bolognese, Lugo, Lavezzola e Ferrara, sia nella piccola stazione FVS, nella quale i treni
ospedale dovevano anche invertire la marcia. Sotto i tigli del piazzale della stazione vi
era sempre una cucina da campo per il ristoro dei militari di passaggio.
Passato il turbine della guerra, la ferrovia riprese il suo normale aspetto, col
quotidiano, stentato andirivieni dei treni, che subivano anche la concorrenza dei
vetturini locali. Le coppie di treni da quattro furono ridotte a tre e nel 1930 la linea
fu appaltata a un fornaio di Riolo, Serse Sabbatani, che la gestì per un anno. Si parlò
anche di prolungarla verso Casola, Palazzuolo e Marradi, costeggiando il Senio, ma il
progetto rimase sulla carta.
La Cassa di Risparmio di Parma, maggiore azionista della Società, vistasi negare i
contributi chiesti agli enti locali, fu costretta a chiudere la linea con lultima
corsa del 31 dicembre 1933. Il giorno dopo, 1 gennaio 1934, la Buzzi e Montevecchi di
Modigliana mise in linea tre autobus: un FIAT 635 RNL, uno SPA 30 e un FIAT 621. Il
servizio automobilistico, che secondo una corrispondenza del "Corriere Padano"
del 10 gennaio 1934 sarebbe dovuto durare solamente fino al periodo estivo (e come al
solito non vi è nulla più definitivo del provvisorio), continua tuttora.
Vi fu un ultimo progetto di salvataggio, sotto la gestione della Santerno Anonima
Ferroviaria (SAF), concessionaria delle linee Imola-Fontanelice e Imola-Massa Lombarda; a
queste si sarebbe aggiunta la Castel Bolognese-Lugo fS di cui si paventava la chiusura, in
modo da creare una piccola rete di ferrovie private romagnole su cui avrebbe corso il
mezzo più nuovo creato dallindustria, la "Littorina", ma
liniziativa non decollò. Sopite anche le ultime polemiche, sulla valle del Senio
calò il sipario: il materiale rotabile venne venduto, il terreno venne alienato, gli
edifici vennero ceduti. Moriva così il sogno dei riolesi, durato appena ventanni,
di una linea ferroviaria tutta loro.


Orari della Ferrovia del Senio del 1923 e del 1933