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FORBICINI, Giovanni
Nasce a Castelbolognese (RA) il 25 marzo 1874 da
Francesco e Maria Barbieri, imbianchino. Pseudonimo "Forbice". Da giovanissimo
si trasferisce a Roma ed è conosciuto dalla Questura romana sin dal 1894 come un elemento
da sorvegliare perché vicino al mondo anarchico della capitale e perché in quello stesso
anno partecipa alla fondazione di due circoli "La Morte" e "Dinamite".
Arrestato una prima volta nel febbraio di quellanno per reati connessi alla sua
attività politica, F. viene assolto per insufficienza di prove. Nuovamente arrestato nel
mese di maggio con laccusa di essere il responsabile di un attentato, viene
nuovamente prosciolto anche dal capo di imputazione di associazione a delinquere. Viene
anche proposto, di lì a poco, per lassegnazione al domicilio coatto (31 ago. 1894)
ma anche in questo caso riesce ad evitare la pena. Nel dicembre di questintenso anno
viene chiamato alle armi. Congedato riprende subito la sua attività politica legandosi a
Ciro Corradini, Armando Acciarino, Giuseppe Del Bravo, Enrico Bartolini, Dante Lucchesi.
Nellestate del 1898 è denunciato e arrestato assieme ad altre decine di anarchici
romani, in conseguenza dellassassinio della Principessa dAustria, perché si
ritiene possa essere moralmente coinvolto. Assolto come tutti per
insufficienza di indizi sul finire dellanno, partecipa a una serie di manifestazioni
pubbliche e, il 7 agosto 1900, è nuovamente arrestato per "associazione a
delinquere", rimanendo in carcere fino al 24 ottobre quando viene dichiarato il
"non luogo a procedere". Il 25 agosto dellanno successivo F. è eletto con
1519 voti (a ridosso di E. Varagnoli, 1593, e con più consensi di A. Ceccarelli, 1412)
membro della Commissione Esecutiva della CdL di Roma (con Varagnoli e Ceccarelli),
ricostituitasi allinizio dellanno dopo lo scioglimento del 1898. Il 1901 è,
comunque, anche lanno della forte ripresa organizzativa del movimento libertario che
si basa, a livello nazionale, sul "programma socialista anarchico" adottato
dalla FSAL alla cui stesura aveva partecipato "il giovane Luigi Fabbri" con la
collaborazione di Ceccarelli. Una rinnovata spinta organizzatrice che trova ragione sia in
un distacco dal settarismo di fine secolo, sia in un programma di più ampio rinnovamento
disegnato da E. Malatesta. In questo clima F. partecipa e in modo convinto alla
prospettiva (che allora pareva concreta) di dar vita sullonda della
costituzione di Federazioni e Unioni regionali e cittadine a un partito socialista
anarchico da fondarsi in un apposito congresso. F., anche per il ruolo nella CdL,
partecipa con forza e determinazione alle vicende del sindacalismo romano, divenendo per
alcuni aspetti il protagonista delle manifestazioni di protesta dei muratori romani
disoccupati. Lagitazione, conseguente allinterruzione dei lavori e alla
mancata ripresa di una serie di opere pubbliche collegate al Piano regolatore della
città, già approvato e finanziato dal governo e dallamministrazione capitolina,
non è diretta in questo caso dalla CdL, ma da una commissione eletta dagli stessi
disoccupati e formata da socialisti e anarchici (tra i quali F., Camerlengo e Diotallevi)
che si trova quindi a guidare la protesta di uno dei settori lavorativi di maggiore
importanza del panorama romano, settore composto in maggioranza di lavoratori non
specializzati, immigrati dalle regioni vicine in cerca di occupazione e particolarmente
sensibile alla propaganda libertaria (caratteristiche, peraltro, già riscontrate nel
movimento romano sin dal maggio 1891 in occasione degli incidenti di piazza Santa Croce in
Gerusalemme, dopo il comizio di Amilcare Cipriani). Nel comizio del 15 febbraio 1902, F.
tuttavia di fronte allipotesi di uno sciopero generale cui sono contrarie le
componenti repubblicane e socialiste e la cui decisione sarebbe spettata in forma
assembleare ai muratori disoccupati interviene, convincendo gli oltre 10.000 operai
presenti ad accettare la proposta di un referendum pro o contro lo sciopero al fine di
dare maggior peso politico alliniziativa e porre di fatto la cdl di fronte alla
decisiva azione della componente anarchica. Il Comitato Esecutivo della cdl riesce a
bloccare la proposta, limitando il diritto di voto ai soli iscritti alla stessa
organizzazione di base. In questa fase F. svolge unintensa attività politica fuori
dallambito più strettamente sindacale: è infatti segnalato ripetutamente come uno
dei più attivi propagandisti e organizzatori del movimento. Sempre sorvegliato riesce,
nel 1903, a sottrarsi più volte ai controlli della polizia e a svolgere alcuni cicli di
conferenze nelle province di Forlì e di Rimini; così come partecipa alle celebrazioni di
date particolarmente significative come la festa del 1° maggio, ovvero a ricorrenze come
la morte di Pietro Calcagno e quella dellesecuzione di Chicago. Segnalato per il
tono particolarmente aggressivo e "impetuoso", non manca di richiamare ogni
volta il tema della rivoluzione sociale e dellemancipazione del proletariato.
Nellestate del 1906 pubblica un opuscolo dal titolo Le 4 forche di Chicago;
per questo è denunciato e condannato al pagamento di una multa. Sempre in quel periodo è
tra i partecipanti al banchetto in onore di Ceccarelli che ritorna dallAmerica.
Continua la sua attività di propagandista e conferenziere intervenendo ripetutamente a
Roma e in altre città dellItalia centrale sui temi del "caro-viveri",
dellantimilitarismo, della rivoluzione sociale. E vicino (ma non sappiamo se
tra i fondatori) alla FSAL. Con lavvicinarsi dellimpresa libica, F. si schiera
sempre più su posizioni antimilitariste e contro limperialismo, venendo
ripetutamente segnalato per il continuo "incitamento allodio fra le
classi". L8 gennaio 1913 commemora P. Gori a Roma e il successivo 1° maggio è
per lo stesso motivo a Piombino; a partire da dicembre viene indicato come
uno degli esponenti di punta del Fascio Comunista Anarchico di Roma. Nel luglio 1914, nel
corso di una conferenza "invita i presenti a tenersi pronti per un prossimo movimento
insurrezionale"; nonostante il conflitto e le limitazioni imposte dalla censura e dai
controlli della pubblica sicurezza, F. prosegue la sua intensa attività politica.
Chiamato alle armi nel febbraio 1917 viene prima esonerato poi dichiarato abile al
servizio; rimane sotto le armi fino al gennaio 1919. Segnalato per la sua continua
attività e per i suoi convincimenti contrari alla guerra, alla fine del 1918 interviene a
una conferenza nel corso della quale si augura che la smobilitazione avvenga ad opera del
popolo e non per volere del governo, in maniera tale da innescare un "movimento
insurrezionale" tale da "sconvolgere lattuale società". Nel
dopoguerra riprende "con grande fervore" le sue iniziative impegnandosi in modo
diretto e personale nella rinascita dei gruppi anarchici nei rioni di Roma allo scopo di
ricostituire la Federazione anarchica laziale. In particolare è tra i promotori del
gruppo "Il Pensiero" che, nato nei rioni centrali di Roma, si pone
lobiettivo di essere il punto di raccordo nel caso di moti insurrezionali. Nel 1919
F., con T. Monticelli, è il rappresentante degli anarchici romani al convegno nazionale
che si tiene a Firenze dal 12 al 14 aprile dove nasce lUCAI, poi UAI, che fra
gli altri deliberati congressuali porta a soluzione la questione organizzativa:
rispetto alla assoluta autonomia dei gruppi, delle unioni e delle federazioni infatti
viene creato un Comitato di Coordinamento affidato al gruppo di Ancona, con la
partecipazione di rappresentanti locali e per Roma di F. e Monticelli. Un
convegno, che rappresenta, con la nascita della UAI un punto di riferimento per il
movimento anarchico italiano in quegli anni. Nel novembre del 1920 F. è membro del
Consiglio Generale della uai e della segreteria della Federazione Comunista Anarchica del
Lazio. In questa veste è promotore (con S. Stagnetti, T. Monticelli e E. Sottovia) della
sottoscrizione "mezzo milione a Umanità Nova" e dopo la chiusura della
sede milanese del giornale di una circolare a collaboratori e propagandisti del
giornale, nella quali si annuncia la ripresa delle pubblicazioni a Roma il 14 maggio 1921.
Per queste sue iniziative e per una lunga serie di reati connessi allattività
politica del giornale F., al momento della definitiva chiusura imposta dal fascismo, viene
denunciato (dic. 1922) con Malatesta, Stagnetti, Sottovia, Damiani, Diotallevi, Fabbri e
Ciciarelli. Non si ferma. Nellestate del 1921 partecipa a nome degli anarcocomunisti
laziali al "Comitato di Difesa Proletaria" di Roma, "organismo unitario
costituito ad hoc con lintento di fronteggiare principalmente sul
terreno politico lavanzata squadristica" e poi alla manifestazione
contro le violenze fasciste che segna il battesimo degli Arditi del popolo, intervenendo
al comizio di fronte a migliaia di lavoratori. Con lavvento del fascismo, F. sembra
abbandonare unattività politica esplicita e "scoperta". E tuttavia
segnalato ripetutamente per i contatti che comunque mantiene in modo riservato con il
mondo anarchico e, in particolare, con Malatesta. Che svolga e mantenga le fila di almeno
una parte del movimento romano, sono convinti anche i suoi osservatori, i quali gli
riconoscono capacità, intuito e attenzione nellevitare la legge. Pur rimanendo
costantemente vigilato, riesce a non dar luogo a particolari rilievi. Con la caduta del
fascismo e ancor più a partire dal 1945, F. ritorna in piena attività. A gennaio
inaugura la sede del gruppo "P. Gori" a Piombino poi viene segnalato come uno
dei "presunti" capi della FCL nata nel 1944, che ha nella Capitale uno dei suoi
principali centri; poi 14-20 settembre 1945 è delegato per il Lazio (con R.
Sacconi) al congresso di Carrara che vede la nascita della FAI. Il 13 ottobre 1946
in occasione dellanniversario della morte inaugura con Borghi, a
Civitavecchia un busto di Gori. Nonostante letà è ancora il protagonista della
ricostituzione di una rete di gruppi libertari a Roma che intervengono anche in campo
sindacale e, comunque, su posizioni molto critiche nei confronti della Costituzione, del
PCI, della CGIL. Il 1° maggio 1947 F., a 73 anni, interviene (con R. Sacconi e A. Borghi)
a Roma, nel corso di un comizio alternativo a quello indetto dalla sinistra, riflettendo
sulle origini storiche delle teorie anarchiche. Muore a Roma il 28 marzo 1955.
Fonti: ACS, CPC, ad nomen; "UN", 8 mag. 1953; ivi, 3
apr. 1955.
Bibliografia: Scritti di F.: Abolite le carceri, Roma 1905; Le
4 forche di Chicago, Roma 1906; Memorie di uno sciagurato, Roma 1910. Scritti
su F.: FAI Congressi; Bettini 1; MOIDB, ad indicem; Movimento operaio e
organizzazione sindacale a Roma (1860-1960). Documenti per la storia della Camera del
Lavoro, Roma 1976; Il movimento anarchico a Castelbolognese (1870-1945), Castel
Bolognese 1984; P. Salvatori, C. Novelli, Non per oro ma per libertà. Lotte sociali a
Roma. 1900-1926, Roma 1993; M. Antonioli, Pietro Gori. Il cavaliere errante
dellanarchia, Pisa 1995, ad indicem; L. Fabbri, Luigi Fabbri. Storia
di un uomo libero, Pisa 1996, ad indicem; Antonioli-Masini, ad indicem;
Francescangeli, ad indicem; Di Lembo, ad indicem; M. Antonioli, Alla
ricerca dello pseudonimo perduto, "rsa", gen.-giu. 2002; Sacchetti, ad
indicem.
(P. Iuso)

Roma 1954: Armando Borghi e altri anziani compagni
romani riuniti per festeggiare l'ottantesimo compleanno del compagno Giovanni Forbicini
(nativo di Castelbolognese). Forbicini è al centro indicato col numero 1.
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