Giovanni Forbicini (1874-1955)

Foto di Giovanni Forbicini tratta dalla scheda di Polizia  (79026 byte)

Foto di Giovanni Forbicini tratta dalla scheda di Polizia

Nasce a Castelbolognese (RA) il 25 marzo 1874 da Francesco e Maria Barbieri, imbianchino. Pseudonimo “Forbice”. Da giovanissimo si trasferisce a Roma ed è conosciuto dalla Questura romana sin dal 1894 come un elemento da sorvegliare perché vicino al mondo anarchico della capitale e perché in quello stesso anno partecipa alla fondazione di due circoli “La Morte” e “Dinamite”. Arrestato una prima volta nel febbraio di quell’anno per reati connessi alla sua attività politica, F. viene assolto per insufficienza di prove. Nuovamente arrestato nel mese di maggio con l’accusa di essere il responsabile di un attentato, viene nuovamente prosciolto anche dal capo di imputazione di associazione a delinquere. Viene anche proposto, di lì a poco, per l’assegnazione al domicilio coatto (31 ago. 1894) ma anche in questo caso riesce ad evitare la pena. Nel dicembre di quest’intenso anno viene chiamato alle armi. Congedato riprende subito la sua attività politica legandosi a Ciro Corradini, Armando Acciarino, Giuseppe Del Bravo, Enrico Bartolini, Dante Lucchesi. Nell’estate del 1898 è denunciato e arrestato assieme ad altre decine di anarchici romani, in conseguenza dell’assassinio della Principessa d’Austria, perché si ritiene possa essere moralmente coinvolto. Assolto – come tutti – per insufficienza di indizi sul finire dell’anno, partecipa a una serie di manifestazioni pubbliche e, il 7 agosto 1900, è nuovamente arrestato per “associazione a delinquere”, rimanendo in carcere fino al 24 ottobre quando viene dichiarato il “non luogo a procedere”. Il 25 agosto dell’anno successivo F. è eletto con 1519 voti (a ridosso di E. Varagnoli, 1593, e con più consensi di A. Ceccarelli, 1412) membro della Commissione Esecutiva della CdL di Roma (con Varagnoli e Ceccarelli), ricostituitasi all’inizio dell’anno dopo lo scioglimento del 1898. Il 1901 è, comunque, anche l’anno della forte ripresa organizzativa del movimento libertario che si basa, a livello nazionale, sul “programma socialista anarchico” adottato dalla FSAL alla cui stesura aveva partecipato “il giovane Luigi Fabbri” con la collaborazione di Ceccarelli. Una rinnovata spinta organizzatrice che trova ragione sia in un distacco dal settarismo di fine secolo, sia in un programma di più ampio rinnovamento disegnato da E. Malatesta. In questo clima F. partecipa e in modo convinto alla prospettiva (che allora pareva concreta) di dar vita – sull’onda della costituzione di Federazioni e Unioni regionali e cittadine – a un partito socialista anarchico da fondarsi in un apposito congresso. F., anche per il ruolo nella CdL, partecipa con forza e determinazione alle vicende del sindacalismo romano, divenendo per alcuni aspetti il protagonista delle manifestazioni di protesta dei muratori romani disoccupati. L’agitazione, conseguente all’interruzione dei lavori e alla mancata ripresa di una serie di opere pubbliche collegate al Piano regolatore della città, già approvato e finanziato dal governo e dall’amministrazione capitolina, non è diretta in questo caso dalla CdL, ma da una commissione eletta dagli stessi disoccupati e formata da socialisti e anarchici (tra i quali F., Camerlengo e Diotallevi) che si trova quindi a guidare la protesta di uno dei settori lavorativi di maggiore importanza del panorama romano, settore composto in maggioranza di lavoratori non specializzati, immigrati dalle regioni vicine in cerca di occupazione e particolarmente sensibile alla propaganda libertaria (caratteristiche, peraltro, già riscontrate nel movimento romano sin dal maggio 1891 in occasione degli incidenti di piazza Santa Croce in Gerusalemme, dopo il comizio di Amilcare Cipriani). Nel comizio del 15 febbraio 1902, F. tuttavia – di fronte all’ipotesi di uno sciopero generale cui sono contrarie le componenti repubblicane e socialiste e la cui decisione sarebbe spettata in forma assembleare ai muratori disoccupati – interviene, convincendo gli oltre 10.000 operai presenti ad accettare la proposta di un referendum pro o contro lo sciopero al fine di dare maggior peso politico all’iniziativa e porre di fatto la cdl di fronte alla decisiva azione della componente anarchica. Il Comitato Esecutivo della cdl riesce a bloccare la proposta, limitando il diritto di voto ai soli iscritti alla stessa organizzazione di base. In questa fase F. svolge un’intensa attività politica fuori dall’ambito più strettamente sindacale: è infatti segnalato ripetutamente come uno dei più attivi propagandisti e organizzatori del movimento. Sempre sorvegliato riesce, nel 1903, a sottrarsi più volte ai controlli della polizia e a svolgere alcuni cicli di conferenze nelle province di Forlì e di Rimini; così come partecipa alle celebrazioni di date particolarmente significative come la festa del 1° maggio, ovvero a ricorrenze come la morte di Pietro Calcagno e quella dell’esecuzione di Chicago. Segnalato per il tono particolarmente aggressivo e “impetuoso”, non manca di richiamare ogni volta il tema della rivoluzione sociale e dell’emancipazione del proletariato. Nell’estate del 1906 pubblica un opuscolo dal titolo Le 4 forche di Chicago; per questo è denunciato e condannato al pagamento di una multa. Sempre in quel periodo è tra i partecipanti al banchetto in onore di Ceccarelli che ritorna dall’America. Continua la sua attività di propagandista e conferenziere intervenendo ripetutamente a Roma e in altre città dell’Italia centrale sui temi del “caro-viveri”, dell’antimilitarismo, della rivoluzione sociale. E’ vicino (ma non sappiamo se tra i fondatori) alla FSAL. Con l’avvicinarsi dell’impresa libica, F. si schiera sempre più su posizioni antimilitariste e contro l’imperialismo, venendo ripetutamente segnalato per il continuo “incitamento all’odio fra le classi”. L’8 gennaio 1913 commemora P. Gori a Roma e il successivo 1° maggio è – per lo stesso motivo – a Piombino; a partire da dicembre viene indicato come uno degli esponenti di punta del Fascio Comunista Anarchico di Roma. Nel luglio 1914, nel corso di una conferenza “invita i presenti a tenersi pronti per un prossimo movimento insurrezionale”; nonostante il conflitto e le limitazioni imposte dalla censura e dai controlli della pubblica sicurezza, F. prosegue la sua intensa attività politica. Chiamato alle armi nel febbraio 1917 viene prima esonerato poi dichiarato abile al servizio; rimane sotto le armi fino al gennaio 1919. Segnalato per la sua continua attività e per i suoi convincimenti contrari alla guerra, alla fine del 1918 interviene a una conferenza nel corso della quale si augura che la smobilitazione avvenga ad opera del popolo e non per volere del governo, in maniera tale da innescare un “movimento insurrezionale” tale da “sconvolgere l’attuale società”. Nel dopoguerra riprende “con grande fervore” le sue iniziative impegnandosi in modo diretto e personale nella rinascita dei gruppi anarchici nei rioni di Roma allo scopo di ricostituire la Federazione anarchica laziale. In particolare è tra i promotori del gruppo “Il Pensiero” che, nato nei rioni centrali di Roma, si pone l’obiettivo di essere il punto di raccordo nel caso di moti insurrezionali. Nel 1919 F., con T. Monticelli, è il rappresentante degli anarchici romani al convegno nazionale che si tiene a Firenze dal 12 al 14 aprile dove nasce l’UCAI, poi UAI, che – fra gli altri deliberati congressuali – porta a soluzione la questione organizzativa: rispetto alla assoluta autonomia dei gruppi, delle unioni e delle federazioni infatti viene creato un Comitato di Coordinamento affidato al gruppo di Ancona, con la partecipazione di rappresentanti locali e – per Roma – di F. e Monticelli. Un convegno, che rappresenta, con la nascita della UAI un punto di riferimento per il movimento anarchico italiano in quegli anni. Nel novembre del 1920 F. è membro del Consiglio Generale della uai e della segreteria della Federazione Comunista Anarchica del Lazio. In questa veste è promotore (con S. Stagnetti, T. Monticelli e E. Sottovia) della sottoscrizione “mezzo milione a Umanità Nova” e – dopo la chiusura della sede milanese del giornale – di una circolare a collaboratori e propagandisti del giornale, nella quali si annuncia la ripresa delle pubblicazioni a Roma il 14 maggio 1921. Per queste sue iniziative e per una lunga serie di reati connessi all’attività politica del giornale F., al momento della definitiva chiusura imposta dal fascismo, viene denunciato (dic. 1922) con Malatesta, Stagnetti, Sottovia, Damiani, Diotallevi, Fabbri e Ciciarelli. Non si ferma. Nell’estate del 1921 partecipa a nome degli anarcocomunisti laziali al “Comitato di Difesa Proletaria” di Roma, “organismo unitario costituito ad hoc con l’intento di fronteggiare – principalmente sul terreno politico – l’avanzata squadristica” e poi alla manifestazione contro le violenze fasciste che segna il battesimo degli Arditi del popolo, intervenendo al comizio di fronte a migliaia di lavoratori. Con l’avvento del fascismo, F. sembra abbandonare un’attività politica esplicita e “scoperta”. E’ tuttavia segnalato ripetutamente per i contatti che comunque mantiene in modo riservato con il mondo anarchico e, in particolare, con Malatesta. Che svolga e mantenga le fila di almeno una parte del movimento romano, sono convinti anche i suoi osservatori, i quali gli riconoscono capacità, intuito e attenzione nell’evitare la legge. Pur rimanendo costantemente vigilato, riesce a non dar luogo a particolari rilievi. Con la caduta del fascismo e ancor più a partire dal 1945, F. ritorna in piena attività. A gennaio inaugura la sede del gruppo “P. Gori” a Piombino poi viene segnalato come uno dei “presunti” capi della FCL nata nel 1944, che ha nella Capitale uno dei suoi principali centri; poi – 14-20 settembre 1945 – è delegato per il Lazio (con R. Sacconi) al congresso di Carrara che vede la nascita della FAI. Il 13 ottobre 1946 – in occasione dell’anniversario della morte – inaugura con Borghi, a Civitavecchia un busto di Gori. Nonostante l’età è ancora il protagonista della ricostituzione di una rete di gruppi libertari a Roma che intervengono anche in campo sindacale e, comunque, su posizioni molto critiche nei confronti della Costituzione, del PCI, della CGIL. Il 1° maggio 1947 F., a 73 anni, interviene (con R. Sacconi e A. Borghi) a Roma, nel corso di un comizio alternativo a quello indetto dalla sinistra, riflettendo sulle origini storiche delle teorie anarchiche. Muore a Roma il 28 marzo 1955.

Fonti: ACS, CPC, ad nomen; “UN”, 8 mag. 1953; ivi, 3 apr. 1955.

Bibliografia: Scritti di F.: Abolite le carceri, Roma 1905; Le 4 forche di Chicago, Roma 1906; Memorie di uno sciagurato, Roma 1910. Scritti su F.: FAI Congressi; Bettini 1; MOIDB, ad indicem; Movimento operaio e organizzazione sindacale a Roma (1860-1960). Documenti per la storia della Camera del Lavoro, Roma 1976; Il movimento anarchico a Castelbolognese (1870-1945), Castel Bolognese 1984; P. Salvatori, C. Novelli, Non per oro ma per libertà. Lotte sociali a Roma. 1900-1926, Roma 1993; M. Antonioli, Pietro Gori. Il cavaliere errante dell’anarchia, Pisa 1995, ad indicem; L. Fabbri, Luigi Fabbri. Storia di un uomo libero, Pisa 1996, ad indicem; Antonioli-Masini, ad indicem; Francescangeli, ad indicem; Di Lembo, ad indicem; M. Antonioli, Alla ricerca dello pseudonimo perduto, “rsa”, gen.-giu. 2002; Sacchetti, ad indicem.

P. Iuso

forbicini

Roma 1954: Armando Borghi e altri anziani compagni romani riuniti per festeggiare l’ottantesimo compleanno del compagno Giovanni Forbicini (nativo di Castelbolognese). Forbicini è al centro indicato col numero 1.

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