Castel Bolognese nel turbine della guerra

Nell’autunno del 1944, la seconda guerra mondiale batte alle porte di Castel Bolognese. Già alcune avvisaglie si erano sentite nel 1943 quando vennero requisite molte campane cittadine e venne installata sulla torre la "sirena" antiaerea, altre si erano affacciate dopo la caduta del fascismo e l’armistizio dell’8 settembre, che ribaltò gli schieramenti ponendo i tedeschi, fino allora nostri alleati e presenti in gran numero sul territorio italiano, nel ruolo di nemico da combattere. La "sirena" cominciò a far sentire il suo roco grido ai primi di marzo del 1944, quando pure iniziarono i primi bombardamenti in campagna. La gente di Castel Bolognese abbandonò le proprie case: chi vi riuscì fuggì in campagna, che non volle abbandonare la propria casa preparò i rifugi negli scantinati. Il 3 luglio gli inglesi bombardarono la stazione ferroviaria: furono le avvisaglie che il fronte stava per attestarsi proprio sul Senio. Questo piccolo fiume diventava così, un’altra volta nella sua storia, fonte di divisione tra i popoli. La sosta fu lunga: dal novembre del 1944 si protrasse sino alla liberazione di Castel Bolognese avvenuta il 12 aprile 1945. I bombardamenti, intensificatisi con lo stallo sul Senio, travolsero il centro abitato, distruggendo abitazioni, chiese, campanili, la torre civica, seminando morte e disperazione.
La relazione del C.L.N. sui danni di guerra dice: "Il cinque per cento della popolazione (su un totale di circa seimila abitanti) è caduto, il dieci per cento è rappresentato dai feriti. Il patrimonio zootecnico ha subito una sorte più grave: bovini da 2323 a 103; suini da 1096 a 53; cavalli da 120 a 9; pollame da 29.742 a 450; muli da 6 a zero; ovini da 512 a 15; conigli da 954 a 130".
Ancor più impressionante l’inchiesta svolta dall’architetto Sandri sulla gravità delle distruzioni: gli edifici demoliti ricoprivano un’area di 15.700 metri quadrati per una volumetria di ben 109.900 metri cubi; le stanze perdute erano 2.196, gli appartamenti distrutti 363. Quasi tutti i fabbricati avevano subito danni più o meno consistenti: 166 fabbricati erano stati distrutti, 142 danneggiati in modo grave e 172 in modo lieve. Le rovine erano localizzate soprattutto nella zona del centro storico, a ovest della via Emilia, e i fabbricati più gravemente colpiti erano situati lungo la strada principale, nelle piazze Bernardi e Fanti e nelle via Garavini e Borghesi. Castel Bolognese era stato sfigurato per sempre.
Episodi luttuosi ed eroici, esempi di solidarietà e di generosità costellarono la storia di Castel Bolognese in quel periodo: l’eccidio di Biancanigo del 27 dicembre 1944, il sacrificio di Padre Samoggia, di Pierino Moschetti e di Antonio Donati, le figure di Mons. Giuseppe Sermasi, Arciprete di Castel Bolognese, del dott. Carlo Bassi unico medico dell’ospedale, ridotto ad operare in estreme condizioni nelle cantine, del dott. Amos Bargero, medico condotto, delegato della Croce Rossa. A loro si affiancarono la squadra di Pronto Soccorso della Croce Rossa, il distaccamento UNPA comandato da Arnaldo Cavallazzi, il C.L.N. che governò il Comune nel vuoto di potere lasciato dalla Repubblica Sociale.
Ogni episodio di queste tristi circostanze meriterebbe un ricordo. Tanti sono stati raccolti in una bibliografia della guerra a Castel Bolognese che di seguito si elenca.
Le foto che corredano questo scritto sono state in gran parte scattate da Tristano Grandi e documentano le rovine del centro cittadino.

DONATI A. Sul Senio il fronte si è fermato. Castel Bolognese 1943 – 1945, Castel Bolognese 1977;
BORGHESI S. – COSTA P. Castelbolognese dal fascismo alla liberazione, Imola 1975;
MARTELLI M. Una guerra e due resistenze 1940-1946, Bari 1976;
AA. VV. Memorie di guerra e voti di pace nel 50° della liberazione, Dozza 1996;
GRANDI T. Il servizio di Pronto Soccorso a Castelbolognese (1944-1945), Castel Bolognese 1979;
NONNI E. Gli edifici raccontano, in: Castel Bolognese un paese che cambia, Castel Bolognese 1985;
COSTA P. Castelbolognese fra due battaglie 1797 – 1945, Imola 1971;
AA. VV. Testimonianze e documenti della resistenza a Castel Bolognese, Faenza 1981;
OSSANI P. BENTIVOGLIO G. Per non dimenticare, Imola 1998.

Fonti inedite:

Storia della Parrocchia e sue vicende di Don Antonio Garavini, ms, Archivio Parrocchiale di San Petronio – Castel Bolognese;
Brevi cenni del passaggio del fronte bellico da Castelbolognese e sue ripercussioni sul Monastero della SS. Trinità di clausura (1944-1945), ms, Archivio del Monastero della SS.ma Trinità – Castel Bolognese.

PAOLO GRANDI

Via Garavini-Piazza Fanti-Via Antolini

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Palazzo Mengoni
visto da via Garavini.

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Piazza Fanti

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Via Antolini

Chiesa di S. Petronio

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Panoramica

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Primo piano di campanile ed abside.

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I danni all'interno.
della Chiesa.

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Particolare del campanile.

Via Borghesi

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Primo piano della casa Bagnaresi.

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Palazzo Bosi.

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Altro scorcio di via Borghesi.

Chiesa di San Francesco

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I gravi danni subiti
dalla Chiesa e le macerie del
voltone di via Rondanini.

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Particolare
della foto precedente.

Via Emilia

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La via Emilia vista da Piazza Garibaldi.

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Casa Cantagalli, lato via Piancastelli.

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Casa Cantagalli,
lato via Emilia.

Ospedale Civile

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Uno degli ingressi all'Ospedale.

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I danni all'interno dell'Ospedale.

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Altra foto dell'interno.

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Foto dell'esterno dell'Ospedale.

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Il cortile interno dell'Ospedale.

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Alcune barelle.

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Altra foto del
cortile interno.

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Le case Fornaci viste attraverso
un buco in un muro del cortile
dell'Ospedale.

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Cimitero provvisorio
nell'orto dell'Ospedale.

  Stazione ferroviaria

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La stazione vista dal Viale.

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Primo piano della stazione.

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Interno della stazione:
un treno in arrivo.

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Il serbatoio della stazione.

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Altra inquadratura del serbatoio.

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Un treno in partenza.

Pianta distruzioni

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