Francesca Budelazzi in Marzocchi, decana dei Maestri Elementari castellani

di Paolo Grandi

Nelle prime ore del 20 gennaio 2022 ci ha lasciato alla bella età di 94 anni la maestra Francesca Budelazzi che per tanti anni ha insegnato nelle locali scuole elementari sia rurali che del capoluogo.
Francesca nasce in una delle più conosciute famiglie faentine, i Budelazzi, che era proprietaria di un palazzo e di terreni in quella che un tempo era una fiorente area agricola sulla via Emilia tra lo stabilimento OMSA e la Villa Sirene e che poi si è trasformato in zona industriale compresa tra la vecchia Consolare e la nuova circonvallazione.
Aveva sposato Gaetano Marzocchi, orafo ed artista castellano e dalla loro unione nacque la figlia Beatrice. Con Gaetano, scomparso nel gennaio 2009, aveva condiviso la vita e le passioni per l’arte ed il bello: infatti Marzocchi oltre ad essere artista orafo era pure pittore ed incisore. Come non ricordarli assieme nella “stanza delle opere” posta nella porzione di palazzo che affaccia su Via Rondanini e con le finestre sul cortile interno, ove Gaetano aveva lo studio/laboratorio ricco di opere d’arte sue e dei suoi amici, libri, riviste culturali e dischi.
Ma non possiamo dimenticare l’opera preziosa profusa da Francesca in tanti anni di insegnamento nelle nostre scuole elementari verso generazioni di bambini castellani, oggi un po’ attempati ma tutti memori della dedizione e dell’affetto che lei aveva per i sui scolari. Scomparso il maestro Sergio Zurlo era, di fatto, diventata la decana degli insegnanti elementari di Castel Bolognese ma ciò non le pesava: interessata alla cultura non è mai mancata ad alcuna manifestazione, si trattasse di presentazione di libri, di concerti o di attività divulgative. Anche gli anni che si accumulavano sulle sue spalle sempre più incurvate parevano non darle problemi. Profondamente credente, era facile incontrarla spesso alla Messa prefestiva presso le Monache Domenicane che ella raggiungeva facilmente da casa sua.
Il COVID l’ha di fatto relegata in casa e privata delle tante attività che l’impegnavano; l’avevo incontrata davanti al Cimitero in uno degli ultimi giorni di ottobre scorso e mi aveva accolto con il solito spontaneo ed affettuoso saluto; l’avevo trovata discretamente in salute, seppur appoggiata alla figlia, forse solo per cercare un senso di sicurezza. Da ultimo mi aveva telefonato prima dell’inizio delle mie lezioni sulla storia di Castel Bolognese all’Università degli Adulti rammaricandosi di non potervi partecipare perché dolorante ma chiedendomi almeno gli scritti delle lezioni che poi le avevo diligentemente preparato e che ora sono tuttora nel mio studio. L’avevo cercata più volte prima e dopo le feste per consegnargliele ed avere la possibilità di fare con lei una gradita conversazione, ma invano. E di ciò mi resta un cruccio.
Alla notizia della morte, che ho appreso in Roma ove sto attualmente svolgendo un incarico presso il Ministero della Giustizia mi è subito balzato alla mente come anche lei amasse questa città che era sempre meta di visita quando si recava ai Castelli Romani ove un suo parente era Vescovo ma ho anche dovuto prendere atto che un vecchio sistema di insegnamento (vecchio non perché superato ma solo perché ora non più adottato…) con la sua scomparsa si è chiuso per sempre. Con lei termina quella lunga teoria di Maestri elementari magari severi ma anche materni e/o paterni che hanno formato i castellani dall’inizio del XX secolo e fino agli anni ’80.

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