Giuseppe Guidi (1881-1931)

Nasce a Castel Bolognese (RA) il 15 settembre 1881 da Mario e Luigia Galeati, pittore. Detto Sladacc. Compie gli studi classici presso il R. Ginnasio Torricelli di Faenza, senza concluderli per mancanza di mezzi, a causa del fallimento del padre negoziante salumiere che getta la famiglia pressochè nella miseria. È con ogni probabilità subito dopo questo episodio, che lo emargina dal “ceto civile” del paese, che si colloca la sua adesione all’anarchismo di cui diventa ben presto un attivo propagandista. Già nel 1902 le fonti di polizia segnalano che esercita molta influenza sui compagni, anche se limitata all’ambito locale, per la sua cultura e anche per il carattere “ardimentoso, esaltato”. Considerato “molto intelligente”, svolge una “attivissima propaganda fra gli adolescenti conquistando sempre nuovi proseliti al partito”. Appartiene al gruppo “Diritto all’Esistenza” di Castel Bolognese e ne è “una delle menti direttive”. Pubblica articoli e corrispondenze su argomenti economici e di attualità su “L’Agitazione” di Roma, su “L’Avvenire Sociale” di Messina e su “L’Aurora” di Ravenna con lo pseudonimo Activos. Nel luglio del 1902 si trasferisce a S. Giorgio di Nogaro (UD) per ragioni di lavoro, impiegandosi come elettricista in uno zuccherificio. Rimpatriato a Castel Bolognese con foglio di via obbligatorio, il 7 agosto 1904 riparte alla volta di Trieste, dove il successivo 20 novembre viene sorpreso dalla polizia in un gruppo di nove muratori intenti a cantare l’inno di Caserio; tutti vengono condannati ad un mese di arresto ciascuno ai sensi dell’art. 305 c.p. In seguito soggiorna a Vienna dove lavora come imbianchino e decoratore, e contemporaneamente studia pittura. Dopo avere venduto un primo quadro in una esposizione a Budapest, partecipa a Vienna al “Salone dei Secessionisti”. Il movimento della Secessione viennese eserciterà un’evidente influenza anche sulla sua produzione artistica successiva. Nel novembre 1905 viene espulso dai territori dell’impero austriaco e rimpatriato a Castel Bolognese con foglio di via, come sospetto anarchico. Dopo una sosta di alcuni mesi a Milano, dove non trova lavoro, si reca a Parigi dove, costretto dalla fame, si adatta a dipingere cartelloni pubblicitari per fiere, giostre e circhi equestri. Riesce comunque a presentare una sua tela al “Salone degli Indipendenti”. Alla fine del 1908 si trasferisce definitivamente a Milano, dove secondo la polizia “conserva regolare condotta e non si occupa di politica”. Prima è occupato presso una Manifattura di ricami e passemanerie, poi a partire dal 1912 apre uno studio di pittore. Nel novembre del 1915 si arruola volontario nella Croce Rossa. Dopo il congedo riprende la sua attività di pittore, peraltro mai del tutto interrotta. Nel dopoguerra, prima dell’avvento al potere del fascismo, ospita più volte a casa sua Benito Mussolini, al quale è legato da rapporti di parentela (il padre di G. è fratello del padre di Rachele Guidi, moglie di Mussolini). Il Prefetto di Milano, comunicando nel 1925 al Ministero dell’Interno la decisione di sospendere la vigilanza nei suoi confronti, segnala che dal 1918 in poi non si è interessato più di politica e non è più anarchico: “Risulta che ha modificato completamente le sue idee politiche e di non essere inscritto più ad alcun partito. Attualmente non manca di esaltare il movimento fascista”. Si dedica ormai solo alla sua carriera di artista (pittura a olio, acqueforti e incisioni, smalti su metallo), nella quale – dopo anni di intenso lavoro e di limitate soddisfazioni – otterrà infine lusinghieri riconoscimenti. Gabriele d’Annunzio, che lo apprezza, gli commissiona un’intera Via crucis per il suo Vittoriale a Gardone Riviera (BS). Dal 1926 riceve un incarico di insegnamento di Tecniche dell’incisione presso la R. Accademia di Belle Arti di Milano. Espone le sue opere in diverse Mostre e Esposizioni, tra cui la XVII Biennale d’Arte di Venezia nel 1930. Muore a Milano il 7 novembre 1931.

FONTI: ACS, CPC, ad nomen; BCDP, Fondo Personaggi e artisti; BLAB, Fondo Anarchici Castellani.

BIBLIOGRAFIA: (Scritti su G. limitatamente al periodo anarchico): P. Costa, Un paese di Romagna. Castelbolognese fra due battaglie (1797-1945), Imola, Galeati, 1971; O. Diversi, Il territorio di Castelbolognese, Imola, Galeati, 1972; E. Maserati, Gli anarchici a Trieste durante il dominio asburgico, Milano, Giuffrè, 1977; Castelbolognese nelle immagini del passato, Imola, Galeati, 1983; Il movimento anarchico a Castelbolognese (1870-1945), Castel Bolognese, Grafica Artigiana, 1984; V. Donati, Un artista nell’ombra. Giuseppe Guidi (1881-1931), Castel Bolognese, Comune di Castel Bolognese, 1991.

Gianpiero Landi

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