Dante Poletti, protagonista della Resistenza castellana

dante_poletti_1L’11 aprile 2015 si è svolta la cerimonia di intitolazione della sede ANPI di Castel Bolognese ai cugini Livio e Dante Poletti. Se la figura di Livio Poletti è ancora piuttosto nota, soprattutto nella vicina Imola, quella di Dante Poletti cominciava ad essere ingiustamente dimenticata.
Dante Poletti era nato a Sesto Imolese il 12 febbraio 1912 da Costante e Teresa Minardi. La famiglia Poletti fu in prima linea nella lotta antifascista e nella Resistenza. Nel dicembre del 1930, quando risiedeva ancora a Sesto Imolese, ben quattro suoi esponenti furono arrestati per “associazione e propaganda sovversiva, detenzione di armi”: si trattava di Angiolino, fratello di Dante, e dei tre fratelli Enrico, Guerrino e Livio Poletti, cugini di Dante. Enrico, in particolare, era accusato di avere appeso una bandiera rossa sulla casa del fascio a Sesto Imolese il 1° maggio precedente e, dopo vari mesi trascorsi in carcere venne assegnato al confino per 5 anni e inviato prima a Celico (CS) e da qui nel 1932 a Ventotene (LT) dove rimase fino all’amnistia concessagli nel novembre dello stesso anno in occasione del decennale fascista. Guerrino, pure lui mai scarcerato, fu mandato al confino per 3 anni e inviato a Longobucco (CS), poi a Ventotene (dove fu anche arrestato e condannato a 3 mesi di reclusione per inosservanza delle regole del confino) e infine a Ustica (PA) dove, nel febbraio del 1933, lo raggiunse l’aministia. A Livio fu inflitta una delle pene più dure: tre anni e tre mesi di reclusione da scontare nel carcere di Saluzzo di Cuneo, pena che poi ridotta a seguito dell’amnistia. Ad Angiolino invece andò meglio: se la cavò in istruttoria con due anni di “ammonizione”.
Oltre al danno si aggiunse la beffa: i Poletti, che lavoravano il podere Matiossa vecchia, di proprietà dell’Amministrazione degli Ospedali d’Imola, furono sfrattati in quanto i proprietari non potevano “tollerare famiglie coloniche nel cui ambito abbian potuto prosperare cospiratori e nemici del supremo ordine nazionale”. Si trasferirono così a Castel Bolognese.
Dante si stabilì alla Pocca, frazione di Biancanigo, e fu universalmente noto a Castel Bolognese come Dante dla Pocca. Fu una figura di riferimento della Resistenza castellana, fino ad esserne considerato il capo militare. E’ stato riconosciuto partigiano dall’1 novembre 1943 fino al 12 aprile 1945 e gli furono concesse due croci al merito di guerra. Nel febbraio del 1945 fu arrestato dai tedeschi ma riuscì poi a sfuggire loro in modo rocambolesco, come si può leggere in testimonianza pubblicata nel 1975 sulla scorta di alcuni suoi appunti. Dante Poletti morì prematuramente il 29 dicembre 1972.
Le immagini a corredo di queste pagine sono state fornite da Irma Pelliconi, vedova di Dante, mancata nel maggio 2015. Pur non potendo essere presente alla cerimonia di intitolazione della sede ANPI, tramite il figlio Livio aveva potuto manifestare la sua soddisfazione per aver visto onorata la memoria del marito.

Andrea Soglia

TESTIMONIANZA DI DANTE POLETTI

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Dante Poletti militare a Fiume durante la Seconda guerra mondiale

“Sulla scorta di appunti forniti da Dante Poletti prima della sua morte prematura, abbiamo redatto la descrizione del fatto che portò al suo arresto e alla sua fuga.
Molto attivo in ogni campo della Resistenza, tra le altre attività si occupava dei problemi alimentari, per aiutare il più possibile la popolazione a superare il difficile momento. Dopo la riapertura di un forno partecipa con altri all’esercizio di una improvvisata macelleria installata alla meglio, nei locali, rimasti ancora in piedi, dell’ex caserma dei carabinieri.
Una sera dei primi di febbraio del ‘45, il Poletti, si pensa, su segnalazione di qualche spia, venne arrestato dai tedeschi che lo condussero al comando locale ove subì maltrattamenti di ogni genere.
Nello stesso giorno, sul tardi, insieme ad un altro castellano, Mario Muccinelli, anch’egli indiziato, fu trasportato con un camioncino fino a Sasso Morelli.
Durante il percorso, siccome avevano lasciato la via Emilia e si erano inoltrati nelle campagne dell’imolese, il Poletti tentò una prima fuga gettandosi dall’automezzo e rifugiandosi in un grande fossato. I tedeschi gli furono dietro e gli spararono alcune fucilate che sentì passare sopra la testa. Si arrese.
Una volta ripreso, dopo essere stato percosso a pugni e a calci, venne portato fino ad una casa di campagna, nei pressi della località citata dove venne rinchiuso e separato dal suo compagno.
Venne ancora sottoposto a nuove bastonate nel corpo e nel volto al punto che non poteva muovere la bocca se non a costo di forti dolori.
Solo, in una camera del primo piano, maturò l’idea di una disperata fuga che realizzò con enormi sforzi, sfondando il tetto non provvisto di soffitto.
I tedeschi di guardia se ne accorsero un attimo dopo e lo inseguirono sparando. Nonostante le sue precarie condizioni fisiche, raccolse tutte le forze che gli erano rimaste riuscendo a sfuggire alle pallottole. L’oscurità lo protesse. Camminando sulla neve vicino alle siepi per non farsi notare, poté raggiungere una casa di parenti che abitavano a Sesto Imolese, suo paese d’origine.
Una volta nell’aia, prima di entrare raccolse un pugno di terra che lanciò, nell’intento di richiamare l’attenzione di qualcuno, contro una finestra illuminata. Non ottenendo risposta, stava per entrare in casa, quando sulla soglia incontrò un soldato tedesco che, per fortuna non fece caso alla sua presenza scambiandolo per un familiare.
Poletti salì la scala fino al pianerottolo ed aprì la porta della stanza la cui finestra aveva visto illuminata. Si trattava di un locale occupato dai tedeschi, in quel momento vuoto.
Bussò allora alla porta di fronte, che venne aperta da una donna, una sua parente. Dante si fece riconoscere, ma la donna e gli altri stentarono a riconoscerlo perché aveva il volto tumefatto e sanguinolento. Gli cambiarono gli abiti inzuppati e sporchi e lo rifocillarono con soli liquidi, non potendo masticare per i colpi ricevuti.
Dopo diversi giorni poté riprendersi e pensare ad una nuova sistemazione per sfuggire il pericolo rappresentato dalla presenza dei soldati tedeschi.
La liberazione gli permise di tornare alia sua casa di Castelbolognese.
Il Muccinelli era stato inviato in un campo di concentramento poco distante dalla frontiera austriaca”.

Le manette che erano state messe dai tedeschi ai polsi di Dante Poletti dopo il suo arresto.

Le manette che erano state messe dai tedeschi ai polsi di Dante Poletti dopo il suo arresto.

Bibliografia

Testimonianze e documenti della Resistenza a Castelbolognese, Castelbolognese, Comune di Castelbolognese, 1981
“Non ho poi fatto tanto”: la partecipazione delle donne di Castel Bolognese alla Resistenza: volti, voci e testimonianze di lotta per la Liberazione (1943-45), Castel Bolognese, 2013

Contributo originale per “La storia di Castel Bolognese”.
Per citare questo articolo:
Andrea Soglia, Dante Poletti, protagonista della Resistenza castellana, in http://www.castelbolognese.org

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