Relazione sull’amministrazione delle Opere Pie Raggruppate di Castel Bolognese, tenuta dal 6 marzo 1945 dall’Ass. Comunale dr. Antonio Bosi fino al 30 settembre 1945

Antonio Bosi nel 1940 circa (foto tratta dal volume Artiglieri Alpini: 22. 23. e 24. batterie gruppo Belluno 1938-1943 : testimonianze e foto degli artiglieri romagnoli

Introduzione: Antonio Bosi (1915-2006) è stato il notaio che a Castello ancora oggi è ricordato e stimato dai suoi concittadini che l’hanno conosciuto. Alla fine del 1944 quando il fronte si fermò sul Senio, il paese era occupato dai soldati tedeschi e gli esponenti della Repubblica Sociale lo avevano abbandonato lasciandolo privo di gestione, diede vita alla Consulta comunale assieme a persone di diverso orientamento politico ma che erano notoriamente antifasciste e che quindi non potevano essere accusate di collaborazionismo, con lo scopo di provvedere alle necessità di Castel Bolognese, che non riceveva più alcun aiuto dalla sua provincia. Successivamente, nel marzo del 1945, venne chiamato dal Commissario delle Opere Pie, dott. Carlo Bassi, ad esercitare le funzioni di economo dell’ente al posto di Giuseppe Piancastelli, morto per una scheggia di granata. Alla morte del dott. Bassi, avvenuta a fine maggio del 1945, per 4 mesi si trovò ad amministrare le OO.PP. in completa solitudine. A liberazione avvenuta fece anche parte della prima Giunta comunale (sindaco Tommaso Morini), insediata dagli alleati e rimasta in carica fino al giugno 1946. Si allontanò poi dalla politica attiva per evitare, molto probabilmente, le ombre della faziosità che caratterizzarono la vita pubblica dei primi anni del Dopoguerra.
Il suo contributo, completamente gratuito, dato alla vita delle Opere Pie nel periodo marzo-settembre 1945 è rimasto sinora misconosciuto. Lui stesso, che non taceva quanto aveva fatto ma non se ne vantava, preferì non parlarne in una lunga intervista rilasciata a Stefano Borghesi un anno prima della morte, intervista dedicata al periodo bellico, nella quale invece parlò a lungo delle benemerenze di altre persone.
Il recente ritrovamento della relazione, scritta di suo pugno, del suo operato a favore delle Opere Pie e dell’attestazione di servizio rilasciata dal presidente Luigi Sgarzi, che qui riportiamo, ci fa capire la notevole importanza di quanto fece per la vita del nostro paese, gestendo prima l’ultimo mese di conflitto e poi l’inizio della ricostruzione dell’ente, in condizioni difficilissime. Il tutto svolto gratuitamente con un’evidente e continua profusione di forze e anche di coraggio, in un periodo di tutt’altro che ordinaria amministrazione.
Documenti alla mano possiamo affermare che anche Antonio Bosi rientra a pieno titolo fra quei benemeriti per i quali si era anche adoperato a fine guerra affinchè fosse dato loro un riconoscimento ufficiale. (introduzione e trascrizione dei documenti a cura di Andrea Soglia).

RELAZIONE SULL’AMMINISTRAZIONE DELLE OPERE PIE RAGGRUPPATE DI CASTEL BOLOGNESE, TENUTA DAL 6 MARZO 1945 DALL’ASS.COMUNALE DR. ANTONIO BOSI FINO AL 30 SETTEMBRE 1945

Il sottoscritto fu chiamato il giorno 6 Marzo u.s. alla morte dell’Economo Giuseppe PIANCASTELLI, dalla fiducia del povero dr. Carlo BASSI, Chirurgo Primario dell’Ospedale, ad esercitare le funzioni di Economo delle OO.PP.RR. del Passe, funzione che egli accettò di esercitare gratuitamente fino al giorno della liberazione, al solo scopo di rendersi utile ai numerosi feriti ricoverati in Ospedale ed alleviare la fatica al. dr. Bassi allora investito dei poteri di Commissario delle Opere Pie.
Fatto il passaggio delle consegne della Cassa dell’Economo in presenza del dr. Bassi, si trovarono in cassa L. 14.999, custodite in una scatola di cartone dalla Superiora in cantina, poiché i tedeschi manomettendo gli uffici avevano già cercato di scassinare la cassa forte.
Le uscite ammontavano a L. 26.397, come risultò da poche carte che tuttora sono conservate in amministrazione.
Poiché il sottoscritto non si assunse la responsabilità della gestione passata la somma trovata fu chiusa in busta e depositata nella cassaforte dell’Ospedale.
Prima anomalia riscontrata fu l’illuminazione delle cantine, ove erano ricoverate più di 150 persone, fatta con grasso di maiale per mancanza di altri mezzi d’illuminazione; le poche candele acquistate allo spaccio comunale servivano appena per le necessità urgenti.
Il sottoscritto si recò immediatamente a Bologna a sue spese e dalla Prefettura ottenne una sovvenzione di lire centomila per le spese di vitto e di medicinali che portò direttamente da Bologna; in particolare sieri antitetanici e antidifterici di cui l’Ospedale era sprovvisto, oltre a numerosi pacchi di candele.
Nel frattempo il sottoscritto fece completare un impianto elettrico costituito da accumulatori caricati da una dinamo, azionata da una bicicletta su cui pedalavano per sei ore al giorno quattro uomini, ai quali il sottoscritto fece corrispondere due litri di vino al giorno: così si poterono illuminare le tre cantine sotterranee e caricare la lampada che serviva al dr. Bassi per gli interventi chirurgici, realizzando in pari tempo una forte economia di strutto per l’alimentazione [ndr: di questo impianto elettrico si cominciò a parlare già a fine gennaio 1945 quando si iniziarono a recuperare, grazie ai volontari del Pronto Soccorso, i primi pezzi necessari per assemblarlo. Cfr. Tristano Grandi, Il servizio di Pronto Soccorso a Castel Bolognese, 1944-1945, pagina 68].
Nel locali superiori dell’Ospedale trovavasi ancora quantità di grano, fagioli, seme di medica, grano turco che furono in parte portati in cantina, in parte protetti dalle piogge con tavole e teli.
Si ricuperarono pure 16 casse contenenti vernice in latte che si portarono in cantina per sottrarle alle razzie dei tedeschi.
L’Ospedale fu in grado di funzionare grazie ai rifornimenti anche gratuiti di viveri, particolare cipolle e patate, fatti dallo spaccio comunale e per rifornimenti di medicinali ceduti a prezzi di vero favore dal concittadino dr. Mario Santandrea.
A liberazione avvenuta gli ammalati furono portati al pianterreno e fu provveduto alla riparazione ai tetti della facciata N.W. ove erano ancora le poche camere abitabili e di metà dei tetti. della facciata N.E, sostituendo le travi rotte e utilizzando i coppi ancora buoni del fabbricato semidistrutto a destra dell’edificio dell’Ospedale: per tale riparazione fu spesa la somma di L. 30.500.
Per la sorveglianza dell’Azienda Agricola, per consiglio del dr. Bassi, fu assunto Galeati Francesco, non compromesso politicamente, benché non in possesso di diploma di perito agrario, ma che ha dato prova di perfetta onestà. Il Galeati fu incaricato di stendere una relazione sulle condizioni dei 19 poderi costituenti l’Azienda Agricola, relazione che fu inviata alla Prefettura di Ravenna a dimostrare le rovine recate dalla guerra al patrimonio di queste Opere Pie.
L’orto era tagliato da numerosi camminamenti e trincee, bucate da granate su cui si erano accumulati i rifiuti di cinque mesi di vita in cantina.
Fu provveduto alla chiusura dei camminamenti, al ricupero del legname, allo sgombero delle macerie, alla rimessa a cultura dell’orto acquistando piante di pomodoro e cipolle, seminando legumi e verdure.
Di soli salari furono pagate L. 57.243.
Per ogni provvedimento il sottoscritto si valse sempre del prezioso consiglio del povero dr. Bassi che gli diede sempre attestato di stima; fino a che logorato dal dispendio generoso di debilitate energie decedeva il 31 Maggio u.s.
Il sottoscritto fu costretto ad assumere interinalmente la direzione delle Opere Pie sollecitando però dalla Giunta Comunale la pronta convocazione di un Consiglio di Amministrazione; ed esercitando pure funzioni di impiegato in aiuto al Ragionier Conti, unico sopravvissuto della vecchia amministrazione.
Essendo numerosi i neuritici [forse i pleuritici, ndr] ed i nefritici in ospedale dopo la liberazione, e non essendo loro gradito il latte in polvere distribuito dalle Autorità Alleate, poiché nel paese era impossibile trovare latte naturale, il sottoscritto, d’accordo col Sindaco e con i Membri della Giunta si recò a Reggio Emilia e valendosi dell’opera dell’esperto Francesco Ferrucci acquistò 10 bovine da latte di cui due gravide a fine gestazione, per procurare il latte ai degenti, ai cronici, e alle orfanelle. Una di queste vacche cadde dal camion alla partenza da Reggio e si fratturò una gamba: ricaricata fu venduta a Castel Bolognese da macello realizzando solo in questa un guadagno di L. 12.370. La somma spesa in totale per le dieci lattifere fu di L. 200.497 da cui se si sottraggono le L. 30.990 lire realizzate per quella venduta, restano L. 169.507 con una media per vacca di L. 18.834. Di queste, tre furono poste nella stalla dell’ospedale dove già era stata posta una vacca di razza romagnola acquistata dalla Commissione Comunale e donata allo Ospedale. Le altre furono assegnate ai poderi con le case in migliori condizioni e più prossimi al paese affinché il latte fosse più facilmente portato agli istituti. Così quattro furono date al colono del podere Borello, una al colono del podere Levione ed una a quello di Galeata.
Altre due acquistate in precedenza per L. 47.300 furono inviate al podere Levione, in attesa di ricondurle in Ospedale non appena la stalla fosse ingrandita.
Fu acquistato fieno per ql. 331 dei quali 80 sono ancora a Torre di Sopra ed il Colono ebbe una caparra di L. 3000 per cui resta avere di sua parte L. 7000, il fieno fu acquistato da L. 250 a L. 350 a1 ql. Oggi solo il fieno vale 250 mia lire.
Furono acquistati ql. 40 di paglia e 10 di strame a L. 250 il ql. per l’importo di lire 16.325.
E’ stato provveduto allo sgombero e pulizia dei pozzi di acqua potabile nei poderi di Galeata, dell’Opera Pia Orfanotrofio, e Anconata, dell’Opera Pia Ospedale per una spesa complessiva di L. 4600.
Fu acquistata paglia per ql. 10 dal colono di Galeata e fu pagata L. 1325 di sua parte.
E’ stata eseguita la riparazione del tetto della palazzina di sinistra e rifatti gli stipidi del cassero delle scale di sinistra, restaurati i muri collabenti e gli archi della loggia di sinistra, con una spesa di L. 40.813.
Per tali riparazioni fu usata calce acquistata dalla Ditta Minoccheri d’Imola a L. 370 al ql. per un totale di L. 11.460 per ql. di calce.
E’ stata restaurata nei muri e nel tetto la casa del podere Levione.
Sono stati acquistati ai primi di Luglio 20 ql. di gesso a L. 450. il ql. per una somma di L. 9000. e sono state spese L. 6497 di sola mano d’opera.
La casa del podere Borello fu restaurata subito dopo la liberazione dal colono stesso al quale é stato accreditata una gratifica di L. 3000.
Per riparazioni accessorie fatte ai muri della casa e alla stalla sono state pagate ai muratori L. 7995 di mano d’opera.
Al podere Galeata sono state fatte riparazioni ai muri e restaurato il tetto per una spesa di L. 2284.
Le riparazioni fatte alla casa del podere Rinfosco e comprendenti la ricostruzione di un quinto quasi dell’intera casa colonica distrutta da una granata di grosso calibro ed assommanti a L. 33.142,70 sono di sola mano d’opera, e sono già state saldate.
Sono stati ripuliti i pozzi dei poderi. Colombara, Colombara Vecchia, Casone, Canova di Zello e sono state spese L. 7900.
A Colombara nuova la casa rasa al suolo e si é provveduto a allo sgombero delle macerie spendendo L. 5340.
Poiché il colono ha provveduto a richiedere al C.L.N. d’Imola ql. 25 di calce (che ha pagato direttamente) si é dato inizio alla ricostruzione di una parte della casa già esistente curando di ricostruire saldamente sulle vecchie fondamenta e di tenere il piano nuovo alto 75 cm. più del vecchio, essendo stata costruita in precedenza nel punto più basso del podere. La costruzione é già al tetto e sarà presto terminata. Per tale costruzione sono stati usati i mattoni del vecchio edificio.
I poderi Plicca, Levione e Pucca siti sulla riva sinistra del Senio sono stati sminati per una spesa di L. 43800 per il fondo Plicca; per il podere Levione di L. 23000; per Pucca L. 6000.
Sono stati acquistati il 31 Luglio tre paia di buoi, l’uno per 63 mila lire assegnato al podere Borello, il secondo per Lire 88000 assegnato al podere Galeata ed il terzo per L. 74000 assegnato al podere Torre di Sopra.
Fu acquistata una vacca di 6 anni gravida per L. 37000 ed assegnata al fondo Pucca per accoppiarla con una rimasta.
Altro bestiame non fu possibile allora acquistare mancando disponibilità di denaro.
Atti di disposizione compiuti dal sottoscritto sono stati: il giorno 3 giugno la vendita di ql. 105,64 di vinello a gradi 5 venduti a lire 13,50 il litro, avendo preavvertito il Sindaco e la Giunta Municipale a Ferruccio Scardovi e riscuotendo L. 142.614, impiegati nell’acquisto delle lattifere. Vendita di seme di medica degli anni 1941 e 42 Kg.155, sporco di macerie, il giorno 22 Agosto avendo incassato L. 13.175.
Per la mancanza assoluta dl mezzi di trasporto fu assunto in uso un cavallo dall’A.M.G. che fa ottimo servizio.
E’ stato acquistato un calesse con quattro ruote, due di riserva, per L. 22000 il giorno 30 maggio da Minardi Vincenzo.
E’ stato acquistato un carro bagaglio dal C.L.N. di S. Felice sul Panaro per L. 12000. All’arrivo fu valutato molto di più per la ricchezza del materiale di ferro.
Si é provveduto al ricupero del grano vecchio esistente nel fondo Plicca in tutto ql. 23 di parte padronale e alla relativa vagliatura. Sono stati inoltre vagliati ql. 100,44 di grano in tutto ricavato dai 12 poderi condotti a mezzadria.
Per la ricostruzione dell’0spedale era stata fatta una perizia dal Geometra Bertazzini e fu presentata alla Croce Rossa Americana. Le Dirigenti che l’avevano sollecitata dopo molte promesse la restituirono senza alcuna sovvenzione. Ora la perizia é stata rifatta in triplice copia e presentata all’Ufficio del Genio Civile per ottenere il contributo dello stato, onde riprendere le riparazioni urgenti al più presto.
Giova ricordare l’interessamento del dr. Mario Santandrea che fece pervenire al sottoscritto n. 20 termometri e 40 siringhe per la somma di L. 2500, mentre il valore dei soli termometri è di L. 20000.
L’Ospedale Infermi vanta crediti presso il Comune di Faenza, Casola, Castelbolognese e diversi Enti Mutualistici della Provincia per un totale di L. 582.228.
E’ stata ingrandita la stalla dell’Ospedale per accogliervi otto capi di bestiame onde avere assicurato il latte per tutto l’inverno.
E’ stato riparato l’argine della riva sinistra del fiume Senio nel terreno del podere Levione e sono state spese L. 11.150 per 444 ore di lavoro.
Sovvenzioni ricevute a tutt’oggi dalla Prefettura di Ravenna: lire un milione.
Quanto è stato fatto è poco in confronto alle necessità attuali. Involontariamente può anche essersi errato; ma ci spinse sempre volontà di tutelare con il massimo disinteresse quelli che sono i diritti dei poveri di questo Paese. Resta ancora molto da fare e molto da costruire ed il sottoscritto è certo che la nuova amministrazione saprà conservare e far prosperare il patrimonio, che gli antichi Benefattori vollero costituito per l’assistenza e la cura dei poveri del nostro paese.

dr. Antonio Bosi

(Archivio della Casa residenza Camerini, Carteggio 1946)


OPERE PIE RAGGRUPPATE DI CASTEL BOLOGNESE

DICHIARAZIONE

A richiesta dell’interessato si

DICHIARA

che durante la sosta del fronte di guerra sul Senio il  Dott. Antonio Bosi fu assunto quale Amministratore Economo dall’allora Commissario Dott. Carlo Bassi in sostituzione dell’Economo di ruolo ucciso per fatto di guerra.
Il Dott. Bosi assunse gratuitamente tale incarico impegnandosi a prestare la sua opera fino al giorno della liberazione avvenuta il 12 aprile 1945.
Essendo successivamente defunto anche il Commissario Dott. Carlo Bassi il Dott. Bosi rimase solo a reggere l’intera amministrazione di queste OO.PP. senza alcun stipendio fino al 30 Settembre 1945.
Durante il suddetto periodo il Dott. Bosi diede prova di capacità tecniche, di sano criterio giuridico interpretando nel loro preciso significato le norme di carattere amministrativo attinenti i complessi problemi della ricostruzione, assistenza, ecc.
Dotato di largo spirito di iniziativa procurò alle OO.PP. materiali e generi a condizioni di particolare favore curandone l’impiego ad esclusivo beneficio del patrimonio delle Opere Pie, in un periodo in cui per le particolari condizioni della zona imperava la più riprovevole speculazione.
L’Opera del Dott. Bosi Antonio è tanto più ammirevole se si pon mente allo stato in cui si trovò durante e dopo la lotta sul Senio, l’Ospedale e l’intero abitato del Comune di Castel Bolognese.
Anche dopo il 30 settembre 1945 il Dott. Bosi Antonio ha continuato a prestare la propria attiva collaborazione quale membro del Comitato di Amministrazione nell’ardua opera di ricostruzione e riorganizzazione dell’Ente
In fede

IL PRESIDENTE DELLE OO.PP.RR.
Dott. Luigi Sgarzi

(Archivio della Casa residenza Camerini, Carteggio 1946)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *