Quella volta che la Murina…

di Paolo Grandi

Nel 1972 l’allora arciprete don Giancarlo Cenni fece eseguire numerosi lavori alla chiesa di San Petronio, sia strutturali come il ricambio di numerose travi di legno nel tetto, mal rabberciate dopo la guerra, le nuove grondaie, il totale ripasso dei coperti, i nuovi finestroni e le porte di rame, sia di miglioria. Il primo di questi fu il completo restauro del pavimento marmoreo peraltro tutto pagato da Domenico Gottarelli come ricorda una lapide, poi il nuovo altare verso il popolo in onice su disegno del dott. Antonio Corbara, i nuovi banchi di produzione industriale ma anche questi ingentiliti nel disegno dal dott. Corbara (pensate che ho ritrovato l’identico disegno dei banchi di San Petronio nella chiesa di Santa Maria della Porta a Lecce), la nuova illuminazione interna e, per finire, l’impianto di amplificazione ed il riscaldamento.
E proprio questo fu al centro di un vivace dibattito cittadino, anche perché da molti ritenuto superfluo.
Come tradizione, nei giorni dal 29 novembre al 7 dicembre si teneva e tuttora si tiene la “novena” dell’Immacolata Concezione che precede la grande festa dell’8 dicembre, particolarmente sentita a Castel Bolognese per via che proprio l’Immacolata Concezione è patrona principale del Castello e del suo territorio. Ebbene, questa si era sempre celebrata nella chiesa di San Francesco, Santuario cittadino della Patrona, grandioso ma gelido per cui, con l’avvento del riscaldamento in chiesa, l’Arciprete pensò di trasferire in San Petronio la Novena e la Solennità dell’Immacolata.
Apriti cielo! Già i castellani (altri tempi…) mal avevano digerito di pagare l’impianto di riscaldamento della chiesa ora l’Arciprete scippava alla chiesa di San Francesco la sua seconda festa! Mai e poi mai! Una serie di pie (?) donne iniziarono un tam-tam in città contro il riscaldamento e contro il prete e sappiamo che non c’è nulla di più pericoloso di una pia (?) donna agitata…
Ebbene, l’impianto di riscaldamento fu eseguito da Domenico Borghesi (Domenico ‘d Lucio) che senz’altro lavorò bene tanto che parte di esso funziona ancora oggi ma …. le pie (?) donne, che l’avevano giurata a quell’impianto forse contribuirono a che, come si dice in dialetto un fasol us mitess ‘d travers in tla piva.
29 novembre 1972, in quella sera si inaugurava il nuovo impianto di riscaldamento della chiesa, trasferendo –tra le proteste- l’Immagine della Vergine dalla chiesa di San Francesco a quella di San Petronio e lì dandosi inizio alla Novena dell’Immacolata. Mentre la processione stava uscendo da San Francesco un boato riempì la notte castellana e disturbò il sacro corteo; poi tutto ad un tratto si sentì un sibilo, ed un missile sembrò alzarsi dalla chiesa di San Petronio.
Cosa era successo? Il buon Borghesi aveva completato l’impianto ma si era dimenticato di collegare la caldaia ad una presa d’aria; perciò poco dopo l’avvio questa era scoppiata trascinando con sé il muro divisorio che la conteneva nella cosiddetta “sacrestia vecchia”, oggi Cappella invernale dedicata alla B. V. di Lourdes. Di contro, il comignolo era partito come un missile e fu trovato la mattina dopo nel giardino dell’Ospedale.
Nessuno si fece del male e si contarono solo danni materiali. Ma per quelle pie (?) donne, tra le quali ricordo Anna Negrini inviare urlante anatemi, quello fu il segno inequivocabile di una contraria volontà divina a spostare il luogo per tenere la novena dell’Immacolata e la giusta punizione per aver speso soldi inutilmente nel riscaldamento.
Oggi la cosa fa sorridere così come pensare la nostra Anna in veste di iettatrice; eppure ho tuttora scolpito nei ricordi il trambusto di quella sera e le parole di quelle donne scagliatesi contro l’Arciprete al grido di “La Madòna l’an vò moves” “Questa l’è la puniziô de Zil” ed altre simili amenità.
E così sia.

Fianco di San Petronio visto dal vicolo. La prima finestra corrispondeva al locale della caldaia, mentre la porta era aperta e fungeva da ingresso secondario alla chiesa, peraltro molto usato da Mons. Alessandro Pompignoli che vi giungeva dall’Ospedale attraversando (solo di giorno!) il giardino pubblico. Ora il locale caldaia è stato spostato proprio in corrispondenza della porta. (foto Grandi)

Contributo originale per “La storia di Castel Bolognese”.
Per citare questo articolo:
Paolo Grandi, Quella volta che la Murina…, in http://www.castelbolognese.org

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.