I vigili urbani? …Diversi Cani…

di Paolo Grandi

Chi si accinge a leggere questo articolo attenda di terminarlo prima di correre dai Carabinieri a formalizzare una denuncia per vilipendio contro chi scrive. Il tono infatti non è affatto denigratorio né canzonatorio per un Corpo, che oggi si chiama Polizia Municipale, sempre amato e rispettato dai cittadini di Castel Bolognese.
Però, quando il destino ci si mette …
Nel dopoguerra il corpo dei Vigili Urbani di Castel Bolognese era composto da tre Vigili ed un Comandante. I Vigili erano Lino Cani, Aldo Cani e Giacomo Cani ed il Comandante era Oddo Diversi. Così l’ironia vien da sé … e si spiega il detto, peraltro coniato all’interno degli impiegati del Comune, ove non mancavano spiriti gioiosi ed ironici come ad esempio Giordano Villa (famoso il suo “A vegh a la Posta apposta a tò la posta”).

Tracciare la storia dei nostri Vigili non è semplice, tuttavia voglio provarci anche attingendo a miei ricordi di bambino ed a quelli lasciati scritti da mio padre. Senz’altro erano più presenti per strada ma anche perché i loro compiti erano maggiori: incarnavano infatti funzioni oggi divise tra ASL (vigili sanitari), Guardia di Finanza (i vigili annonari) ed altro. Non mancava poi la sorveglianza sul corretto orario di apertura e chiusura dei negozi: a tal proposito mio padre mi riferiva che sulla via Emilia stavano quasi di fronte il negozio di alimentari di mia zia Romana e quello di Mario Dalpozzo (Mario de Srai); ebbene, non passava sera che, per accaparrarsi l’ultimo cliente e per non dover chiudere le serrande prima dell’altro, Mario e mio nonno Pasquale Zannoni stessero fuori dalla bottega, quasi con aria di sfida, ed attendessero sino al passaggio della guardia che li costringeva, spesso con la minaccia di una multa, alla chiusura.
Ma il luogo principe in cui si potevano trovare i nostri vigili era l’incrocio tra la via Emilia e la Piazza. Prima dell’installazione del semaforo ma anche dopo perché l’ANAS ne impose per molti anni l’accensione solo per poche ore, per gran parte della giornata, ed il venerdì durante il mercato, uno di loro si ergeva al centro dell’incrocio e, vestito col giubbone nero ed i guanti bianchi, fischietto in bocca, eseguiva i vari movimenti di braccia per regolare il traffico. I bambini, io per primo, rimanevano affascinati dal potere di questo uomo che, solo muovendo le braccia, fermava autocarri e automobili, sollecitava pedoni e ciclisti ad attraversare, fischiava per ammonire chi contravveniva.
Poi, con l’apertura di Via Giovanni XXIII e della nuova scuola media, durante le ore di afflusso e deflusso degli scolari un altro vigile era in mezzo all’incrocio con viale Roma. Anche qui poi verrà installato un semaforo (… e che città, Castel Bolognese aveva ben due semafori!) che resisterà per quasi vent’anni.
E l’affetto dei castellani per i Vigili Urbani si dimostrava nella “Befana dei Vigili”: un’iniziativa ormai dimenticata da tempo. Così il 6 gennaio, per tutta la giornata, un vigile era presente in Piazza o a lato della via Emilia e qui riceveva i doni dei cittadini, specialmente dolciumi, panettoni, pandori e quant’altro, innalzando una bella catasta che, a fine giornata era alta quanto uno di loro e dopo veniva divisa tra tutti i vigili e gli impiegati della Polizia municipale.

Uno dei nostri vigili urbani che sfida impavido il traffico, caotico allora come oggi, della via Emilia. Siamo negli anni ’50 all’incrocio della via Emilia con viale Umberto I e viale Roma. L’hotel Elvino ancora non è stato costruito e sulla sinistra si intravede la casa di Luigi Dall’Oppio (Giget d’Anzulon). Sulla destra il vecchio distributore AGIP allora gestito da Luigi Serantini e la casa dei mugnai Giovannini (collezione Andrea Soglia).

Contributo originale per “La storia di Castel Bolognese”.
Per citare questo articolo:
Paolo Grandi, I vigili urbani? …Diversi Cani…, in http://www.castelbolognese.org

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