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Indice

Il Molino di Scodellino      

-presentazione

-indice analitico

-introduzione

-biografie di personaggi e artisti

-chiese

-monumenti ed altri edifici

-fatti storici

-miscellanea


In evidenza:

-storia della Torre 1;2;3

-scritti 1;2;3;4;5;6


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-il Molino di Scodellino

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Il Molino di Scodellino a Casalecchio di Castel Bolognese fu costruito sul finire del Trecento e l'inizio del Quattrocento, pochi anni dopo la fondazione del "Castrum Bononiense", avvenuta nel 1389, come risulta da una pergamena di messer Filippo Guidotti.
Avutane la cessione nel 1442, il comune di Castel Bolognese ne acquisì il possesso nel 1489, che ha conservato ininterrottamente fino ad oggi.
Deve probabilmente il suo nome alla "scudella" di farina che il mugnaio tratteneva per la molitura.
Sorge a circa due chilometri dal centro di Castel Bolognese sul canale dei molini in prossimità del fondo "Contessa"; è una costruzione rustica, realizzata in mattoni a vista e di solida struttura, che ben rivela il suo impianto originario. E' l'ultimo esempio ancora esistente della serie dei molini sorti nel 1400 lungo il canale che da essi ha preso il nome.
Si affaccia sulla via Canale con un caratteristico portico basso sorretto da grosse travi e da archi di rinforzo. Tale loggiato, in caso di maltempo, serviva per dare ricovero ai carri che si recavano al molino; sono ancora visibili sulla facciata gli anelli di ferro ove venivano legati i cavalli. (vedi figura)
Il molino si sviluppa a occidente sull'altra sponda con un secondo corpo di fabbrica posteriore che era adibito a granaio, databile al 1700. (vedi piantina)
Al piano terra, in un primo locale (A) raggiungibile dai mezzi di trasporto, sono installate due macine di pietra, l'una idonea alla macinazione del frumento, l'altra più dura per quella del granoturco (1400) . L'involucro esterno e la tramoggia in legno sono ancora ben conservate.
Più avanti, in un secondo locale (B) si trovano un buratto a forza centrifuga, che serviva a separare la farina bianca dalla crusca e dal tritello, ed una macchina pulitrice da grano denominata "tarara", che doveva sollevare dal faticoso lavoro della vagliatura a mano per liberare il grano dai corpi estranei e dalle impurità in esso contenute.
La costruzione di tali macchine si può far risalire alla fine dell’800, ma la loro installazione è da riferirsi al 1935, anno in cui fu operato un generale ammodernamento degli impianti. In alto, poderose travature in legno reggono il tetto e l'abitazione del mugnaio che si trova al piano superiore e che si affaccia sulla via.
Il macchinario è ancora quello di un tempo: ogni impianto di macinazione è costituito essenzialmente da due macine di pietra, di cui una fissa e l'altra rotante sopra di essa. Le granaglie, i cereali, introdotti fra le due macine, venivano triturati e ridotti in farina.
Ogni macina veniva mossa dalla forza dell'acqua che batteva sulle pale della ruota idraulica; un albero di trasmissione provvedeva al collegamento.
Tali antiche ruote ad asse verticale denominate "ritrecini" funzionavano ciascuna con un consumo detto di " I posta" pari a 800 litri al secondo, sviluppando energia sufficiente per azionare le macine. Situate in un locale sottostante, ricevevano l'acqua che arrivava per caduta dal canale.
Le pale e le strutture atte a trasmettere il moto erano costruite in solido legno di quercia e ferro.
La portata media del canale dei molini era tale (1500 - 2000 litri al secondo) da far girare contemporaneamente due palmenti.
Nel 1935 gli antichi "ritrecini" furono abbandonati e sostituiti da una più efficiente turbina Francis capace di sviluppare 35 C.V. di potenza, che poteva azionare le macine ed il buratto. Essa, collocata sul fondo del canale superiore, con lo scarico annegato in quello inferiore, trasmette il movimento tramite una puleggia alle macine ed al buratto.
Da sud sono visibili, oltre il canale superiore, la griglia di accesso alla paratoia e lo sfioratore, che, in caso di mancato utilizzo, faceva defluire l'acqua in eccesso nella canaletta al di là della strada. (vedi figura).
Tale dispositivo idraulico di sicurezza fu realizzato nel 1920 a seguito di una piena che fece tracimare le acque del canale nella zona circostante.
A nord, sotto un grande arco, si vede emergere il canale di sotto, il quale riceve le acque reflue, che dopo il salto hanno ceduto tutta la loro energia alla turbina per ottenere la forza motrice. (vedi figura)
Nel Quattrocento il canale finiva di fronte al podere "Savoie" e, volgendo a ponente, si scaricava poco lontano nel Rio Fantino. Solamente più tardi, per interessamento del duca Borso d' Este, signore di Ferrara, il canale fu allungato fino a Lugo, per rendere attivo un molino di sua proprietà (1470).
Bisogna arrivare al 1606 perché esso arrivi, attraverso il Canal di Vela ed il letto del Santerno abbandonato, fino al Po.
Solo nel 1784 abbandonò il vecchio corso del Canale Vela per andare dal ponte delle Bresciane al Reno.
E così è rimasto il corso del Canale dei Molini fino al 1970, anno in cui fu distolto dal Reno per essere immesso nel Canale di Bonifica destra di Reno.

L’antico molino di Scodellino, non più funzionante da qualche anno, dopo secoli di attività‚ è stato fino a poco tempo fa abitato e custodito da una famiglia di mugnai. Purtroppo adesso si trova in uno stato di grave abbandono come denunciò già alcuni anni fa un articolo di Ettore Badiali apparso sul Nuovo Diario Messaggero del 20 maggio 2000.
Nonostante l'interesse suscitato dalla segnalazione del comitato per la tutela del patrimonio ambientale presso l'Amministrazione Comunale, e il lancio di un "concorso di idee" per il recupero del molino (idee giudicate "non operative"), la situazione del molino è ulteriormente peggiorata: già danneggiato da incuria e intemperie, Scodellino porta impresse ferite più recenti (porte e finestre sfondati, muri sbrecciati) inflittegli da extracomunitari alla ricerca di ricovero.
Il Comitato per la tutela del patrimonio ambientale di Castel Bolognese ha segnalato alla Soprintendenza per i Beni Ambientali ed Architettonici di Ravenna, con una lettera del 20 settembre 2003, lo stato di abbandono dell'edificio.
Da Ravenna è arrivata la risposta: "In riferimento alla segnalazione pervenuta relativo al Mulino Scodellino, questa Soprintendenza, concordando con le giuste apprensioni per lo stato di conservazione del pregevole manufatto espresse dal Comitato per la Conservazione e Tutela, comunica di aver svolto un sopralluogo, alla presenza di Amministratori comunali. Successivamente un incontro, tenutosi in Soprintendenza con l'Amministrazione in questione, ha potuto produttivamente fare il punto sulle modalità d'uso e azioni da perseguire per riqualificare e restituire alla collettività un bene dalle elevate potenzialità storiche, culturali e didattiche".
Purtroppo, nonostante le palesate buone intenzioni di tutte le parti in causa, dal 2003 nulla è stato fatto di efficace per il recupero della struttura e la situazione del molino è notevolmente peggiorata, al punto che il declino rischia di diventare irreversibile, come segnala una ulteriore lettera scritta dal Comitato alla Soprintendenza in data 17 marzo 2007 e che qui si allega in formato pdf.

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disegni di Samuele Sangiorgi ed Emanuele Santini

Testo storico tratto dal libro "I molini ad acqua. La fondazione di Castel Bolognese. Il Canale dei Molini. L’antico Molino di Scodellino." di Ettore Badiali, 1989.