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BASSI, Primo
Nasce a Castel Bolognese (RA) il 17
novembre 1892 da Battista e Giulia Venturi, operaio. Con ogni probabilità a cavallo del
secolo, la famiglia si trasferisce a Imola. Il padre è lavorante di vimini, la madre
venditrice ambulante di tessuti. Dopo aver frequentato le scuole elementari, il suo
carattere generoso e sensibile lo porta a partecipare, giovanissimo, alle lotte agrarie
che agitano la vita sociale della cittadina, nel corso delle quali si cerca di impedire
alle trebbiatrici "gialle", accusate di crumiraggio, di uscire dalle rimesse.
Assunto in qualità di operaio alla Vetreria imolese, nel 1913 è abbonato al mensile
anarcosindacalista imolese "Il Pungolo" e diffusore del settimanale
"LAgitatore". Richiamato sotto le armi nel 1913, conosce Aldino Felicani,
redattore del periodico antimilitarista "Rompete le file!". Influenzato dalle
teorie herveiste, B. cerca di svolgere, fra mille difficoltà, propaganda sovversiva
nellesercito. Congedato nel 1919 con la qualifica di tiratore scelto, e presto
diventato uno degli anarchici più influenti del circondario, entra a far parte della CdC
dellUAER e della direzione dellUSI imolese. Sempre attivo nella vita del
movimento, frequenta la casa di L. Fabbri e stringe forte amicizia con Augusto Masetti.
Tipico elemento dellanarchismo imolese, proletario e popolano, aderente nella sua
quasi totalità alla corrente organizzatrice e "malatestiana" del movimento, B.
uniformerà la sua intera attività militante ai principi sociali dellanarchismo,
mantenendo sempre una profonda coerenza con i postulati di libertà ed emancipazione. Il
10 novembre 1919, durante un comizio socialista nel teatro, prende la parola in
contraddittorio con i socialisti Anselmo Marabini, Nicola Bombacci e Romeo Galli e il 4
gennaio successivo, nello stesso teatro stipato di pubblico, introduce il comizio di
Malatesta, da poco rientrato in Italia. Collabora regolarmente al settimanale regionale
"Sorgiamo!" di Rimini e, in numerose conferenze e comizi, parla diffusamente
della rivoluzione russa e delle possibilità rivoluzionarie in Italia. Nel maggio 1920,
con Diego Guadagnini, assume la direzione del settimanale che si trasferisce a Imola.
"Sapeva scrivere bene, aveva un discreto gusto per limpaginazione del giornale,
serietà, sapeva eliminare tutti gli scritti demagogici" ricorda Nello Garavini nelle
sue memorie inedite. Fra i primi oppositori del nascente fascismo, fa propria la
determinazione, comune agli anarchici imolesi, di opporsi decisamente alle violenze delle
squadracce e, nel dicembre 1920, armato di una mitragliatrice assieme a un folto gruppo di
compagni, blocca sul nascere il primo tentativo di assalto squadrista a Imola; negli anni
successivi dovrà, comunque, più volte fronteggiare e subire la violenza dei seguaci di
Mussolini. Dal gennaio 1921 il "Sorgiamo!" cessa di avere carattere regionale e
diventa lorgano degli anarchici di Imola e Massalombarda. B. vi collabora
assiduamente firmandosi spesso con lo pseudonimo "Wania": numerosi gli argomenti
che tratta, dallantimilitarismo al sabotaggio, dallavanzare del fascismo alle
lotte agrarie, dal sostegno alle vittime politiche al problema della violenza statale, da
Tolstoi (nel 1920 aveva messo nome Leone al figlioletto in omaggio allo scrittore russo),
ai tragici avvenimenti del Diana. Il 9 luglio 1921 esce lultimo numero da lui
diretto, con il premonitore editoriale: La nostra passione e la sera successiva, al
termine di una giornata di provocazioni squadriste, mentre si trova nella birreria
Passetti, è riconosciuto come uno degli esponenti più in vista del sovversivismo imolese
e, come tale, assalito da una quindicina di fascisti. Riuscito a divincolarsi e a
guadagnare fortunosamente luscita, per difendersi estrae la pistola nascosta nella
cintura e ferisce, volutamente alla gamba, uno degli aggressori. Inseguito da squadristi e
carabinieri che lo bersagliano di pallottole, viene dapprima condotto in ospedale, per
curarsi delle botte ricevute e di una ferita di striscio e quindi arrestato. Accusato
della morte di un simpatizzante fascista che si trovava nella birreria, è trasferito nel
carcere di San Giovanni in Monte. Durante la notte le squadre di fascisti concluderanno la
loro giornata di violenze, devastando e incendiando la sede anarchica e dellUSI. In
ottobre, in concomitanza con la marcia su Roma, si apre il processo. B. è difeso da F.S.
Merlino e Genuzio Bentini, mentre laccusa è rappresentata dagli avvocati Oviglio
(futuro ministro di Grazia e Giustizia) e Tomaso Casoni, segretario del Partito Popolare
Imolese. Nei giorni del dibattimento, svoltosi in una pesante atmosfera intimidatoria e
alla presenza di un pubblico esclusivamente fascista, vengono aggrediti il fratello, la
moglie e uno zio. Nonostante le prove lo scagionino e le perizie balistiche escludano che
il colpo mortale sia partito dalla sua arma, viene condannato a 20 anni, sei mesi e 28
giorni, fra il tripudio della stampa fascista che, pur lamentando che "non [sia
stato] incarcerato anche Merlino, rimbambito ed istigatore morale di tali
delinquenti", saluta il "giustissimo" verdetto. A riprova della stima che
B. gode allinterno del movimento operaio e del proletariato non solo imolese, si
registra la piena solidarietà di tutte le forze sovversive. L"Avanti!" e
"LOrdine nuovo" parlano, rispettivamente, di "feroce" e
"infame" sentenza. Incondizionato è il sostegno dei compagni e il
"Sorgiamo!", nel definire B. una bandiera, scrive che la sua liberazione è un
impegno donore degli anarchici imolesi. Trasferito nel 1923 nel carcere di
Castelfranco Emilia, dove divide la cella con lanarchico imolese Angelo Errani,
riceve il sostegno economico del Comitato di Difesa Libertaria, coordinato dal
"Libero Accordo". Tutte le pubblicazioni anarchiche ancora in circolazione
agitano il suo caso e lo stesso Oviglio chiede per lui, nel frattempo trasferito ad
Ancona, quattro anni di indulto. Nellagosto 1925 i giurati che avevano pronunciata
la condanna, firmano un documento con il quale ne riconoscono la sostanziale innocenza e
invocano un provvedimento di grazia. Anche la famiglia dellucciso affermerà, a più
riprese, di non credere nella sua colpevolezza, tanto che, a scarcerazione avvenuta,
numerose saranno le amichevoli occasioni dincontro. In seguito al condono del 1925 e
allindulto del 1928, la pena scade l8 ottobre 1929, ma B. viene dapprima
trattenuto in carcere in quanto ritenuto pericoloso, e poi assegnato per tre anni al
confino a Lipari, ove giunge il 20 dicembre, raggiunto dalla moglie e dal figlio. A Lipari
si impiega come cameriere e conosce Luigi Galleani. Il 7 ottobre 1932 viene finalmente
rilasciato con foglio di via per Faenza, ove risiede il fratello Terzo, che lo accoglierà
nella sua officina di meccanico. Nel settembre 1933 si trasferisce nuovamente a Imola,
nella casa appartenuta al fratello Secondo, anarchico anchesso costretto ad emigrare
in Francia nel 1927, e inizia lattività di ambulante di frutta e verdura, in parte
coltivata nel suo orto. Nel novembre 1934, avendo "tuttora idee contrarie al
regime" viene munito di carta didentità quale "sospetto in linea
politica" e il 22 gennaio successivo, in forza della circolare ministeriale che vieta
ai condannati per uccisione di fascisti di risiedere nella provincia ove è avvenuto il
fatto, gli si intima di cambiare residenza. Il giorno stesso B., pressato dalle angustie
economiche e nellimpossibilità di mantenere la famiglia, invia una lettera
allautorità governativa chiedendo di rimanere a Imola, ma il prefetto di Bologna si
dichiara contrario e con foglio di via obbligatorio lo trasferisce a Faenza. Anche una
seconda richiesta, nella quale si proclama ancora innocente, è respinta. Dal gennaio 1936
si trasferisce nella vicina Castel Bolognese, in casa di unanziana anarchica, ma in
realtà risiede a Imola, rientrando solo quando i compagni del luogo lo avvisano che i
carabinieri lo stanno cercando. Solo nel febbraio 1943 potrà rientrare ufficialmente a
Imola, città nella quale, nonostante la vigilanza, aveva comunque tenuto contatti con gli
elementi antifascisti fra il 1935 e il 1939, facendo della propria abitazione imolese la
sede delle riunioni anarchiche clandestine dove i convenuti (tra questi Enea Camaggi,
Andrea Gaddoni e Cesare Fuochi) potevano recarsi grazie alla copertura offerta dal
mestiere di camiciaia della moglie. Allindomani del 25 luglio 1943, B. è
lelemento più rappresentativo e attivo dellanarchismo locale e la sua casa,
frequentata, tra gli altri, da Attilio Diolaiti e Massenzio Masia del pda, è sempre più
un centro di attività antifascista e di ricostruzione del movimento anarchico. L11
gennaio 1944 è arrestato dalla milizia fascista e rinchiuso nella Rocca dImola, per
essere poi rilasciato dopo pochi giorni. Partecipa a tutte le riunioni clandestine del CLN
locale, approfittando anche del permesso di circolare in bicicletta per la provincia come
venditore ambulante. A testimonianza del peso che il movimento anarchico ha nella
cittadina romagnola, e della stima generale di cui gode negli ambienti
dellantifascismo istituzionale, dopo la liberazione il CLN lo nomina assessore alla
questione alimentare, carica che manterrà fino alle elezioni del 1946. Nel 1945 esce il
suo opuscolo Lettere clandestine dalle case di pena, dove ricorda le sofferenze
patite negli anni passati. Su proposta del socialista Romeo Galli, viene poi nominato
direttore del ricovero comunale. Come sempre, B. si prodiga nella riorganizzazione
dellancora vitale movimento anarchico. In giugno partecipa al Congresso
interregionale della FCLAI e il 9 dicembre parla a Bologna sulla situazione politica in
Spagna. Nel 1946 tiene conferenze a Imola, Faenza e Castel San Pietro, pubblica articoli
sullautonomia comunale, collabora al periodico romagnolo "LAurora".
Nel marzo 1947 partecipa al II Congresso della FAI a Bologna, nel corso del quale diviene
membro della CdC e il 5 settembre 1948, introduce a Imola il convegno dei Gruppi anarchici
romagnoli. Nel 1948 e nel 1949 tiene numerose conferenze in tutta la Romagna, affrontando
i temi, a lui particolarmente cari, delle autonomie comunali e dellantimilitarismo.
Nel novembre del 1950, per la denuncia di una ospite del locale ospedale psichiatrico,
manovrata da un componente comunista del consiglio di amministrazione del ricovero, viene
arrestato con laccusa di molestie sessuali. Appare subito evidente la montatura
politica, tanto che "La Scintilla socialista" scrive in sua difesa. B. riceve
lincondizionata solidarietà morale ed economica di tutti gli anarchici italiani e
italoamericani. Nel giugno 1952, come prevedibile, viene
assolto con formula piena ma "il sordido malcostume [...] di un preteso
comunismo" ("Umanità nova", 20 ago. 1952) fa sì che non riacquisti la
direzione del ricovero. Riprenderà quindi il vecchio e povero mestiere di ambulante, e la
sua lunghissima barba, il suo caratteristico carretto pieno di verdure, il suo fedele
cagnolino torneranno a circolare, ogni giorno, per le vie cittadine. Restituito anche
allattività politica, interviene al V Congresso della FAI a Civitavecchia nel marzo
1953 e al Convegno nazionale di Livorno nel maggio 1954, nel quale viene riconfermato
membro della CdC. Oltre a partecipare assiduamente allattività del gruppo imolese,
continua la collaborazione a "Umanità nova", con articoli sullamnistia
per le vittime politiche, ancora sulle autonomie comunali, lanarchismo nel movimento
operaio, le lotte nella Russia zarista. Il 18 dicembre 1955, in rappresentanza della CdC,
introduce nel teatro Goldoni di Ancona il comizio commemorativo della Settimana
rossa, a cui intervengono gli anarchici A. Borghi, Sabino Sabini, Randolfo Vella, Umberto
Marzocchi, e oratori socialisti e repubblicani. Dopo aver portato i saluti di Augusto
Masetti, non rinuncia a entrare in aperta e diretta polemica con il direttore di
"Rinascita" Palmiro Togliatti, e con il senatore del PCI Ottavio Pastore. Lo
ritroviamo al vi Congresso della FAI, tenutosi a Senigallia nel novembre 1957, dove viene
chiamato alla presidenza, poi al Convegno di Pisa del dicembre 1958 e a Bologna, nel
maggio 1965, al Convegno nazionale. Nel momento della scissione dalla FAI dei gruppi che
poi daranno vita ai GIA, B. e il gruppo anarchico imolese, pur rimanendo nella
Federazione, cercheranno di ricomporre i dissidi venutisi a creare e lavoreranno a lungo,
pur senza risultati, per creare le condizioni di un ricongiungimento dei due filoni
dellanarchismo italiano. Sempre attivo e presente nelle attività del movimento
locale, dove la sua figura resta quella di guida intellettuale e di esempio morale,
collabora regolarmente al "Bollettino Interno" e al settimanale della FAI. Fino
alla morte il suo alto e coerente senso etico dellanarchismo trova corrispondenza
nella vita privata come in quella pubblica. Si spegne il 5 agosto 1972, e i suoi funerali
sono in forma civile. Gli anarchici imolesi scriveranno che con lui "scompare
lanimatore più tenace dellanarchismo in Romagna, lidea che noi, ancora
giovinetti, abbracciammo spinti dal calore appassionato della sua propaganda".
FONTI: ACS, CPC, ad nomen; ASFAI, Fondo Anarchici Imolesi; BLAB,
Fondo Nello Garavini; ivi, N. Garavini, Testimonianze; Testimonianze orali di
Cesare Fuochi e Leone Bassi raccolte da T. Marabini, Imola, dic. 2002.
BIBLIOGRAFIA: Scritti di B.: Lettere clandestine dalle case di pena,
Imola 1945; LAnarchismo nel movimento operaio, "UN" 14-21-28 feb.,
7-14 mar. 1965; Anarchici e resistenza antifascista, in Imola Medaglia
dOro, Imola 1985. Scritti su B: "Almanacco libertario pro vittime
politiche", Ginevra 1929; Ci, Imola Nostra
, N. Galassi, Imola dal
fascismo alla liberazione 1930-1945, Bologna 1995; L. Fabbri, Luigi Fabbri. Storia
di un uomo libero, Pisa 1996, ad indicem.
(T. Marabini - M. Ortalli)
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