Ancora su ferrovie e incidenti sul lavoro

di Andrea Soglia

Il 20 dicembre 2014, come si racconta in un’altra pagina di questo sito, è stata scoperta, presso la stazione di Castel Bolognese, una targa a ricordo di tre ferrovieri deceduti nel nostro comune durante la loro attività di servizio: Sante Visani, Benso Benati e Dino Fogli. I nomi dei tre ferrovieri erano ricordati sin dagli anni ’50 in un giardino della stazione oggi scomparso. Eppure in stazione a Castel Bolognese era avvenuto almeno un altro incidente mortale nel lontano 1905, nel quale era perito il ferroviere castellano Giovanni Tampieri e del quale si era persa evidentemente la memoria già negli anni ’50 quando fu allestito il “giardino delle rimembranze”.
Grazie a ricerche del sottoscritto e di Tomaso Marabini, che si ringrazia per la collaborazione, sono emerse altre storie oltre a quella di Giovanni Tampieri e quindi ricordiamo in questa pagina, in ordine strettamente cronologico, sia alcuni cittadini di Castel Bolognese morti sul lavoro lungo la ferrovia in altre città d’Italia sia altri due incidenti (drammatici ma non mortali) avvenuti a ferrovieri nella nostra stazione. A parte le scadenti condizioni di sicurezza sul lavoro presenti tanti anni fa, colpisce immediatamente anche la scarsa tempestività delle operazioni di soccorso, spesso lasciate al caso, che mettevano a repentaglio la salvezza degli infortunati.
Un caso a sè costituisce il primo episodio dell’elenco che segue: l’omicidio del capo-movimento Bartolomeo Tosi, ferito a colpi di fucile in stazione nel lontano 1868. Gli sviluppi del fatto al momento non ci sono noti, ma pur non costituendo un tipico caso di infortunio sul lavoro, si ritiene opportuno pubblicare le poche informazioni reperite.

1) Cronaca del ferimento mortale del capo-movimento Bartolomeo Tosi (da Il Ravennate, 13 maggio 1868)

Ferimento. Persone, che dicevansi giunte da Castel Bolognese, riferivano ieri sera che nella stazione ferroviaria di quel paese erasi attentato alla vita del capo-Movimento quando il treno era ancora fermo e stava per partire. Un tale sarebbe corso nell’ufficio del Capo-stazione dove dato di mano ad uno schioppo del medesimo capo ufficio lo avrebbe esploso contro il capo-movimento cagionandogli una grave ferita in un braccio, e nel costato. I motivi di questo audace colpo ci sono ignoti, e non assumiamo garanzia del fatto accennato che riferimmo per debito di cronisti“.

Il Ravennate dei giorni successivi non parlò più della notizia, che nonostante la cautela del giornale era assolutamente vera. Il nome del malcapitato pure non fu pubblicato, ma il fatto nella sua interezza è stato confermato da ricerche d’archivio. Sul registro dei defunti dell’Ospedale di Castel Bolognese alla data 12 maggio 1868 così si legge:
Tosi Bartolomeo. E’ stato portato oggi in questo Ospedale il nominato Tosi alle ore una pomeridiana ferito da colpo di carabina al braccio destro e al corpo parte destra, e morì nell’istesso giorno alle ore 3 1/2
Il nome del ferroviere Bartolomeo Tosi compare nell’elenco dei combattenti del Risorgimento: aveva partecipato alla 2a guerra d’indipendenza.

2) Il minatore castellano Antonio Lanzoni fu Giovanni, di anni 35, morì a Maiolungo, comune di San Marco Argentano, provincia di Cosenza, il 10 dicembre 1873. Ne dà notizia il sito http://www.sanmarcoargentano.it, che gli attribuisce il cognome Lanzone. Lanzoni morì durante i lavori di costruzione della ferrovia: a Maiolungo in quel periodo si stava scavando, con notevoli difficoltà, una galleria che successivamente fu abbandonata incompleta. Un Antonio Lanzoni, probabilmente identificabile in questo, risulta fra i castellani impegnati nelle guerre d’indipendenza (2a e 3a) e nella campagna garibaldina del 1867.

3) Il manovale (frenatore) castellano Antonio Mingazzini di Matteo, di anni 35, morì il 13 settembre 1903 a Cerreto d’Esi (Ancona) lungo la ferrovia, tratto Albacina/Porto Civitanova. Il Mingazzini per un qualche motivo fu sbalzato in un burrone sottostante. Ne denunciarono la morte i colleghi Pietro Martini e Giovanni Ciccardini.

4) Cronaca della morte di Giovanni Tampieri a Castel Bolognese (da La parola dei socialisti, a.7, n.337, Ravenna 31 dicembre 1905)

La sera del 26 corrente nella nostra stazione il manovratore Giovanni Tampieri investito da un treno merci, rimaneva orribilmente mutilato della gamba sinistra, cessando di vivere alcune ore dopo. La disgrazia però non sarebbe stata mortale per il povero ferroviere, se il capo-stazione così rigido osservatore dei doveri degli altri lo fosse stato un po’ più dei proprii. Ci si assicura diffatti che le cassette dei soccorsi di urgenza mancano del necessario, prova ne sia che non si trovarono le bende dell’Esmarch e nessuno fra i tanti presenti seppe disgraziatamente provvedere con altri mezzi pratici all’arresto dell’emorrogia. Fatto sta che il povero Tampieri è stato vittima più che d’altro dell’insipienza altrui.
Era un buon lavoratore che al tempo dello sciopero ferroviario fece bravamente il proprio dovere. Il suo trasporto funebre è risultato una bella dimostrazione di affetto al forte organizzato“.

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Tomba di Giovanni Tampieri (Cimitero di Castel Bolognese)

5) Cronaca dell’incidente di Luigi Grisoli avvenuto a Castel Bolognese (da La parola dei socialisti, a.10, n.448 Ravenna 11 gennaio 1908)

I soliti incerti
La sera del giorno 5, mentre il lampista Luigi Grisoli era intento ad accendere i fanali dall’alto del treno diretto N. 627, fu dato improvvisamente il segnale di partenza. Il disgraziato lavoratore, che non ebbe tempo di scendere, venne sbattuto dal convoglio in corsa contro la tettoia soprastante e andò a cadere sotto le ruote degli ultimi vagoni. In grazia della disperata energia con cui riuscì a trascinarsi, in un ultimo sforzo, fuori dalle rotaie, non ebbimo a deplorarne la morte immediata.
Trasportato all’ospedale si dovette procedere all’amputazione della tibia della gamba destra e gli si riscontrò la rottura di tre costole, per cui il povero Grisoli versa tuttora in pericolo di vita.
La sua famiglia perderebbe in lui l’unico sostegno!
Noi, non vogliamo per ora, mentre pende la solita inchiesta, formulare alcun giudizio sulle eventuali responsabilità. Però una cosa, sopra le altre ci colpì di meraviglia: il fatto di lasciare – come si lasciò – per un certo tempo, il pericolato dibattersi fra spasimi atroci, senza apprestargli quelle cure urgenti per cui sono in stazione, i mezzi disponibili. E il disgraziato ferroviere sarebbe stato raccolto esangue, senza l’intervento di persone estranee, che, ad impedirne l’emorragia, gli legarono la gamba spezzata con una corda!
E’ da augurarsi che una cosa simile non abbia a ripetersi, chè il medico non può sempre essere presente, sebbene, sul luogo della disgrazia, fosse un tenente medico, che non sentì il dovere di prestar la sua opera e si rimase impassibile ed indifferente… ad ammirare!!
Oh! i tanto decantati sentimenti d’abnegazione e d’altruismo dei nostri ufficiali!

6) Cronaca della morte di Marco Enrico Cani a Russi dopo incidente nella stazione di Godo (da Il Lamone, 8 aprile 1923)

Infortunio mortale per un concittadino a Godo
Sabato 31 marzo mentre in stazione di Godo un treno merci diretto a Castelbolognese stava manovrando, una colonna di carri sopravveniente in direzione della parte del treno fermo, investiva il supplente frenatore Cani Marco Enrico di anni 25 da Castelbolognese.
Il povero Cani rimaneva stretto fra i respingenti dei due carri e riportava gravi lesioni interne a seguito delle quali decedeva poco dopo nel Civico Ospedale di Russi dove intanto era stato premurosamente trasportato dai compagni di lavoro.
La fine tragica e sì immatura del Cani ha destato in tutto il paese profondo dolore, essendo il povero giovane apprezzato per le sue ottime qualità di cittadino e di lavoratore. I funerali seguiti martedì 3 aprile riuscirono una imponente manifestazione di affetto e di cordoglio: circa quarante corone e tutto il pese, oltre numerosi colleghi ed amici di Faenza e di Solarolo, seguirono la salma. Al cimitero disse belle parole di saluto al morto il Capotreno Sig. Tanda.
I repubblicani si inchinano alla memoria del lavoratore d’altra fede ammirandone le doti preclari e porgono le condoglianze alla famiglia ed alla fidanzata“.

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Tomba di Marco Enrico Cani (Cimitero di Castel Bolognese)

7) Cronaca dell’incidente a Luigi Govoni avvenuto a Castel Bolognese (dal Corriere della Sera, 12 maggio 1935)

La pericolosa avventura di un ferroviere
Faenza, 11 maggio, notte
Il ferroviere Luigi Govoni, di 38 anni, da San Martino (Ferrara) e residente a Rimini, deve al suo sangue freddo se è scampato da orribile morte. Giunto alla stazione di Castel Bolognese con un treno merci proveniente da Rimini, il Govoni, mentre si svolgeva una manovra, cadeva a terra battendo il capo contro una traversa delle rotaie. Per quanto intontito dal colpo, il ferroviere ebbe la presenza di spirito di rimanere steso bocconi tra i binari, mantenendosi immobile finchè fu passato il treno. Ben dieci vagoni sfilarono così, tra il raccapriccio delle persone che avevano assistito alla caduta del Govoni e che lo ritenevano ormai ridotto in pezzi. Invece egli si rialzò da solo e, presentatosi più tardi all’Ospedale, venne giudicato guaribile in una decina di giorni per la lesione al capo“.

8) Pur non essendo ferroviere, il castellano Alfredo Pelvi di Stefano, di anni 29, morì l’8 settembre 1938 lungo la linea ferroviaria nei pressi della stazione di Samoggia, comune di Anzola dell’Emilia. Pelvi era dipendente della ditta bolognese Scipione Innocenti (SASIB), specializzata in apparecchi di segnalazione ferroviaria. Il povero Pelvi “mentre si trovava su di un’antenna veniva investito dalla corrente elettrica e rimaneva fulminato”. Della sua morte riferirono il Corriere della Sera e il Corriere Padano del 9 settembre 1938.

Memoria funebre di Alfredo Pelvi

Memoria funebre di Alfredo Pelvi

Pagina pubblicata il 2 aprile 2016 e aggiornata il 7 aprile

Contributo originale per “La storia di Castel Bolognese”.
Per citare questo articolo:
Andrea Soglia, Ancora su ferrovie e incidenti sul lavoro, in http://www.castelbolognese.org

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