Omaggio a Francesco Patuelli, l’ultimo dei chiusaroli

Il Consorzio di Bonifica ricorda la famiglia Patuelli

A Castel Bolognese sabato 9 maggio [2009], alle 11, presso la chiusa sul Senio in via Biancanigo 3220, [ha avuto] luogo l’intitolazione dell’opera di presa dal torrente a Francesco, ultimo dei Patuelli, secolari custodi della Chiusa. L’iniziativa è del Consorzio di Bonifica della Romagna Occidentale nell’ambito della “Settimana nazionale della bonifica e dell’irrigazione”.

Le mansioni assegnate ai chiusaroli, di cui si hanno notizie dal XVI secolo, erano soprattutto quelle di regolare la paratoia del manufatto di presa dal Senio, di manovrare gli sboritori del Canale dei Molini e, in occasione di particolari lavori, di sovrintendere ad essi, coadiuvati dall’Assunto e da altro Sorvegliante aggiunto. Il 1712 costituisce una data in un certo senso storica per la Chiusa. Con la nomina di Giovanni Patuelli ebbe origine una dinastia di chiusaroli, che si sono trasmessi ininterrottamente fino ai nostri tempi non solo in cognome ma anche i nomi prevalenti di Francesco, Giuseppe, Giovanni, Domenico, Sante, Luigi. A loro fa riferimento lo storico Bacocco, chiamandoli i “rivieraschi del Senio” che “hanno ben conosciuto le bizzarrie del torrente e i bisogni della Chiusa”. Francesco, Frazchì d’la Ciùs, è stato l’ultimo custode, scomparso l’8 dicembre 2008. Aveva operato ininterrottamente dal 1962 ed era divenuto proprietario dell’antico fondo rurale la Comuna e degli immobili relativi.

Stefano Borghesi

Testo pubblicato in Sette Sere, aprile 2009.

Si ringrazia Pierangelo Bassi per le fotografie di Domenico e Francesco Patuelli

La casa di guardia alla chiusa. Abitazione del custode (famiglia Patuelli)

La casa di guardia alla chiusa. Abitazione del custode (famiglia Patuelli) (foto di repertorio)

Casetta che contiene l’argano di sollevamento della paratoia metallica che immette le acque nel canale (foto di repertorio)

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La paratoia metallica che immette le acque nel canale. Sullo sfondo la casetta che contiene l’argano di sollevamento. Si intravede la targa in memoria di Francesco Patuelli (foto di Alessia Bruni, aprile 2016)

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La targa in memoria di Francesco Patuelli (foto di Alessia Bruni, aprile 2016)


 

Ed ecco cosa scriveva Giovanni “Bacocco” Bagnaresi a proposito dei Patuelli nel lontano 1927

Dei Chiusaroli Patuelli.

Nell’attendere a questo mio scritto, spesso mi sono valso di appunti e di relazioni del signor Pietro Capra, che fu valente Segretario della Congregazione dei Molini fino al 1846, estensore di tutte le difese a pro del Consorzio. Alla sua memoria rendo qui tributo di sincera gratitudine.
Del Capra ho trovato questa nota del 1820:
“Dal suddetto anno 1709 ad oggi 1820 nulla è avvenuto di sinistro alla Chiusa, o sia per la solidità del luogo ove fu posta, o    sia per la esperienza e custodia della famiglia Patuelli, che attualmente e da circa 100 anni attende alla custodia della Chiusa, meno però le solite annuali riparazioni troppo necessarie”.
Anche oggi ritengo che detto elogio possa ripetersi, perché la famiglia Patuelli conserva ancora coll’egual premura e perizia la custodia della Chiusa.
Sono dunque più di 200 anni, che questi rivieraschi del Senio conoscono le bizzarrie del loro torrente ed i bisogni della Chiusa.
Riandando gli atti della Congregazione dei Molini, trovo che, per quasi un secolo, erano essi che compilavano ogni anno la perizia del fabbisogno della legna di bosco, occorrente per la riparazione della Chiusa: essi che trovavano il bosco adatto, a Tebano in Pergola a Campiano. Pochi lagni furono mossi contro la loro lunga opera. Nella Congregazione del 2 settembre 1749 si legge: “Fu chiamato il Chiusarolo Francesco Patuelli per sentire da esso lo stato della Chiusa e il provvedimento del legname”.
In quella del 1766, il Chiusarolo per aver dichiarato di voler riconoscere tutti gli interessati per padroni e di voler far non so che cosa senza licenza di tutti i medesimi interessati, i congregati determinarono che si costituisse prigione a loro requisizione per disobbedienza. Il 26 agosto 1773; “presentemente fu raffermato al servizio di Chiusarolo Domenico Patuelli, sperando che il medesimo lavori da uomo dabbene”.
Il 24 ottobre 1775: “Avutasi relazione che il Chiusarolo si fa lecito di abbassare e alzare l’acqua a suo piacimento senza motivo alcuno legittimo, ritrovato in fraude da qualcuno degli interessati, sia soggetto il detto Chiusarolo alla pena del carcere ed al pagamento di un filippo per cadauna volta”.
Nel 1775 si dice che ai lavori della Chiusa serva il Chiusarolo per capo degli uomini come prima.
Il 3 marzo 1779 “essendosi fatto lecito Giovanni Patuelli di atterrare a suo talento alcune pioppe esistenti in Ghiarone, dei Sigg. interessati, e molto più essendosi servito anche delle opere, che stavano lavorando alla Chiusa ed appropriatosi l’importo delle medesime, fu data incombenza a me infrascritto di parlare al detto Patuelli se era in positura di pagarle e sentire che risposta dia, per poscia riferirla alla Congregazione, e quando non sia disposto a pagare, gli si dia una querela criminale. Si è poi pensato, per schivare qualunque inconveniente che potesse succedere in avvenire, di prendere a livello il podere detto “Comuna”, di questa Comunità, per non restare senza casa il Chiusarolo, e su di questo il signor Console disse che lo avrebbe riferito al pubblico Consiglio”.
Nella seduta del 30 maggio 1779 il Console ragguaglia i Congregati “di aver parlato con Patuelli e di averne avuta risposta che avrebbe avuto desiderio di portarsi, preventivamente invitato, in Congregazione dai Signori Interessati, a cui avrebbe detto le sue ragioni, che credeva saranno riconosciute giuste”. Infatti le ragioni dovettero ritenersi giuste, perché la vertenza non ebbe ulteriore seguito.
Nella seduta del 30 novembre 1832: “Il Priore Presidente fa conoscere al Congregati che questo Simone Patuelli, attuale custode della Chiusa sul Senio e dell’incile, con sua rappresentanza del 24 andante N. 113, ha fatto conoscere che, non trovando proporzionato alla fatica che incontra in tale servizio l’annuo assegno di scudi 12 da questa Interessenza fissatogli, si vede costretto, suo malgrado, a significare che, quando non gli venga fatto un giusto e proporzionato aumento da avere principio col 1. dicembre, intende e dichiara di cessare dall’esercizio su indicato col finire del cadente novembre”.
I signori Consoci, trovando del comune interesse di prendere una precisa determinazione in vista dell’urgenza di cui sopra, decidono che l’aumento sia stabilito alla prima adunanza.
Nella seduta del 21 marzo 1833: “I sullodati Adunati, sentita la lettura di detta istanza, fatto osservazione che la casa e podere dove sta il Chiusarolo è di particolare pertinenza di questo Comune, e che alla richiesta del Chiusarolo può avere dato occasione la crescimonia fattagli dalla magistratura sull’affitto di detto podere e che potrebbe accadere che si crescesse anche nuovamente il detto affitto ad espellerne il detto Chiusarolo, così la Congregazione ha progettato di pigliare il detto podere e casa in affitto. Sulla quale proposizione il Presidente ha detto che per ora si potrebbe accrescere la paga al Chiusarolo in via provvisoria e per quest’anno, ed intanto la magistratura prendere in considerazione la proposta succitata. In seguito di che gli altri interessati hanno convenuto, coll’assenso del Chiusarolo intervenuto alla seduta, che gli si aumenti la sua mercede annua di scudi sei”.
Tutti gli anni, in occasione dell’approvazione dei lavori da farsi alla Chiusa, si cita la perizia presentata dal Chiusarolo.
Nel 1822 era Chiusarolo il Patuelli Simone e nella seduta del 2 marzo 1823 si dice: “Ritenuto che dietro il sentimento del Chiusarolo siano necessari in quest’anno per i lavori della Chiusa circa 16 tornature di bosco, si sono determinati di divenire all’acquisto della suddetta quantità di bosco”.
Nella seduta del 6 dicembre 1824:
“L’Ill.mo signor Gonfaloniere sullodato ha fatto radunare la presente Congregazione all’effetto di comunicare ai Signori Adunati la lettera del signor Giovanardi, agente generale di Sua Ecc. il Marchese Calcagnini in data 4 dicembre cadente, colla quale manifesta il suo rammarico contro questo Chiusarolo Simone Patuelli “per non avere data l’acqua in due poste a questo Canale, siccome era già in fiume, in vista delle acque torbide cadute nei giorni scorsi, perocché invita a provvedere a questo disordine mediante una querimonia relativa al predetto Chiusarolo e con far mettere le due poste dell’acqua e queste farle proseguire come di stile.
I Signori Adunati, sentito l’esposto, e certi di niuna frode del detto Chiusarolo ed anzi propensi e certi che se l’acqua è stata mancante talvolta in questo Canale nei giorni decorsi ciò essere derivato perché, terminata la fiumana, si rese l’acqua assai scarsa nel fiume, motivo per cui non poté essere immessa nel Canale nella stessa quantità di prima, e finalmente che in quest’epoca, essendo intervenuto, che al Molino della Porta sono scomparsi dalle ruote alcuni catini, fu forza sospendere l’acqua per poche ore e provvedere a quelli, e di farla in via provvisoria levare dallo sfioratore del boccaccio, ciò che giustifica la condotta del sunnominato Chiusarolo”.
La casa del fondo “Comuna” fu abbattuta dall’impeto delle acque nel 1842, l’anno del cosidetto Fiumanone e così il custode della Chiusa rimase senza abitazione.
Ecco il provvedimento preso dai Molinisti nella seduta del 7 ottobre 1842:
“L’Ill.mo Signor Priore Presidente ha significato agli Ill.mi Sigg. Adunati che l’oggetto principale di questa convocazione si è per determinare con sollecite provvidenze sulla casa del colono del podere detto “Comuna” di proprietà comunale, atterrata dalla piena straordinaria avvenuta nel Senio il giorno 14 p. p. che serviva di abitazione a Domenico Patuelli, quale colono e quale custode della Chiusa sul Senio, per cui trovasi il custode stesso senza abitazione prossima a detta Chiusa per sorvegliarla e per ricorrere e per accorrere ai bisogni di regolare l’acqua di questo Canale dei Molini in caso di urgenti leve e per sollecita immissione delle acque stesse per il servizio dei molini rispettivi.
Per quello che riguarda la casa di abitazione del custode per lo scopo di cui sopra, quello che sarà per spendere a titolo di pigione in via provvisoria gli sarà pagata la somma di scudi 8 da pagarsi a carico di questa Interessenza a S. Michele dell’anno 1843, salvo quelle provvidenze che verranno stabilite in appresso”.
Nella seduta del 6 agosto 1844:
“E perché i predetti Ill.mi Signori Consoci conoscano quali i restauri e quali le spese per l’acquisto di legnami occorrenti, fu presentata l’azione peritale, esibita a questi atti il 26 scorso luglio al N. 50 di protocollo da Domenico Patuelli Chiusarolo la quale è stata letta per comune intelligenza”.
In quella del 22 agosto 1845:
“a detto effetto fu presentato la perizia del Chiusarolo Patuelli, da cui si rileva la quantità di legname di selva e pali di rovere, nonché le spese delle opere ascendenti alla somma in complesso di scudi 232”.
Dagli atti consortili non appare che sia mai stato in vigore un regolamento che disciplinasse il servizio del Chiusarolo, se si eccettua quello del 1829 non andato in vigore.
La qualifica prima della “dinastia” dei Patuelli fu quella di essere ora i coloni, ora gli affittuari del fondo “Comuna” di proprietà del Municipio: la seconda quella di essere i Chiusaroli.
Siccome presso la steccaia della Chiusa non vi era alcuna casa, fu conveniente che il colono o affittuario del detto podere rivestisse l’impiego di Chiusarolo.
Cosi si abbinava l’interesse del Comune cointeressato dei molini e quello dei Consorziati.
Per lungo tempo il Chiusarolo fu compensato con soli scudi 8 annui che poi furono portati a 12, e solamente nel 1832 salirono a 18. La tenuità del compenso era temperata dal fatto della conduzione del poderetto comunale. Per gli interessi interferenti che correvano coi proprietari cointeressati, il Comune non ha mai preteso di essere pagato per l’alloggio, che offriva al Chiusarolo. Il Chiusarolo era la spina dorsale del buono andamento del Canale al suo incile, ed il continuato buono andamento della Chiusa non è esagerazione attribuirlo in massima parte ai Patuelli, che, Chiusaroli nati, hanno nel sangue ii loro servizio.
Come si è veduto, erano essi che facevano il piano del fabbisogno annuale: essi che trovavano il bosco ed i pali di rovere, essi che custodivano il legname, essi che assistevano alla loro messa in opera.
I Congregati se ne servivano a volontà.
Nel gennaio del 1832 il Chiusarolo fu provveduto di una così detta ramiola, perchè rompesse l’inverosimile grossezza del ghiaccio dall’incile al ponte delle fornaci.
Una sola volta è stato richiamato il Chiusarolo per l’atterramento di alcuni pioppi, ma anche nel caso specifico ed unico furono trovate accettabili le ragioni addotte, ed il richiamo non ebbe conseguenze.
Qualcuno dei Consorziati ricorderà Giuseppe Patuelli, defunto da un ventennio, il quale aveva il colpo d’occhio sicuro a capir quello che con poca spesa occorreva per rendere sempre più solida la Chiusa. Questo bravo Chiusarolo aveva la specialità d’intendere come con quattro esili betulle poteva regolare a volontà l’andamento dell’acqua del suo Senio. Chi scrive, ricorda che in un tempo non antico l’acqua giù dalla Chiusa veniva erodendo l’orlo della tenuta di Tebano, ed il Municipio di Faenza fece notare il fatto a questo Municipio, che invitò il Patuelli a provvedere. Ed egli pieno d’intuito e d’iniziative fece sì che l’acqua del Senio dalla sponda destra venisse a lambire la ripa del fondo “Comuna”, per quanto con danno dell’affittuario che era lo stesso Patuelli, e del Comune. Aveva la specialità di ricuperare il terreno eroso dal Senio e dal Santerno; se avesse avuto maggiore fiducia in sè stesso e l’appoggio di qualche finanziere dall’occhio acuto, il Patuelli Giuseppe aveva forse la stoffa per riuscire un altro Silvestro Camerini.
Nè degenere alla tradizione dei suoi vecchi si mostra l’attuale Chiusarolo Domenico Patuelli.

Testo tratto da: Giovanni Bagnaresi, Canale dei Molini di Castelbolognese: cenno storico, Ravenna, Tipografia Alighieri, 1927

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