|
|
|
|
La villa Contarini Camerini.
di Paolo Grandi Forse molti non lo sanno, ma nella
pianura tra Padova e Cittadella esiste un pezzo di Castel Bolognese in quella che fu la dimora del Duca Silvestro Camerini e dei suoi successori a
Piazzola sul Brenta, una delle più belle e più grandi ville che il Veneto conserva.
La villa ci appare ora nel suo
splendore e nella magnificenza della sua mole che non poco stupì, in passato, viaggiatori
e commentatori storici. In essa deve distinguersi la parte centrale dalle ali laterali.
Questa è senzaltro il corpo più antico delledificio, costruito forse sulla
platea di quello che fu il castello di Piazzola appartenuto ai Dente, poi ai Belludi ed
infine ai Da Carrara. Un principe di questa famiglia, Jacopo, lasciò in eredità tutti i
beni di Piazzola alla figlia Maria che nel 1413 sposò Nicolò Contarini, nobile
veneziano. Ed ecco così stabilirsi nel luogo la famiglia dei Contarini che darà il nome
alla villa. Il nucleo centrale dunque fu iniziato da Paolo e Francesco Contarini nel 1546
ed abitato a partire dal 1565; incerta e controversa è lattribuzione del disegno al
grande architetto Andrea Palladio. Alla villa furono aggiunte, su modello palladiano, due
ali che tuttavia, in questa prima fase, avevano solo funzioni rustiche ed agricole. Fu
Marco Contarini nella seconda metà del secolo XVII ad ampliare la costruzione nobile
anche sulle ali ed ad apportare radicali trasformazioni allinterno della primitiva
costruzione. Dopo il 1671, probabilmente nel 1676, si mise mano allala di destra,
mentre lala di sinistra rimase con laspetto antico almeno fino a dopo il 1788.
Questa venne completata diverso tempo dopo ed in quella circostanza si pose mano anche
allala sporgente che conduce al corpo sul piazzale ed alla chiesa. Sempre a Marco
Contarini ed allinventiva dun architetto rimasto ignoto è molto probabilmente
da attribuire la realizzazione della cosiddetta "Sala della
chitarra rovesciata" dalla acustica perfetta, tanto che ancor oggi è luogo di
incisione per molti gruppi ed orchestre da camera italiane e straniere. Il Contarini,
amante della musica e del teatro (ne costruì due allinterno delledificio),
non aveva trovato nella villa una sala abbastanza spaziosa da destinare ai balli ed alle
feste; la soluzione fu trovata ampliando in altezza il salone centrale. Su di esso si apre
al primo piano una balconata che corre attorno alle pareti della sala; la copre un
semplice soffitto piano decorato a stucchi aperto al centro da un pertugio ottagonale che
collega la sottostante sala ad unidentica stanza posta al livello del secondo piano.
Qui trovavano posto i musicisti, attorno allapertura. Il suono degli strumenti,
amplificato dal soffitto della stanza e dalle capriate del tetto, con il quale è
collegato attraverso sottili aperture, scende nel salone sottostante ove si svolge la
festa. Anche questa originale invenzione, unica nel suo genere, serviva per stupire gli
ospiti e risaliva ancora al gusto cinquecentesco della ricerca del
"meraviglioso", così come la prospettiva dei due corridoi laterali che somma a
ben 178 metri. La villa insomma presenta nel suo apparato decorativo "una chiara
impostazione teatrale, un amore per il superfluo, per le aggettivazioni sonore e grandiose
che sono sì barocche, ma che formano soprattutto il linguaggio della scenografia
dellepoca. Da questo punto di vista la villa è estremamente unitaria, altisonante e
fantastica sia nellarchitettura che nella decorazione plastica e negli
affreschi". Lo stesso Marco Contarini realizzò inoltre nel complesso urbano sorto
dietro la foresteria, conosciuto oggi come "Loco delle Vergini" un orfanotrofio
che educasse i giovani al canto e alla musica strumentale, ed una stamperia che ha
dedicato alle pubblicazioni di opere teatrali una parte della sua attività.
|