NOME: Co.Ro.Vin – LUOGO DI NASCITA: Castel Bolognese

Le vicende della ex Cantina. Dal dopoguerra a Castelverde

di Paolo Grandi

Fino agli anni ’60 del secolo scorso la maggior parte dei coltivatori vinificava la propria uva, o gran parte di essa, producendo vino per sé e per la vendita a pochi, affezionati, clienti. Ma in quel periodo si stava diffondendo dalle grandi città verso i piccoli centri un nuovo modo di concepire la spesa alimentare: il supermercato, cioè la grande distribuzione.
D’altronde anche le cantine –ed il fenomeno durerà ancora fino agli anni Settanta– vendevano vino sfuso, per lo più destinato a imbottigliatori di altre regioni italiane, con un modesto ritorno economico.
In questo contesto nasce l’idea di Co.Ro.Vin. di produrre vino imbottigliato che possa essere trovato dai consumatori con estrema facilità nelle botteghe di alimentari e successivamente sugli scaffali del supermercato.

La cantina Scardovi

All’angolo tra la Via Emilia ed il viale Umberto I, dove ora sorge il quartiere “Castelverde” esisteva una cantina vinicola, nata per opera dei fratelli Scardovi che poi avvieranno anche uno stabilimento di lavorazione della frutta nei pressi della stazione ferroviaria. I luoghi sono rimasti tali fino all’abbattimento e ciò che resta dell’intero complesso è la palazzina che affaccia sulla via Emilia, di bella fattura, servita un tempo quale sede degli uffici direzionali ed alloggi e la cabina ENEL in via Canale.
Subito dietro la palazzina, dopo una costruzione ad un piano ove erano posti altri uffici, iniziava un lungo capannone che terminava sul confine col macello comunale e, verso ovest seguiva il viale Umberto I, mentre verso levante seguiva il Canale dei Mulini che successivamente, per ragioni di praticità, fu tombinato. Prima dell’uscita verso la via Canale un’altra costruzione addossata alla cabina ENEL ospitava gli spogliatoi del personale, la pesa ed i bagni. Nell’edificio prospiciente Viale Umberto I vi erano le grandi cisterne per la decantazione del mosto e la conservazione del vino. Oltre il canale si apriva un ampio piazzale al quale si accedeva tramite un grande cancello dalla via Emilia, mentre un secondo cancello era sulla via Canale. Su questo grande slargo v’era un secondo edificio costituito da due capannoni a volta, più corto di quello descritto in precedenza ma più largo, ove erano altre vasche e l’imbottigliamento. L’area aveva un’ampiezza complessiva di quasi 11.000 metri quadrati ed un affaccio sulla Via Emilia di 112 metri.
In seguito al fallimento degli Scardovi la cantina, al pari del magazzino ortofrutticolo, fu acquisita dalla S.I.G.L.A. (una società affiliata ai Consorzi Agrari) che applicò il suo inconfondibile gallo su un grande pannello posto sopra i capannoni gemelli dell’imbottigliamento e dipingendo, nelle due facciate tripartite la inconfondibile scritta: ALBANA TREBBIANO SANGIOVESE, che vi rimarrà inalterata sino all’abbattimento. Qui, nel 1969, si insediò CO.RO.VIN., Consorzio Romagnolo Vini tipici.

Il Co.Ro.Vin a Castel Bolognese

Così scrive Secondo Ricci nella presentazione del libro “Il caso Tavernello” (1) “Alla fine degli anni ’60 le cantine sociali, consolidate dai primi investimenti, e sollevate dalle difficoltà iniziali, cominciarono ad interrogarsi su come raggiungere il mercato con un proprio prodotto in bottiglia, con propri marchi, per fidelizzare il consumatore. Nacque l’idea del consorzio per arrivare tutti insieme sul mercato finale e, per non dover acquistare una linea di imbottigliamento per ogni singola cantina, si decise di costruire un unico stabilimento per tutte le nove cantine fondatrici del Consorzio Co.Ro.Vin., che diverrà CAVIRO nel 1985 unendo i due settori imbottigliamento e distilleria. Come per tutti, gli anni iniziali furono i più impegnativi, con le vendite dei nostri vini DOC (albana, trebbiano e sangiovese) ma soprattutto dei vini da pasto in bottiglioni da 2 litri con vuoto a rendere.”
E proprio la linea del vino da pasto in bottiglioni interessava lo stabilimento di Castel Bolognese: alte pile di bottiglioni vuoti occupavano gran parte del piazzale, e in città si parlava di quella cantina in cui si produceva un vino “leggero e da bere quasi come la Coca-Cola”, al quale non si dava troppo futuro… Per tener riparate parte delle bottiglie, Co.Ro.Vin. ampliò la parte coperta con una grande tettoia che si allungava davanti la seconda volta del reparto di imbottigliamento.
Questo era già il “Tavernello”, o comunque il suo diretto ascendente. Nel 1976 il Co.Ro.Vin. costruì il nuovo stabilimento di Forlì destinato, al momento, all’imbottigliamento e dotato dei più moderni macchinari. Pian piano il piazzale di Castel Bolognese si liberò dai bottiglioni, ma qui rimase ancora per qualche tempo la lavorazione del vino. Lo stabilimento forlivese si estendeva su una superficie totale di 170.000 mq, aveva una superficie coperta di 22.500 mq, una capacità ricettiva di 128.000 ettolitri, magazzini per 10.000 mq, piazzali per 20.000 mq ed un potenziale produttivo di imbottigliamento di 40 milioni di bottiglie/anno, pari a circa 400.000 ettolitri.

Dal “babbo” del tavernello al Tavernello

Intanto, a livello di mercato, dopo il trasferimento dello stabilimento nel 1976 da Castel Bolognese a Forlì, continuava la ricerca di contenitori alternativi al vetro e ci si orientò, racconta sempre Secondo Ricci, ai contenitori alternativi quali quelli già in uso per acqua e latte. Alla fine del 1980 Co.Ro.Vin, in collaborazione con Tetra-pak, e con l’Università di Bologna decise di iniziare la sperimentazione, durata tre anni, dei primi brik da 0,25 litri. Nel 1983, ritenuto positivo l’esperimento e valutati i risultati positivi della conservazione del vino in brik, si decise di partire con l’avvio del confezionamento in brik da litro e da quarto di litro. Rimaneva solo il nome da definire e, prendendo spunto dall’immagine evocativa della taverna del vino, nacque “Tavernello”
Negli anni ottanta è rimasto il legame fra Co.Ro.Vin e Castel Bolognese, dove risiedevano anche molti dipendenti che per lavoro operavano a Forlì. Di questo legame ne è testimonianza una foto dove l’auto (una FIAT 124) di una corsa promossa dalla Unione Ciclistica Castel Bolognese (probabilmente la Coppa Vallesenio) è tappezzata di pubblicità tutte di imprese castellane. Spicca al centro dello sportello anteriore quella del Tavernello Co.Ro.Vin. anche se il recapito telefonico è quello di Forlì, segno che la direzione del Consorzio era già stata spostata nel nuovo stabilimento.

Il Co.Ro.Vin lascia Castel Bolognese – La Cooperativa Sociale Valle del Senio

Man mano che cresceva lo stabilimento di Forlì, ove gradualmente fu portata anche la lavorazione del vino, lo stabilimento di Castel Bolognese fu abbandonato. Tuttavia, la parte di immobile contenente le cisterne e la lavorazione dell’uva venne affittata per alcuni anni dalla “Cooperativa Cantina Sociale Valle del Senio” che si era proposta di riunire i viticoltori della vallata per produrre vino da commercializzare ad aziende che lo destinavano a successive lavorazioni.

Gli immobili ed il piazzale fino alla demolizione

Gli ampi spazi della cantina non rimasero inutilizzati a lungo, complice il fatto di essere vicini al centro, assolutamente visibili perché posti su una strada di grande comunicazione, e dotati di spazi coperti e scoperti. Nel 1976 la Democrazia Cristiana di Castel Bolognese vi organizzò la prima “Festa dell’Amicizia” sfruttando gli spazi coperti dei capannoni ex imbottigliamento, la grande tettoia esterna ove furono sistemati i tavoli dello stand gastronomico e le ampie lunghe pensiline ove furono ospitate alcune mostre, la pesca ed altri intrattenimenti. Ospite della manifestazione, che si tenne a cavallo dell’ultima domenica di agosto, dal giovedì al lunedì, il ministro del lavoro Tina Anselmi. Fu un successo, tanto che la festa si replicò negli anni a venire, sempre nelle stesse date, fino alla dissoluzione del Partito.
Pochi anni dopo, nel 1982, su idea del professor Emilio Gondoni, allora presidente della Sezione AVIS di Castel Bolognese, si organizzò il Festival AVIS, utilizzando i medesimi spazi occupati dalla “Festa dell’Amicizia”; ed ancora sempre nei medesimi spazi, la sezione del Partito Socialista iniziò ad allestire la propria festa di partito: il “Festival dell’Avanti!”.
La cantina ex Co.Ro.Vin. si era quindi trasformata, di fatto, in un quartiere fieristico, tanto che si ricorda anche l’organizzazione di qualche “Mostra dell’Agricoltura” e “Mostra dell’artigianato della Valle del Senio” utilizzando sia il piazzale esterno che gli spazi interni del capannone ex imbottigliamento.
Nell’immobile adibito a cantina invece, per qualche anno, di sicuro nel 1989, si confezionarono addirittura i cappelletti di Pentecoste ed ancora per vario tempo i capannoni vuoti dell’imbottigliamento furono l’atelier dei carri di Carnevale.
Non si deve infine dimenticare che nel locale “caldaia”, ricavato sotto l’ampia tettoia antistante il secondo capannone sulla via Emilia, per lungo tempo Mario Conti tenne un’officina per la riparazione di attrezzi agricoli.
La vendita dell’intero complesso, passato poi di proprietà alla “Nuova COPMA” di Castel Bolognese, ormai inutilizzato da anni, avvenne negli anni ’90 del secolo scorso; nel 1990 si organizzò ancora lì il Festival AVIS per l’ultima volta; l’anno successivo fu costretto a spostarsi nel Prato della Filippina. Tutti gli immobili furono demoliti, ad eccezione, come detto, della palazzina prospiciente la Via Emilia e della cabina ENEL e in quell’area fu realizzato l’attuale quartiere di “Castelverde” con negozi, uffici ed abitazioni ricavati in quattro eleganti edifici.

NOTE
(1) WILLIAMS S., Il caso Tavernello – Un successo del modello imprenditoriale cooperativo, Faenza, 2014.

 

 

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