Nello Garavini (1899-1985)

http://www.castelbolognese.org/wp-content/uploads/2013/09/nellogaravini2.jpg (28509 byte)Nasce a Castel Bolognese (RA) il 28 gennaio 1899 da Pietro e Rosina Gamberini, commerciante. Frequenta le elementari e i primi anni di una scuola tecnica, ma poi interrompe gli studi. Appartiene a una famiglia di noti anarchici castellani della prima generazione. Il padre Pietro (1869-1933), detto Piràt, oltre ad essere un militante con una certa influenza in ambito locale, gestisce una osteria che per molti anni, in mancanza di una vera sede politica, è il luogo di ritrovo dei libertari castellani. Lo zio Antonio (1872-1936), detto Ansèna, fratello di Pietro, è un personaggio pittoresco e stravagante implicato in vari episodi anche clamorosi di anticlericalismo (emigrato in Brasile verso la fine dell’Ottocento, vi raggiungerà una certa agiatezza economica e diventerà piuttosto popolare con il soprannome il Tigre).

Crescendo nell’ambiente della osteria del padre, a contatto con le continue discussioni politiche che vi si tengono, G. aderisce all’anarchismo in giovanissima età (in seguito in varie occasioni affermerà con compiacimento di essere anarchico fin dalla nascita). Assiste anche a conferenze di oratori anarchici di passaggio, tra cui Errico Malatesta che lo influenza in modo decisivo. Legge in modo appassionato testi sociali e politici (libri, riviste, giornali) formandosi da autodidatta una discreta cultura in questi ambiti. Conosce Augusto Masetti, trasferito nel manicomio di Imola, e ne diviene amico. Nel giugno 1914 è testimone degli avvenimenti della “Settimana rossa”, nel corso della quale a Castel Bolognese una folla di dimostranti assale e distrugge la Stazione ferroviaria. L’inizio dell’impegno politico attivo, per lui come per molti altri giovani libertari della sua generazione, si ha con lo scoppio della prima guerra mondiale. Nonostante la giovanissima età è uno dei più attivi e decisi oppositori dell’intervento, e prosegue la sua lotta antimilitarista e internazionalista anche dopo l’ingresso dell’Italia nel conflitto, con notevoli rischi personali. Nel 1916, insieme a un gruppo di giovani anarchici suoi coetanei (tra cui Giovanni Caglia, Pietro Costa, Bindo Lama, Aurelio Lolli, Giuseppe Santandrea, il bolognese Giovanni Picciuti e altri), fonda il Gruppo anarchico giovanile e la Biblioteca Libertaria di Castel Bolognese, che nel primo dopoguerra troveranno una sede nei locali dell’appena costituito Circolo Anarchico in Borgo Carducci. Tra i simpatizzanti che ruotano attorno al gruppo e che occasionalmente collaborano vi è anche il fratello maggiore di G., Simone detto Cino (che trascorrerà un anno di confino a Rossano Calabro (CS) come antifascista tra il giugno 1939 e il luglio 1940). G. emerge rapidamente come l’animatore e l’esponente di maggior rilievo tra i giovani anarchici castellani della generazione nata negli anni a cavallo del secolo. Organizza contestazioni di manifestazioni interventistiche e patriottiche, diffonde clandestinamente nelle tradotte militari stampati sovversivi che incitano alla diserzione, e soprattutto fornisce un prezioso aiuto al movimento dei disertori, diffuso in molte zone dell’Emilia-Romagna e particolarmente numeroso e attivo nelle vicine campagne imolesi. Riceve incarichi di responsabilità dal leader dei disertori imolesi Diego Domenico Guadagnini (“Romagnolo Ribelle”), e fraternizza con altri disertori anarchici, in particolare Tommaso Baroncini (“Chetone”) e Romeo Golinelli (“Ferruccio”). Collabora inoltre con i disertori anarchici castellani: Antonio Pattuelli (“Franco”), Domenico Pattuelli (“Fringuel”), Ernesto Grazioli (“Ristino”) e altri. Prende parte ad alcuni Convegni anarchici emiliano-romagnoli organizzati dai disertori, e vi conosce Giuseppe Sartini, Primo Bassi e il faentino Vincenzo Castellari. Alla visita di leva viene riformato per deformazione della cassa toracica e si sottrae quindi all’invio al fronte della sua classe nell’ultimo anno di guerra. Nel primo dopoguerra si impegna a fondo nelle agitazioni del Biennio rosso, svolgendo un’attività frenetica sia sul piano pubblico che nella preparazione rivoluzionaria clandestina. Grazie al relativo benessere economico della famiglia può disporre di molto tempo libero che utilizza per mantenere i contatti con gli anarchici di altre località, in particolare Imola dove si reca molto spesso e dove rafforza i legami stabiliti durante la guerra. Frequenta anche la casa di Luigi Fabbri a Corticella, e vi conosce Aldo Venturini dando avvio a un rapporto di amicizia durato tutta la vita. Il “Cenno biografico al giorno 26 febbraio 1919”, conservato presso il CPC nell’ACS di Roma, afferma che G. “è il capo dei giovani anarchici di Castel Bolognese ed esercita su costoro grande influenza. Ciò lo addimostra il sopra nome di Lenin che il partito anarchico locale gli ha attribuito”. Si aggiunge che “ha qualche influenza anche fuori” del paese e che “fa molta e proficua propaganda tra elementi giovanili, di qualsiasi ceto sociale”. Di tendenza organizzatrice malatestiana, è in relazione con esponenti del movimento di rilievo nazionale, come L. Fabbri e il concittadino Armando Borghi, all’epoca segretario nazionale dell’USI. Prende parte molto attiva nei moti popolari contro il caro-vita che si verificano a Castel Bolognese il 2 e 3 luglio 1919, come in numerose altre località italiane. Pochi giorni dopo convoca in casa sua parecchi birocciai e li convince a iscriversi all’usi, fondando in questo modo anche a Castel Bolognese una sezione di tale sindacato, che opererà come sede distaccata dell’USI di Imola raccogliendo le adesioni anche di tutti i facchini e di molti lavoratori della terra (segretario ne sarà l’imolese Giovanni Penazzi). Va segnalato tuttavia che questo interesse per le questioni sindacali rappresenta un episodio del tutto marginale nell’attività politica di G., che condivide interamente anche in questo campo le opinioni di Malatesta e preferisce dedicare le proprie energie al movimento anarchico specifico. Si occupa segretamente della “preparazione materiale” rivoluzionaria, procurando armi ai compagni castellani e di altre località, con viaggi a Brescia e nel Valdarno. Rappresenta il Gruppo anarchico giovanile di Castel Bolognese ai numerosi Convegni romagnoli e emiliano-romagnoli del periodo (tra gli altri: Cesena, 7 settembre 1919; Bologna, 14 settembre 1919). Partecipa al II Congresso nazionale della UAI (Bologna, 1-4 luglio 1920), insieme a Arnaldo Cavallazzi, e al successivo III Congresso (Ancona, 1-4 novembre 1921). Nel 1921 conosce Emma Neri, una giovane maestra elementare nata a Cesena da una famiglia di tradizioni socialiste, che ben presto diviene la sua inseparabile compagna nella vita e negli ideali. E’ tra i più decisi oppositori dello squadrismo fascista, esponendosi più volte in scontri a mano armata a Castel Bolognese e a Imola, e per due volte viene aggredito da squadristi in gruppo e duramente picchiato. Dal gennaio 1922 per circa un anno svolge il servizio militare, presso il 18° Reggimento di artiglieria a L’Aquila. Pochi mesi dopo il congedo, il 4 giugno 1923 si sposa con Emma Neri con rito civile. Nel 1924, dopo il delitto Matteotti, si trasferisce a Milano per sottrarsi meglio alla sorveglianza e alle persecuzioni. Qui apre un’azienda di vini e il 19 ottobre 1924 nasce Giordana, l’unica figlia. Per due anni, insieme alla moglie, frequenta l’ambiente dei libertari milanesi, e stringe un’intima amicizia in particolare con Carlo Molaschi e con la sua compagna Maria Rossi. Conosce Angelo Damonti, Mario Mantovani, Fioravante Meniconi, Leda Rafanelli, Ettore Molinari, Nella Giacomelli, Carlo Monanni, Umberto Mincigrucci e altri. Frequenta inoltre alcuni anarchici romagnoli che come lui sono stati costretti ad allontanarsi dai luoghi di origine per le persecuzioni politiche, in particolare Diego D. Guadagnini e la sua compagna Ermenegilda Villa, e i castellani Pietro Costa e Bindo Lama. Nel 1926, poco prima che entrino in vigore le nuove leggi che rendono più difficili gli espatri e permettono di mandare al confino gli oppositori del fascismo, emigra in Brasile con la moglie e la figlia. Si stabilisce a Rio de Janeiro dove può contare, almeno inizialmente, sull’appoggio dello zio Ansèna, anarchico individualista. Inizia un esilio che durerà più di venti anni e che perlomeno nei primi tempi sarà caratterizzato da difficoltà economiche e da disagi di vario genere. Nei primi anni G. trova impiego come fattorino e poi cameriere presso l’Hotel Gloria, uno dei migliori alberghi di Rio. La moglie perde dopo pochi anni il posto di insegnante alla scuola gestita dalla Società Dante Alighieri, a causa del suo antifascismo. Nonostante i pericoli – il Brasile in quegli anni è quasi ininterrottamente governato da feroci dittature, e dopo il 1935 sono frequenti i casi di oppositori politici torturati e poi gettati dalle finestre – i Garavini continuano pur con certe cautele la loro attività politica, rivolta soprattutto alla lotta contro il fascismo italiano. Frequentano gli ambienti antifascisti, conoscono anarchici di tutto il mondo e mantengono i contatti con alcuni compagni italiani esuli in altri Paesi. Partecipano alle attività della “Liga Anticlerical”, fondata da José Oiticica, esponente di rilievo dell’anarchismo brasiliano. Una amicizia particolarmente stretta, di cui resta testimonianza in un carteggio, lega G. a Luigi Fabbri fino alla sua morte a Montevideo nel 1935, e a sua figlia Luce. Un’altra amicizia profonda è quella con Libero Battistelli, avvocato bolognese repubblicano aderente a “Giustizia e Libertà”, e con sua moglie Enrichetta, esuli anch’essi in Brasile (Battistelli morirà combattendo nel 1937 sul fronte di Huesca in Spagna, dove era accorso dopo l’inizio della guerra civile). G. è inoltre in corrispondenza con Malatesta e, dopo la sua morte, con Elena Melli. Dal 1933 al 1942 i Garavini gestiscono in una zona centrale di Rio una libreria (la “Minha Livraria”) che diventa un luogo di ritrovo e di incontri informali per i militanti e i simpatizzanti delle varie tendenze della sinistra, sia brasiliani che immigrati. Numerose sono, nel corso degli anni, le perquisizioni e le limitazioni da parte della polizia politica. G. avvia anche un’attività come rappresentante di una ditta di inchiostri, e gradatamente raggiunge una certa stabilità economica. Per qualche tempo alla libreria affianca anche una piccola attività editoriale, con la pubblicazione di libri di cultura politica, sociale e letteraria. Per le edizioni “Minha Livraria” pubblica in lingua portoghese Comunismo libertario di Malatesta (si tratta del classico opuscolo L’Anarchia, con il titolo modificato), e una decina di opere di vari altri autori tra i quali Maksim Gorki, Oscar Wilde, Ernst Haeckel, Upton Sinclair, Friedrich Nietzsche, Romain Rolland. Nei primi mesi del 1946 invita e ospita a Rio per alcune settimane Luce Fabbri, ma durante una visita nella selva a una piccola fazenda di sua proprietà entrambi si ammalano di malaria e si teme seriamente per la loro vita. Il viaggio in Brasile rafforza, in ogni caso, i legami tra Luce e la famiglia Garavini. Nel 1947 i Garavini rientrano definitivamente in Italia, a Castel Bolognese. Riallacciano i rapporti con i vecchi compagni sopravvissuti e riprendono la loro attività all’interno del gruppo anarchico locale, ricostituito subito dopo la fine della guerra. Per almeno trent’anni rappresentano un sicuro punto di riferimento per i libertari castellani e romagnoli. Aderiscono subito alla FAI, a cui resteranno poi sempre legati, e partecipano a numerosi Congressi e Convegni della Federazione fino agli anni Settanta. Prendono parte anche al Congresso organizzato dalla CRIFA a Carrara nell’estate del 1968, al Convegno di Rimini del 1972 per il centenario di fondazione dell’Internazionale in Italia, al Convegno di studi su Bakunin a Venezia nel 1976. Con la rinascita libertaria seguita agli avvenimenti del 1968 la loro casa diviene luogo di incontro e di discussione per decine di giovani, alcuni dei quali riceveranno dalla loro frequentazione un’impronta fondamentale per la propria formazione umana, culturale e politica. Nel 1973, grazie soprattutto all’impulso di G. e alla disponibilità di Aurelio Lolli, viene aperta la Casa Armando Borghi come sede politica per i  gruppi anarchici castellani, e negli stessi locali viene riattivata la Biblioteca Libertaria. Negli stessi anni G. porta a termine un’opera autobiografica, rimasta inedita, che intitola Testimonianze. Il 2 febbraio 1978 muore Emma, dopo una malattia protrattasi per alcuni mesi. La scomparsa della compagna della sua vita prostra G., che si rinchiude sempre più in se stesso, anche per il peggioramento delle condizioni generali di salute. Muore a Castel Bolognese il 14 febbraio 1985. Per sua espressa volontà il funerale si svolge in forma strettamente privata.

FONTI: ACS, CPC, ad nomen; BLAB, Fondo Nello Garavini; ivi, N. Garavini, Testimonianze; ivi, Fondo Anarchici castellani; ; G. Landi, Nello Garavini: un uomo, “Il Castello” (Castel Bolognese), marzo 1985; Nello Garavini, “Umanità Nova”, 17 marzo 1985.

Bibliografia: [G. Landi], Biografia di Emma, “La Questione Sociale” (Forlì), a. II, n. 8, marzo 1978; A. Taracchini, L’associazionismo anarchico a Castelbolognese, in Associazioni e personaggi nella storia di Castelbolognese, Imola, Galeati, 1980; Il movimento anarchico a Castelbolognese (1870-1945), Castel Bolognese, Grafica Artigiana, 1984; Castelbolognese nelle immagini del passato, Imola, Galeati, 1983; Luce Fabbri, Luigi Fabbri. Storia d’un uomo libero, Pisa, BFS, 1996; G. Landi, Emma Neri Garavini, “Bollettino Archivio G. Pinelli”, n. 12, gennaio 1999; M. Rago, Entre a história e a liberdade. Luce Fabbri e o anarquismo contemporâneo, Sâo Paulo, UNESP, 2001.

Gianpiero Landi

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