Filippo Antolini (1787-1859)

SCHEDA DI SINTESI
LA VITA E L’OPERA DI FILIPPO ANTOLINI

testo di Maria Giulia Marziliano

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Filippo Antolini nacque a Roma il 15 agosto 1787 dal già celebre e celebrato Giovanni Antonio e da Anna Balestra, sorella del noto architetto romano Vincenzo Balestra il quale, essendo Direttore dell’Accademia della Pace e straordinariamente abile e apprezzato disegnatore, nel 1800 fu invitato a partecipare alle campagne inglesi di rilievo archeologico al seguito di Lord Elgin e della moglie dell’ammiraglio Nelson.
Dunque in tale ambiente culturale, vivace e cosmopolita, Filippo era avviato all’istruzione primaria, allo studio del disegno e all’analisi antiquaria e architettonica. Appena tredicenne egli entra a far parte del gruppo di selezionatissimi disegnatori prescelti per delineare la “vasta idea” che il padre Giovanni Antonio andava elaborando a Milano nel progetto del Foro dedicato a Napoleone Bonaparte, e un paio d’anni più tardi (1803) si trasferisce a Bologna, dove le Istituzioni universitarie, appena riformate, avevano attribuito la docenza delle discipline architettoniche al padre Giovanni Antonio.
Il questa città Filippo prosegue la propria complessa formazione, studiando le materie attinenti alla “scienza teorica dell’ingegnere” (cfr. Muzzi S., Breve cenno riguardante la vita e le opere del professore Filippo Antolini, pubblicato per cura di Alderano Franceschelli, Monti al Sole, Bologna, 1859, p. 4) e inoltre “la duplice arte dell’architetto e del pittore (ibid.) presso l’Accademia Clementina. Ultimati i corsi universitari bolognesi, Filippo è ammesso a partecipare al concorso d’alunnato per Roma, aperto ai pensionati della Reale Accademia di Belle Arti di Venezia, ed il 31 luglio 1809 è nominato alunno architetto.
Nel 1810 partecipa al “Gran Concorso” tenutosi nella città di Milano, concorso che vince presentando il progetto architettonico di una galleria di genere espositivo museale. Gli anni della specializzazione proseguono sino al 1813, data in cui Filippo conclude il corso di studi gratificato dalla stima tributatagli da Antonio Canova che, nello stesso anno, scrivendo a Leopoldo Cicognara ne tesseva gli elogi con le seguenti parole: “il bravo Antolini ha mandato per saggio un progetto veramente ingegnoso, e ammirabile. Io sono pure costretto di render giustizia allo studio e al talento di questo eccellente alunno, che fa tanto onore alla sua Accademia” (cit. in Campori G., a cura di, Lettere artistiche inedite, Soliani, Modena, 1866, p. 392).
Con la caduta del Bonaparte, e per la conseguente Restaurazione dell’Autorità pontificia, Giovanni Antonio è costretto a riparare in Lombardia ma nello stesso periodo a Filippo viene offerto l’ufficio di ingegnere “d’acque e strade” in Bologna. Del 1816 sono i suoi elaborati di progetto per i locali destinati a sede dei Provveditorati nella Provincia di Bologna; nel 1817 è nominato socio d’onore tra i Georgofili di Firenze e il 4 gennaio 1818 prende definitivamente servizio a Bologna in ruolo di ingegnere “di seconda classe”. Nello stesso anno sposa Carlotta Emiliani e dà inizio alla sua proficua attività di progettista, che si svolge esclusivamente in Emilia Romagna; in particolare sarà molto attivo a Bologna città in cui, operando anche come “Ingegnere d’Uffizio”, realizza alcuni interventi in ville e palazzi nobiliari.
Tuttavia il carattere elitario non è privilegiato da Filippo Antolini che assolve il suo compito di tradurre in realtà i bisogni di una committenza eterogenea. Tra le sue molte opere architettoniche si ricordano i progetti per un ponte sul fiume Reno e per le aule universitarie (Teatri Anatomico e della Chimica, 1818); Palazzo Banzi (1819); la dimora bolognese eretta per Elisa sorella di Napoleone Bonaparte, sposata con Felice Baciocchi (Palazzo Baciocchi, 1835); la Barriera e la cancellata in Porta S. Stefano (1843); la ristrutturazione della chiesa di S. Francesco, la costruzione della nuova chiesa di S. Giuseppe e del campanile della chiesa di S. Caterina (1841-1844).
Sono anni assai densi di operosità anche nelle Romagne, a Imola, Faenza, Castelbolognese, Fusignano, Bagnacavallo, etc., e in particolare si segnala il progetto per il noto Parco di Villa Calcagnini a Fusignano, il Teatro comunale di Bagnacavallo e la facciata della Cattedrale di Imola intitolata a S. Cassiano. Su progetto di Filippo Antolini sono erette le Terme ai Bagni della Porretta e ancora in Bologna, oltre alla dibattuta progettazione della pavimentazione e del presbiterio in S. Petronio, ulteriori tracce del passaggio antoliniano sono documentate nel prospetto principale di S. Giovanni in Monte, nell’altare maggiore di S. Maria della Carità, nel Magazzino del Sale, nella casa Collalto, nel Giardino di Villa Revedin, nel Palazzo Apostolico, nella pubblica Pinacoteca, etc., nonché in opere di architettura funeraria erette in territorio bolognese (Cappella di Villa Poggi, monumenti sepolcrali in marmo alla Certosa) e romagnolo (Tempietto Bragaldi di Villa Centonara e Tempietto Rossi in Biancanigo).
Egli prosegue la sua attività in ruolo di ingegnere di seconda classe per ventidue anni e nel 1840 raggiunge infine la prima classe; nel 1847 è invitato a trasferirsi a Roma come ingegnere capo, ma sceglie ancora una volta di restare a Bologna dove, nello stesso anno, accoglie l’offerta della cattedra di Architettura che terrà sino al 1859, anno della sua morte. Un singolare evento merita di essere annotato: se in tempo di Restaurazione dell’Autorità pontificia Giovanni Antonio viene congedato dalle Istituzioni bolognesi, di converso Filippo è nominato “responsabile” dell’Università e della Pontificia Accademia di Belle Arti. Numerosi e importanti sono i riconoscimenti accademici che lo onorarono, tra i quali va segnalato il Diploma dell’Accademia di S. Luca; inoltre viene dichiarato Socio Corrispondente della Reale di Napoli e il primo agosto 1850 è associato alla Reale Accademia di Londra. Nel 1854 egli partecipa alla commissione per i lavori della rete infrastrutturale ferroviaria e nel dicembre dello stesso anno ottiene la pensione di riposo relativamente alla sua attività di ingegnere di prima classe.
Colto da paralisi il 3 aprile 1859, “il giorno 6 passò egli di vita tranquillamente, anzi entrò nella nuova vita beata immortale!” (Muzzi, 1859, p. 7).

Estratto da: M.GIULIA MARZILIANO, San Giuseppe ai Cappuccini:  un progetto di eccellenza culturale di Filippo Antolini,  in San Giuseppe ai Cappuccini, di Aa.Vv. a cura di Bologna dei Musei,  Edisai, Ferrara, 2001, pp. 33-44.

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