Girolamo Pallantieri (1533-1619)

Il Santo Vescovo di Bitonto

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Ritratto di mons. Girolamo Pallantieri, conservato a Castel Bolognese nella Sala Consigliare del Municipio.

Un castellano insigne quasi sconosciuto

Contemporaneo del più noto cardinale Domenico Ginnasi, Girolamo Pallantieri, uno dei tanti Francescani Minori Conventuali formatosi al prestigioso convento di Castel Bolognese, fu insigne teologo, eccellente predicatore, Vescovo esemplare in una città della Puglia, Bitonto, che vanta una magnifica Cattedrale romanico-normanna, non lontana dall’altra Cattedra Episcopale Pugliese, Manfredonia, ove sedeva in quel medesimo tempo proprio il Card. Ginnasi, peraltro suo parente collaterale. A Bitonto il Pallantieri morì in concetto di santità, ne fu aperto il processo di beatificazione ed è tuttora reputato “venerabile”.

Durante le mie recenti ferie in Puglia ho pertanto dedicato una giornata alla sosta a Bitonto per scoprire questo illustre concittadino, ed i frutti non sono mancati: nella suggestiva cripta della Cattedrale ho trovato la lastra tombale, col ritratto del Pallantieri in abiti pontificali e l’elogio funebre, nonchè il ricordo dell’ultima ricognizione canonica ai resti del venerabile; nel cortile del palazzo vescovile un’altra lapide parla delle grandi qualità del Vescovo castellano.

Girolamo Pallantieri da Castel Bolognese a Bitonto

Bernardino Pallantieri (assumerà il nome di Girolamo, probabilmente in memoria di uno zio dello stesso nome e confratello in religione, entrando nell’Ordine dei Minori Conventuali) figlio di Carlo (ma qualcuno lo indica in Francesco) e di Lucrezia Volpi, nacque a Castel Bolognese il 20 maggio 1533: il giorno della nascita può oggi dirsi sicuro, in quanto la pietra tombale, con precisione matematica, ne indica la durata della vita contando anni, mesi e giorni. Da giovane compì i suoi primi studi nel Convento dei Francescani di Castel Bolognese e qui, senza dubbio, sbocciò la sua vocazione. Nel 1547, a quattordici anni, entrò nell’Ordine dei Frati Minori Conventuali, si sottopose pazientemente a tutte le prove del noviziato che terminò l’anno successivo nel convento di Ferrara, ove emise la professione religiosa e continuò con ottimo profitto, e sotto eccellenti Maestri, gli studi di Belle Lettere. Secondo l’Emiliani, che cita il Fantuzzi, il Pallantieri avrebbe vestito l’abito e professato i voti nel convento di Castel Bolognese ; altri ancora indicano il Cenobio Francescano Bolognese. Per disposizione dei Superiori il frate novello si trasferì a Cremona ove si ammaestrò nella sacra e profana Eloquenza; quivi iniziò pure, con straordinari risultati, gli Studi di Filosofia e di Teologia. Rientrato in Ferrara, seguì il corso filosofico sotto la guida del faentino Filippo Braschi, insigne Teologo e professore di Metafisica, e di Vincenzo Madio (o Maggio) Filosofo di grande fama. Non riuscì cosa troppo difficile al giovane Pallantieri approfondirsi nelle Scienze tanto da divenire ben presto un valentissimo allievo. Dopo alcuni anni infatti lo troviamo a Bologna, lettore di Logica presso lo Studio, sotto la guida del teologo tridentino P. Giovanni Antonio Delfini e del P. Franceschino Visdomini sommo oratore. Probabilmente a Bologna, nel 1558, venticinquenne, ricevette l’ordinazione sacerdotale.

La fama però che presto si sparse, della sua vasta dottrina, e della sua non comune valentia nelle discipline ecclesiastiche, lo rese subito stimato presso tutti i suoi confratelli, che previdero per lui un futuro di forte campione dell’Ordine Francescano; cosicchè, dice il Fantuzzi: “nulla più trascurarono essi, perchè a lui fosse appianata la via agli avanzamenti; ed i suoi Superiori, con frequenti prove d’affetto, di stima e di considerazione, cercarono di alimentare e di aumentare il necessario coraggio in questo giovane frate di cotante belle speranze”. Una di queste gli fu data presto dal Generale del suo Ordine. Mentre il 15 ottobre 1560 P. Girolamo ricevette le insegne magistrali, nel maggio del 1562 ebbe modo di partecipare al Capitolo Generale di Milano. Entrato nella grazie del nuovo Ministro Generale, P. Antonio de’ Sapienti, detto l’Aostano, dovendosi questi trasferire in Spagna, decise di condurre con sè qualcuno dei suoi più dotti giovani confratelli e scelse tra questi il Pallantieri; ma la morte improvvisa dell’Aostano († 6 gennaio 1566) troncò il generoso disegno.

Più tardi, divenuto nuovo Generale dei Conventuali frate Felice Peretti da Montalto, uomo incontentabile e facilmente incredulo sulla dottrina e capacità di altri, poi divenuto Papa col nome di Sisto V (1585-1590), Girolamo Pallantieri fu nominato Reggente dello Studio di Pavia e teologo pubblico in quella antica Università. Con l’ascesa alla Cattedra di Teologia nel 1566, con sempre grande concorso di uditori alle sue lezioni, a 33 anni, ha veramente inizio la sua carriera. Da questa data cominciano anche le sue pubblicazioni e soprattutto le predicazioni sui principali pulpiti d’Italia, specialmente nei corsi quaresimali.

Da Pavia frate Girolamo passò a Milano nel 1568, perchè San Carlo Borromeo Arcivescovo di quella città, valendosi della sua qualità di Protettore dell’Ordine (1564-1572), lo volle al suo fianco per farlo precettore dei candidati al sacerdozio. Pallantieri cedette alle insistenze del Santo Arcivescovo e, abbandonata Pavia, si trasferì a Milano, col titolo di Reggente dello Studio Francescano (1568-1573), ma effettivamente per servire il Borromeo, assumendo la direzione e l’ammaestramento culturale e spirituale dei Chierici poveri, che venivano ricoverati a sua spese nel Seminario da lui stesso eretto. L’arcivescovo gliene fu sommamente grato, nominandolo suo teologo commensale, Consultore nel Sinodo e Predicatore in Duomo. Dopo cinque anni, nel maggio del 1573, con vivo rincrescimento del Santo, frate Girolamo dovette lasciare Milano e riprendere il suo insegnamento a Pavia, più desiderato che mai. Nel 1575 eccolo a Roma a servizio di Felice Peretti, frattanto divenuto Cardinale, che ardentemente desiderava di contare il Pallantieri fra i suoi più intimi subalterni; presso di lui frate Girolamo stette per lo spazio di otto anni. Durante questo periodo il porporato si servì anche del Pallantieri quale consigliere, teologo commensale e, unitamente ad altri tre teologi, per predisporre l’edizione critica delle opere di Sant’Ambrogio, incombenza che a lui era stata affidata da papa Pio IV (Gianangelo Medici 1560-1565), ed alla quale egli non potè assiduamente dedicarsi, essendo stato eletto prima Generale del suo Ordine e poi Vescovo. Il Pallantieri predicò più volte davanti al Papa durante i pontificati di Pio V (Antonio Ghislieri 1566-1572) e di Gregorio XIII (Ugo Boncompagni 1572-1585); divenne amico del Cardinale Alessandrino e del Cardinale Alciati fino a destar gelosia del Card. Montalto suo padrone.

Dopo tanti anni di fedele servizio e di estenuanti fatiche, che gli logorarono sensibilmente la salute, padre Girolamo fu mandato a Bologna (1581), Reggente dello Studio Francescano e Commissario del Convento donec alius instituatur; al Capitolo di Faenza, il 10 febbraio 1582 venne eletto all’unanimità Ministro Provinciale dei Frati Minori della Provincia di Bologna che “governò con somma laude, lasciando tutti i conventi megliorati nel temporale et in spirituale col testimonio di tutti i padri e fratelli”. In questo tempo arricchì la Biblioteca del Convento Bolognese e quella della sua Patria di molti volumi e la Chiesa di San Francesco di Castel Bolognese di numerose e preziose suppellettili.

Scaduto il triennio (1582-1585), Girolamo Pallantieri fu chiamato dagli Illustrissimi Reformatori dello Studio di Padova ad occupare la cattedra di Teologia; contemporaneamente fu nominato Superiore del Convento del Santo acquistando grandi benemerenze avendo rimosso abusi, riordinando la vita comune, arredando l’infermeria e la foresteria. Resse per più mesi anche la Provincia Antoniana, presiedendo poi il successivo Capitolo Provinciale convocato nel 1588. Probabilmente Padre Girolamo si trattenne a Padova fino al 1595. In questo decennio si verificano due importanti assenze dalla città veneta, ove nel frattempo venivano pubblicati i suoi volumi Expositio super hymnos e Super Magistrum Sententiarum. Papa Sisto V, cioè Felice Peretti, lo trattenne a Roma, durante il suo pontificato (1585-1590) nominandolo Teologo commensale, Lettore alla Sapienza ed Esaminatore dei Vescovi; nel 1593 partecipò, sempre a Roma, al Capitolo Generale ove fu proposto assieme ad altri tre nominativi da papa Clemente VIII (Ippolito Aldobrandini 1592-1605) alla dignità di Generale dell’ordine; la votazione non gli fu favorevole per due voti, tuttavia fu incaricato dal Capitolo, assieme a padre Ottaviano Strambiati di redigere la riforma degli Studi.

Così il Fantuzzi continua a parlare delle qualità di Girolamo Pallantieri: “Ma la sua straordinaria sapienza, la sua singolare attività, la sua assennatezza, la sua illibatezza di costumi, che lo resero caro a tanti eminenti uomini, fra i quali piacemi scegliere Emanuele Filiberto duca di Savoia, Alfonso II duca di Ferrara, il Cardinale Nicolò Sfrondati che fu poi papa col nome di Gregorio XIV ed i Pontefici Sisto V e Clemente VIII – i quali pontefici, per la soluzione di difficili ed importanti quesiti, più volte non sdegnarono di rivolgere interpellanze e di chiedere consiglio a Frate Girolamo – furono in fine premiate con uno dei maggiori gradi ecclesiastici. Clemente VIII nell’anno 1603 dopo essersi valso in una lunga e difficoltosissima disputa relativamente a dogmi religiosi, del consiglio e dell’opera del Pallantieri, nominò questo Vescovo di Bitonto”.

La difficoltosissima disputa relativamente a dogmi religiosi ricordata sopra è quella che si trovò a dipanare papa Clemente VIII (Ippolito Aldobrandini 1592-1605) riguardante il contrasto nato in Spagna sulla dottrina della cooperazione della Grazia nel Libero Arbitrio nato fra i Domenicani, di cui il massimo esponente fu padre Domenico Bañes ed i Gesuiti con padre Luigi Molina, dal cui esso prese il nome di Molinismo o Teorie di Alcalà, dal luogo in cui queste furono proclamate. Non fu estraneo alla vicenda, quale Nunzio in Spagna, anche il Ginnasi. La vicenda si trascinò per vari anni a cavallo dei secoli XVI e XVII ed al di sotto di essa si dipanò una delicata questione politica sulla competenza al giudizio riguardo la sospetta eresia, se cioè questa spettasse a Roma ed al Papa quale organo supremo di interpretazione della Dottrina, ovvero all’inquisizione spagnola sulla quale molto puntava re Filippo III di Spagna. Fra di essi, sommo mediatore fu Domenico Ginnasi. Il papa istituì già nel 1598 una apposita commissione per giudicare gli scritti e le teorie esposte dai due Teologi: di essa facevano parte pure Roberto Bellarmino, poi nominato Cardinale, ed il cardinale Carlo Madruzzo Arcivescovo di Trento; essa venne allargata nel maggio del 1600 al vescovo Ippolito Masseri di Montepeloso e ai procuratori dei Francescani Osservanti e Conventuali Giovanni de Rada e Girolamo Pallantieri. I lavori, tra interrogatori, studi, dispute, si protrassero sino al 31 agosto 1601, con la consegna al Papa di una lunga relazione; ciò non fu sufficiente: il Papa istituì con motu proprio del 20 marzo 1602 una apposita Congregazione, detta de auxiliis gratiæ, chiamandovi anche Girolamo Pallantieri, i cui lavori continuarono probabilmente fino al 1605.

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Facciata della Cattedrale di Bitonto.

Il Ministero Episcopale

Girolamo Pallantieri fu nominato Vescovo di Bitonto da papa Clemente VIII con bolla del 10 settembre 1603. Contrariamente ai decreti del Concilio riguardanti l’obbligo di residenza dei Vescovi, pare che egli raggiungesse la Diocesi solo nel 1605; così il Franchini il quale afferma che il Pontefice, che lo aveva in grande stima, lo trattenne a Roma per valersi di tanto sapere in servitio della Santa Sede, onde solamente sotto Pauolo V puotè andare alla residenza.
Giunto in Diocesi (1605), nonostante il peso dei suoi settant’anni, si rivelò un Pastore attivo, zelante, maestro di carità, senza mai nulla risparmiare di sè e delle sue sostanze. Suo modello fu San Carlo Borromeo, del quale spesso pubblicamente ne predicò le lodi. Antonio Castellano, nel suo volume La Diocesi di Bitonto nella Storia afferma che Girolamo fu amato e venerato dal popolo per la santità dei suoi costumi e per lo zelo pastorale. La cosa appare vera se, ancora lui in vita esempio rarissimo nella Storia dice l’Emiliani, Clero e Popolo Bitontino sentirono la necessità di ringraziare il loro Vescovo ponendo una lapide nel cortile dell’Episcopio che così recita:

D.O.M.
HIERON. PALLAT. CAST. BONON. FRANC.COV. VIRO INTEGERR.
OIVMQ. SCIENTIAR. DOCTRINA CLAR. IN SETENTIIS DICEDIS FACVDIA GRA
VITATE, SAPIENTIA, SING. ASPERIS, AC SECVDIS REB. ÆQUE PROBATO, PRÆCIPV
IS SVI INSTITVTI MUNERIB. TVM LEGENDO TVM REGEDO EGREGIE FRVC
TO TICINI, ET PATAVII SVMMA CVM LAVDE PVBLICO SACRÆ THEOLOGIÆ
PROFESSORI AD SVMMOS PONTIFICES ET SACROS PVRPVRATOS PATRES
SÆPIVS INTER MISSARVM SOLLEMNIA ORATORI ORNATISSIMO SANC
TI CAROLI BORROMEI CARDINALIS PRIMVM, DEINDE CARDINALIS DE
MONTE ALTO QVI FVIT SIXTVS V THEOLOGO COMMENSALI, CATHOLICE
RELIGIONIS EGREGIO ADSERTORI OB EAS RES A CLEMENTE VIII ROMA
AD GREVES DE REBUS FIDEI CONTROVERSIAS COMPONENDAS VOCATO
OC IN ANTISTITEM BITONT. CREATO
CLERVS BITONT. CVIVS HONORI, ET COMODO SEMPER STVDVIT AD
HVC VIVENTI GRATITVDINIS ERGO POSVIT ANNO ÆTATIS SVÆ LXXVIIII
SALVTIS VERO MDCXI

Traduzione

A Dio Ottimo Massimo
A Girolamo Pallantieri da Castel Bolognese, Francescano Conventuale, uomo integerrimo
la cui chiarezza di dottrina e di scienza si manifestò nell’autorevole eloquio delle sue decisioni
nella sapienza; trovato giusto dapprima nel superare le difficoltà poi nel risolvere i problemi,
specialmente nei suoi insigni incarichi sia di lettore poi reggendo da professore con eccellenti
frutti la cattedra di Sacra Teologia a Pavia ed a Padova con pubblico riconoscimento.
Fu richiesto da Sommi Pontefici e da Sacri Padri Porporati
quale predicatore eccellente durante le Messe Solenni
dapprima da San Carlo Borromeo poi dal Cardinale di Montalto
che fu poi Papa col nome di Sisto V del quale fu teologo e commensale,
strenuo difensore della Religione Cattolica fu per questo chiamato a Roma da Clemente VIII
per comporre importanti controversie riguardanti questioni di fede.
Successivamente fu creato Vescovo di Bitonto.
Il clero Bitontino, che sempre aspirò al suo onore ed al suo ricordo
questa lapide pose per gratitudine, ancora lui vivente nell’anno di sua età 79mo
nell’anno 1611

Anche il neo-Cardinale Domenico Ginnasi, giunto in Puglia nel 1605 per la visita alla sua non lontana Diocesi, volle onorare il Vescovo Girolamo.

Dell’opera pastorale di Pallantieri si ricorda che il 6 dicembre 1609 pose la prima pietra della nuova chiesa di San Gaetano dove i Teatini innalzarono il loro monastero; nel 1610 celebrò il Sinodo diocesano i cui atti furono dati alle stampe; il 4 gennaio 1615 diede il suo assenso alla venuta in Bitonto dei Paolotti affidando loro prima la chiesa di Santa Tecla fuori Porta Robustina e, successivamente, quella di San Michele Arcangelo. Furono da lui promossi importanti lavori di restauro della Cattedrale per i quali ottenne anche dal Comune la somma di 800 ducati e nel 1618 provvide alla riparazione dei tetti. Morì in Bitonto il 25 agosto 1619 all’età di ottantasei anni e venne sepolto nella cripta della Cattedrale, ove tuttora riposa.

Nell’archivio vescovile di Bitonto si conservano numerosi atti che ne testimoniano la sua operosità e la profonda dottrina

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Ritratto di Girolamo Pallantieri.
(Bologna, Biblioteca comunale dell’Archiginnasio, Facies-Collezione dei ritratti).
Fonte: www.archiginnasio.it

Il Venerabile Taumaturgo Girolamo Pallantieri

Subito dopo la morte crebbe in Bitonto e nelle città circostanti la fama del Santo Vescovo Taumaturgo, tanto che da certuni è nominato Venerabile e da altri, come il Bollettino della Diocesi di Ruvo e Bitonto del 1958 è addirittura indicato quale Servo di Dio. Vero è che Girolamo Pallantieri appare nel Martirologio Francescano così come riportato nella stessa fonte. Ma la fama del Santo Vescovo non rimase relegata nella sola Puglia se il Masini nella sua Bologna Perlustrata può ricordarlo così: Fra Girolamo Pallantieri Vescovo di Bitonto, Minore Francescano Bolognese, fece grazie e miracoli, risuscitò morti, e non si trova quasi alcuna sorte di febre, che non sia stata da lui sanata.

Già durante la veglia funebre ed i funerali, svoltisi il 29 agosto, il concorso di folla accorsa da ogni parte della Puglia fu ingente: subito si parlò di improvvise guarigioni al contatto della salma o delle vesti e molti cercarono di procurarsi un pezzo d’abito od un oggetto appartenuto al defunto per sanare amici o familiari. Nei giorni successivi si parlò anche di apparizioni del Santo Vescovo non solo a gente comune, ma anche a sacerdoti, monache e frati. Nei primi quattordici giorni dalla morte il dottore Michele Giordano, medico fisico pubblico di Bitonto registrò più di venti grazie di guarigioni, con notizie particolareggiate di nomi, località e testimoni, ma senza formalità giuridica. Quelle munite di tale sigillo d’autenticità si trovano nell’Archivio Diocesano. Un primo gruppo di esse risale al 1622, quindi di poco successive alla morte del Vescovo taumaturgo; sono scritte di pugno dai miracolati o da loro fiduciari alla presenza di un Legato Apostolico che procede, in calce, all’autenticazione della firma in questi termini: … e questo dico, ratifico et confermo di mia prop.a mano”. In ognuna di queste memorie è presente una succinta descrizione della malattia grave e degli inutili rimedi apportati dai medici; indi il miracolato ricorda di aver pregato il santo Vescovo, oppure che questi gli è comparso in sogno od apparso in chiesa o in casa ovvero un oggetto appartenuto al Santo gli è stato posato sulla parte malata. Dopo l’apparizione e la preghiera viene tosto la grazia e la guarigione; ne segue il ringraziamento del miracolato con la posa di un ex-voto sulla tomba del santo Vescovo: …onde per gratitudine ho attaccato al suo sepolchro la tabella per memoria del beneficio ricevuto. Infine il miracolato, per ulteriore devozione promette al Santo di sottostare ad una penitenza.

La Diocesi bitontina promosse il processo di beatificazione che si aprì solennemente in Cattedrale il 23 giugno 1763 e giunse alla fase di promozione della relativa causa presso la Congregazione dei Santi, ove tuttora il processo è aperto. Una prima ricognizione dei resti mortali, eseguita dal Vescovo Fabrizio Carafa nel 1639 trovò la salma intatta. Una seconda ricognizione si eseguì nel 1682 da parte del Vescovo Francesco Antonio Galli, presente il Vicario Generale Giovanni Battista Morea il quale riferisce che prima di iniziare la riesumazione si volle un segno della potenza del Servo di Dio: si domandò il dono della pioggia, di cui v’era estremo bisogno. La risposta venne immediata con un abbondante scroscio d’acqua mentre si recitavano le Litanie. Un altro segno si ebbe al termine della ricognizione, quando un sacerdote, che aveva aiutato a levare la lapide, applicando sulla fronte un frammento delle vesti fu immediatamente liberato da una violenta febbre terzana.
Il Vescovo di Bitonto Antonio Marena diede nel 1958 nuovo impulso alla causa promuovendo anche una ricognizione canonica delle spoglie di Pallantieri, avvenuta nel 1963 e che viene ricordata presso la tomba con la seguente lapide:

CANONICA RECOGNITIONE PERACTA
HIC FERALES RELIQUIAE
VEN. HIERONIMI PALLANTIERI O. F. M. C.
EPISCOPI BITUNTINI
DEPOSITAE SUNT
PRIDIE NONAS MAJAS 1963

Traduzione

Fu compiuta una ricognizione canonica
a queste reliquie funebri
del Venerabile Girolamo Pallantieri OFM
Dal Vescovo di Bitonto
furono (qui) deposte
6 Maggio 1963

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Bitonto, Cattedrale: lastra tombale di Mons. Girolamo Pallantieri.

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Bitonto, Cattedrale: Stemma Vescovile di Mons. Girolamo Pallantieri.


Reminiscenze di Girolamo Pallantieri a Bitonto ed a Castel Bolognese

La lastra tombale che racchiude le spoglie mortali di Girolamo Pallantieri ce lo mostra severo, in abiti pontificali, con la mano destra benedicente e la sinistra che regge il Pastorale. La barba fluente ed i baffi stanno a ricordarci la sua saggezza; il viso appare vecchio ed affaticato, segno evidente che egli è ritratto in punto di morte. Il corpo è posto sopra un ampio piedistallo nel quale si legge il seguente testo:

D.O.M.
HIERONYMO PALLANTERIO MIN.
HVI ECCLIAE PASTORI OPTIMO
CAPITULUM CUM LACH R.Y.MIS POS
VIXIT ANN. LXXXVI MENS. III
DIES V REXIT ECCLESIA AN.
XVI MORTUUS EST AN. DNL
MDCXIX DIE XXV MENS AVG.TI

Traduzione

A Dio Ottimo Massimo
A Girolamo Pallantieri Ord. minori
Ottimo Pastore di questa Chiesa
Il Capitolo con lacrime pose
Visse anni 86, mesi 3
giorni 5. Resse questa Chiesa anni
16. Morì nell’Anno del Signore
1619 il giorno 25 del mese di agosto

Castel Bolognese conserva di Girolamo Pallantieri un ritratto, ad olio, racchiuso in una cornice ovale, che si trova in Palazzo Mengoni, nella Sala Consigliare (si veda all’inizio di questa pagina). Qui egli è dipinto seduto, in abiti episcopali, la mitria discosta in secondo piano; il viso allungato è ingentilito da una barba corta e dai baffi; nella mano regge un cartiglio ove si legge:

All’Ill.mo Preg.mo Sig. il Padre Girolamo M. Pallantieri Vescovo di Bitonto.
Un altro ritratto di Girolamo Pallantieri si conserva nella Chiesa di San Francesco, nella Cappella dedicata all’Immacolata Concezione. Qui, nel lato del Vangelo un grandioso monumento in stucco, simmetrico a quello della parete di fronte dedicata a Gian Paolo Pallantieri e simile a quelli presenti nella Cappella delle Reliquie, forse anch’essi di Angelo Piò o della sua scuola, ritraggono in busto Girolamo Pallantieri in abiti di Minore Conventuale col viso rivolto verso il popolo. Al di sotto, una lapide lo ricorda con questa parole:

D.O.M.
SISTE PEDEM VIATOR
ET IN HOC SIMULACRO MIRARE
HIRONYMUM PALLANTERIUM DE CASTRO BOBONIENSI
ORDINIS MIN. CONVENTUALIUM
VIRUM
QUI HUMANÆ SAPIENTIÆ AC SACRÆ ERUDITIONI
MAXIMAM PIETATEM ASSIDUAMQUE ORATIONEM
MIRABILITER CONIUGENS
SIXTO V. GREGORIO XIV. AC DIVO CAROLO BORROMEO
APPRIME CHARUS FUIT
BITONTI TANDEM A CLEMENTE VIII. EPISCOPUS RENUNCIATUS
IBIDEMQUE IN CHRISTI OSCULO
X. JAL. SEPTEMBRIS M.D.C.XIX MURTUUS
SANCTITATIS FAMA AC MIRACULORUM GLORIA
CUI HUJUS CONVENTUS PATRES
SIBI DE TANTI VITI MEMORIAM GRATULANTE
ERIGI CURARUNT

Traduzione

A Dio Ottimo Massimo
Ferma il piede, o messaggero,
e in questa immagine ammira
Girolamo Pallantieri da Castel Bolognese
dell’ordine dei Minori Conventuali
un uomo che
all’umana sapienza ed alla Sacra Erudizione
congiungendo mirabilmente una grandiosa pietà
ed un’assidua orazione
a Sisto V, a Gregorio XIV ed a San Carlo Borromeo
fu assai caro
infine fu nominato Vescovo di Bitonto da Clemente VIII
morto nella medesima località nel bacio di Cristo
il 23 agosto 1619
continua ancora ad essere vivo per la fama di santità e la gloria dei suoi miracoli
In suo onore i Padri di questo convento
rallegrandosi nel ricordo di un così grande uomo
fecero collocare (questo busto)

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Castel Bolognese, Chiesa di San Francesco.
Monumento celebrativo a Mons. Girolamo Pallantieri.

Paolo Grandi

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