Le curiosità su San Petronio

La chiesa dei Santi Giovanni e Petronio a Roma

La chiesa dei Santi Giovanni e Petronio a Roma

Colgo l’occasione della vicinanza delle festività del Patrono per raccontare alcune curiosità storiche, in parte ritrovate riordinando il nostro Archivio Parrocchiale, ed altre rinvenute dall’amico Andrea Soglia. Le carte archivistiche appartengono a due lettere scritte da mons. Antonio Cani, fratello di mons. Giovanni Cani primo vescovo di Rockhampton in Australia e sul quale sto sviluppando una ricerca, a don Antonio Gamberini, arciprete di San Petronio e loro cugino.

Le tre chiese di San Petronio ed i segni dei castellani

In Italia, e forse nel mondo, sono solo tre le chiese dedicate a San Petronio: oltre la magnifica Basilica gotica bolognese e la nostra Parrocchiale, esiste in Roma, in via del Mascherone, di fianco a Palazzo Farnese ed accanto a via Giulia, la chiesa dei santi Giovanni e Petronio ove si riuniva la nazione bolognese a Roma. Nelle chiese di Bologna e Roma esistono tracce e ricordi di castellani.

Il sacerdote Taddeo Amonio (1647-1713), castellano, fratello del medico Domenico, fu coadiutore dei Canonici della Basilica di San Petronio a Bologna a partire dal 1686 fino al 18 giugno 1697 quando divenne Priore dei Canonici. Morì a Bologna il 17 maggio 1713 ed ottenne la sepoltura all’interno della Basilica, nella Cappella di Santa Maria della Pace (la prima a destra entrando), ove fu posta a ricordo una lapide, oggi probabilmente dispersa. Nella chiesa romana, invece, mons. Cani ha visto e trascritto la seguente lapide nella casa annessa alla chiesa:

JOANNES BALASSUS MENSONIUS
DE CASTRO BONONIENSI
RELIQUIT SEX LOCA
MONTIUM CAMERALIUM
CUM ONERE CELEBRANDI
QUOLIBET ANNO IN PERPETUUM
MISSAS NONAGINTA
UT CONSTAT PER ACTA
D. CÆSARIS PARCHETTI
NOT. CAP.
SUB DIE 23 FABRUARII
ANNI MDCCXXIII

Traduzione:

Giovanni Balasso Menzoni
di Castel Bolognese
lasciò sei poderi
alla Cassa della Camera (Apostolica)
con l’onere di celebrare
ogni anno in perpetuo
novanta messe
come consta agli atti
di don Cesare Parchetti
notaio capitolare
al giorno 23 febbraio
dell’anno 1723

In un mio recente viaggio a Roma ho cercato la lapide; purtroppo, la facciata sembra stata manomessa da poco tempo ed in essa la lapide non v’è; non mi è stato possibile accedere né al cortile né alla chiesa: il primo è proprietà privata, la seconda è generalmente chiusa e solamente la domenica viene officiata.

La statua lignea che si trova a Castel Bolognese

Diversa è la storia della statua del Patrono che si trova nella nostra Parrocchiale, nel secondo intercolumnio di sinistra. La tradizione vuole che essa, esatta copia di quella duecentesca che trovasi nella basilica bolognese, venisse donata dai bolognesi al nuovo papa Pio IX, già Vescovo di Imola, in occasione della sua incoronazione, e da questi a Castel Bolognese per confermare la sua inestinguibile amicizia verso l’Arciprete don Tommaso Gamberini e verso i fedeli Castellani. Le cose, tuttavia, sono andate un poco diversamente ed a far luce sull’episodio è lo stesso mons. Cani in una lettera da Roma, diretta a don Gamberini, del 27 giugno 1877. Per inquadrarla storicamente meglio, ricordo che Giovanni Maria Mastai Ferretti ascese al Soglio Pontificio nel giugno del 1846 rimanendovi sino al 1878. “Per la ferrovia tra qualche giorno riceverà una gran cassa contenente una bellissima statua di San Petronio che il S. Padre motu proprio aveva destinato a Castello, ma Mons. Cenni l’aveva sconsigliato; per fortuna sono arrivato a tempo a chiederla e così Mons. Cenni si è persuaso. Preghi e faccia pregare perchè la ferrovia la porti sana. Essa è veramente stupenda: quanti l’hanno veduta alla esposizione vaticana l’hanno ammirata”. Quindi, non fu così sollecito il dono come appare nel racconto tradizionale; anzi, il volere del Papa fu esaudito quasi alla fine del suo pontificato e su sollecitazione di Mons. Antonio Cani, al quale dobbiamo un sentito ringraziamento. Per memoria, trascrivo anche le note vergate da don Garavini sul retro della busta e che ci raccontano le vicende più recenti della statua: “La statua ha subito orrende mutilazioni nel passaggio del fronte bellico, nov. 1944 – apr. 1945 per lo scoppio di granate: amputato il capo e una mano e sfregi multipli Dopo è stata riparata discretamente dal Sig. Scardovi Giovanni detto Cavurì”.

Paolo Grandi

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