Il suono dell’organo nella chiesa di San Petronio

di Paolo Grandi

I precedenti strumenti

Un piccolo organo esisteva in chiesa già nel 1574; il secondo fu fatto nel 1589 a spese dei fedeli e della comunità, la quale elargì 100 scudi, un terzo fu acquistato a Bologna dall’arciprete Guarini il 6 settembre 1691, costruito da Francesco Traeri di Brescia. Restaurato nel 1757 dal Bolognese Pietro Giovagnoni e nel 1789 da Domenico Gentilini di Medicina, subì nel 1810 un completo rifacimento, eseguito dal rinomato organaro Pietro Cavaletti di Parma, a spese dell’arciprete Domenico Contoli e di don Francesco Favolini. Questo prezioso strumento perì col crollo del campanile nell’inverno del 1944. Erano posti entrambi nella cantoria di sinistra (cornu Evangelii)
Una curiosità è legata all’organo di san Petronio: una famiglia castellana, i Cornazzani, erano soprannominati “sceva-l’orghen” perché uno dei loro componenti conservava la chiave di accesso all’organo.

Lo strumento impiantato nel dopoguerra

Il quarto organo fu costruito dalla “Organaria Marciana” di Venezia tra la fine degli anni ’50 ed i primi anni ‘60 e venne inaugurato nel 1962, pagato in parte dallo Stato in conto dei danni di guerra ed in parte dai fedeli e dall’Arciprete Sermasi. Si trattava di un notevole strumento, posizionato sulla cantoria di sinistra, (cornu Evangelii), e mostrava una grande teoria di canne del “principale” sulla balconata. Per rispettare la rigorosa simmetria della chiesa, un’identica teoria di canne, solo di bellezza, fu posizionata anche sulla cantoria di destra (cornu Epistulae). Il movimento era elettrico: ogni tasto della tastiera della consolle, che era posizionata al centro del coro dietro l’altare maggiore, era in pratica un interruttore collegato ad un relè il quale a sua volta apriva una valvola che faceva passare l’aria del somiere attraverso quella canna provocandone così il suono. Tale strumento si dimostrò però ben presto inadeguato, tanto che alcuni testimoni, Marcellino in testa, ricordano che già al concerto inaugurale una parte dell’organo era inutilizzabile. Fu suonato pochissime volte e così per udire il vibrare di un organo occorse aspettare altri vent’anni. Nel frattempo supplirono un harmonium poi le prime tastiere elettriche a transistor e successivamente le tastiere elettroniche che tuttavia dovettero convivere con le nuove tendenze della musica: chitarre ed altri strumenti.

Il lascito Sermasi e la disputa per la tipologia di strumento

Il 25 aprile 1979 moriva mons. Giuseppe Sermasi, Arciprete di San Petronio dal 1935 al 1971, lasciando per testamento una cospicua somma di denaro per la costruzione di un nuovo organo in San Petronio; egli infatti si era sempre rammaricato che l’organo da lui installato non avesse mai funzionato.
L’allora Arciprete don Giancarlo Cenni si rivolse pertanto a due personalità della musica per avere il loro parere su che tipologia di strumento preferire: padre Albino Varotti e don Carlo Marabini. Padre Albino propose uno strumento in linea con le costruzioni del tempo: consolle posta lontano, in una posizione comoda per l’accompagnamento di un gruppo corale e canne azionate elettricamente (erano già in essere i primi esperimenti di azionamento elettronico) raggruppate anche in più punti della chiesa per dare un suono più completo ed avvolgete. Don Carlo Marabini, affiancato dalla propria organista Maria Grazia Filippi invece proponeva uno strumento del tutto nuovo che tuttavia si inseriva nella tradizione degli organi italiani: compatto, con trasmissione meccanica e posizionato su una delle due cantorie a lato del presbiterio. Complice forse il fatto che la trasmissione elettrica aveva già tradito il precedente organo, don Cenni si orientò verso la proposta di don Carlo Marabini che tuttavia sacrificava la vicinanza tra organista e corale ma che oggi, a distanza di oltre trent’anni, si è dimostrata vincente. Maria Grazia Filippi progettò il nuovo strumento.

Il nuovo organo Ruffatti

Così lo descrive la sua progettista Maria Grazia Filippi nel pieghevole di inaugurazione:

II nuovo Organo della Chiesa Arcipretale di San Petronio in Castel Bolognese si inserisce, in maniera adeguata, nel già cospicuo numero di organi costruiti ultimamente nella nostra zona, seguendo la linea della più antica e autentica tradizione italiana. Posso citare, come esempio, l’organo della Chiesa di S. Maria dei Servi in Bologna (Tamburini 1967), della Sala Respighi del Conservatorio (F. Zanin 1978) e della Basilica di S. Antonio sempre in Bologna (F. Zanin 1972), della Chiesa del Suffragio in Rimini (F. Zanin), della Parrocchiale di Castrocaro (Tamburini), etc.
Parlando di tradizione, si deve intendere una «Strada maestra» poiché, per cinque secoli e più, l’organo ha sempre avuto le stesse caratteristiche tecniche di costruzione e volerle cambiare, significa voler tentare un esperimento.
All’inizio di questo secolo, forse in nome del progresso, è stato fatto un considerevole cambiamento, portando il sistema di trasmissione, da sempre meccanico, a tubolare e poi ad elettrico; non si è rivelata altro che una parentesi, oggi già abbondantemente chiusa. La complessità di una progettazione, ideazione, realizzazione di un organo è sempre notevole; e se poi vogliamo considerare anche la non trascurabile spesa necessaria, dobbiamo sentirci in dovere di proiettare questo strumento in un futuro non certamente prossimo ma il più possibile lontano.
Accontentarci comodamente di un esperimento durato 40 o 50 anni e risultato fallito come quello della trasmissione elettrica (in genere la durata di questi organi è di 20 anni, dopo di ché essi necessitano di un rinnovamento completo di trasmissione, quindi di relais, magneti, transistors etc.) avrebbe significato perlomeno superficialità per non dire approssimazione.
Non vorrei essere troppo ottimista in fatto di durata, ma basti pensare che l’Italia vanta ancora oggi, perfettamente funzionante, l’organo più antico del mondo, costruito nel 1475 per la Basilica di S. Petronio in Bologna da Lorenzo da Prato.
II discorso naturalmente non si esaurisce qui; la durata è uno soltanto, tra tutti i pregi di un organo a trasmissione meccanica (e qui vorrei precisare che per trasmissione meccanica s’intende il collegamento per mezzo di un tirante tra canna e tasto, per cui, quando quest’ultimo viene abbassato si apre direttamente il ventilabro della canna corrispondente sul somiere); altri sono la prontezza, la gradualità di tocco, la morbidezza di suono, tutte caratteristiche queste, completamente assenti in qualsiasi altro tipo di organo.
Anche per quanto riguarda la fonica, cioè la scelta dei timbri o registri, è stato rispettato appieno, non solo la tradizione ma anche il nostro sempre invidiato gusto italiano. La dolcezza del principale, la trasparenza del ripieno, la vivacità del cornetto e la regalità della tromba, per non parlare dei flauti particolarmente limpidi ed espressivi, fanno di questo strumento un autentico gioiello, di cui, penso, chiunque andrebbe orgoglioso.
La felice ubicazione nella cantoria in «Cornu Epistolae», la progettazione della cassa, unitamente alla Soprintendenza ai Beni Architettonici di Ravenna con la facciata in bello stile italiano, lo inseriscono piacevolmente nella splendida architettura di questa Chiesa costruita «ex novo» da Cosimo Morelli dal 1783 al1786, dopo che il terremoto del 1781 l’aveva completamente distrutta.
Una distanza di due secoli, dunque, unisce due capolavori d’arte esprimenti due mondi interiori lontani; sappiamo tutti, però, molto bene, che nonostante il più accattivante dei progressi, le mode e gli eventi storici, l’anima e il cuore di un uomo non sono mai cambiati e resteranno sempre gli stessi.

La sua collocazione nella cantoria impose anche alcuni lavori edili, curati dal geom. Domenico Gottarelli e in parte finanziati da lui stesso, dalla Banca di Credito Cooperativo (allora Cassa Rurale Artigiana di Castel Bolognese e Casola Valsenio) e dalla Cassa di Risparmio di Lugo consistenti ne rinforzo delle travate della cantoria e del sottotetto della sacrestia per sopportare il peso dello strumento e di un piccolo rialzo del tetto della sacrestia ove alloggiare parte delle canne.

Così lo descrive il restauratore, maestro Nicola Ferroni:

L’organo della chiesa di San Petronio di Castel Bolognese fu costruito tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta del Novecento, come indicano le date impresse sulle varie parti componenti lo strumento e la dedica punzonata sull’anima delle due canne maggiori del Principale, il Do e il Do#, collocate in cassa dietro le paraste del prospetto: “Arciprete / Don Giancarlo Cenni” e “Fratelli Ruffatti / Padova 1980”.
Lo strumento è collocato in cassa a muro, in cantoria, nel lato destro del presbiterio (in cornu Epistulae). È costituito da tre corpi d’organo: il Grand’Organo, che risponde alla tastiera superiore, collocato dietro il prospetto, l’Organo Positivo, comandato dal manuale inferiore e collocato nel basamento della cassa a sinistra della finestra di consolle, e il Pedale, posto a ridosso del muro posteriore della camera.
Il somiere del positivo e quello del Pedale hanno disposizione delle canne cromatica, con i registri disposti a scalare dai maggiori sul fondo verso i più acuti davanti. Il Grand’organo ha le canne disposte prevalentemente per terze maggiori oppure distribuite tra pari e dispari a destra e a sinistra. I registri sono collocati a scalare dalla facciata verso il fondo, la Tromba per comodità di accordatura è posta vicino al passo d’uomo come anche il Fagotto 16′ del Pedale.
Il prospetto è articolato in tre campate con canne del Principale 8′ disposte a cuspide, bocche allineate, le campate esterne sono formate da 11 canne, quella centrale da 13.

Questa è la composizione fonica, come si rileva dal pieghevole di presentazione:

GRAND’ORGANO
II Manuale 61 note Do-Do
PRINCIPALE 8′
OTTAVA 4′
DECIMAOUINTA 2′
RIPIENO 4 FILE 1 1/3′
FLAUTO 4′
FLAUTO IN XII 2 2/3′
TROMBA 8′

ORGANO POSITIVO
I Manuale 61 note Do-Do
BORDONE 8′
FLAUTO A CUSPIDE 4′
PRINCIPALE 2′
CORNETTO 3 FILE 2 2/3′*
TREMOLO

* dal Do2

PEDALE
32 note Do-Sol
CONTRABBASSO TAPPATO 16′
OTTAVA 8′
QUINTADECIMA 4′
FAGOTTO 16′

Unioni:
POSITIVO AL GRAND’ORGANO
GRAND’ORGANO AL PEDALE
POSITIVO AL PEDALE

TIRATUTTI

Totale canne dello strumento: 1.068

Trasmissioni integralmente meccaniche

L’inaugurazione – 18 dicembre 1982

Questa la presentazione inserita da don Giancarlo Cenni nel pieghevole distribuito in quella serata:
Da tanto tempo i castellani auspicavano che alla chiesa parrocchiale di S. Petronio venisse restituito il suono armonioso dell’organo.
Questo strumento, complesso ed eccezionalmente dotato di risorse musicali, è divenuto ormai indispensabile per arricchire e completare il servizio liturgico nelle chiese cristiane.
Le cronache della nostra parrocchia potranno ora registrare tra gli avvenimenti degni di menzione l’inaugurazione del nuovo grande organo di San Petronio, che avrà luogo sabato 18 dicembre con il prima di una serie di concerti offerti alla cittadinanza.
Le tradizioni musicali, che hanno sempre contraddistinto Castel Bolognese, saranno così ravvivate, perché il nuovo organo potrà rendere nel tempo anche un importante servizio culturale.
Viene finalmente realizzato un desiderio di mons. Giuseppe Sermasi, che del nuovo organo è il donatore. II compianto arciprete aveva espresso esplicitamente nel testamento scritto la volontà di lasciare i suoi beni alla Chiesa, per dotarla della voce di un organo, di cui la parrocchia di San Petronio necessitava da tempo. Infatti, dopo la distruzione dell’antico organo nel corso degli avvenimenti bellici, con i fondi assegnati per i danni di guerra ne era stato installato un altro, che non ha mai funzionato, con rammarico dello stesso Arciprete.
L’Arciprete D. Gianni Cenni e la Comunità Parrocchiale esprimono la loro riconoscenza a mons. Giuseppe Sermasi per questo dono, attraverso il quale egli ha inteso rimanere ancora presente tra i fedeli, come lo fu nei momenti lieti e tristi dei suoi 37 anni di ministero pastorale a Castello. Un grazie particolare anche al canonico Augusto Sermasi, D. Carlo Marabini, al Geom. Gottarelli e a tutti gli Offerenti per la parte muraria, alla Cassa di Risparmio di Lugo, alla Cassa Rurale ed Artigiana di Castel Bolognese, a Maria Grazia Filippi per la progettazione dell’Organo.

Il concerto inaugurale, con il grandioso tempio di San Petronio pieno di pubblico, fu eseguito dall’organista di fama nazionale Elsa Bolzonello Zoja (1937-2007) che così venne presentata:
Diplomata in pianoforte, organo, composizione al Conservatorio «C. Pollini» di Padova, ha proseguito gli studi organistici a Bologna con Luigi Ferdinando Tagliavini e successivamente alla Accademia Internazionale d’organo di Haarlem (Olanda).
Ha suonato in vari Paesi europei e ha partecipato a numerosi Festivals Internazionali; ha inoltre effettuato registrazioni per la RAI e la Radio Svizzera Italiana.
Per la collana «Antichi organi italiani» della Ricordi ha inciso il disco dedicato al 700 sul «Callido» di Borca di Cadore. E’ insegnante d’organo e composizione organistica presso il Conservatorio «B. Marcello» di Venezia.
È Ispettore onorario del Ministero per i Beni Culturali e membro della Commissione per la tutela degli organi antichi.

Il programma del concerto prevedeva:
B. PASQUINI (1637-1710): Toccata in re minore
B. PASQUINI (1637-1710): Tre arie
D. ZIPOLI (1688-1726): All’Elevazione (II)
D. ZIPOLI (1688-1726): Pastorale
J. PACHELBEL (1653-1706): Toccata in do minore
J. PACHELBEL (1653-1706): Aria Sebaldina con 8 variazioni
J. F. DANDRIEU (1682-1738): Noël «Voici le jour solemnel»
J. STANLEY (1713-1786): Voluntary in la minore op. 6 n. 2
J. S. BACH (1685-1750): tre preludi corali:
Christum wir sollen loben schon BWV 611
Nun komm’, der Heiden Heiland BWV 659
Jesu, meine Freude BWV 610
J. S. BACH (1685-1750): Preludio e fuga in sol maggiore BWV 541

Seguì come bis:
A. LUCCHESI (1741-1801) Sonata per organo

A questa prima serata seguì:
Il giorno successivo, domenica 19 dicembre il gruppo “gregorianisti” della Cappella Musicale “Santa Maria” di Lugo diretti da don Carlo Marabini eseguirono alla Messa delle 11.15 la “Missa cum Jubilo” di G. Cavazzani. All’organo sempre Elsa Bolzonello Zoja.
Martedì 21 dicembre alle ore 20.30 fu eseguita la “Messa da Requiem” di L. Perosi in suffragio di mons. Giuseppe Sermasi.
Domenica 26 dicembre alle ore 16 la Cappella Musicale “Santa Maria “ di Lugo diretta da don Carlo Marabini eseguì un concerto di musiche natalizie. All’organo Maria Grazia Filippi; tromba: Valerio Beltrami.

Ma soprattutto la notte di Natale, con un scelto repertorio di canti natalizi, fu la prima esibizione della neonata “Corale di San Petronio”, diretta dallo scrivente con all’organo Francesco Scardovi.
Il 25 dicembre, alle 11.15, cantò alla Santa Messa il tenore Domenico Drei accompagnato all’organo da don Domenico Casadio.

Registrazione originale del concerto del 18 dicembre 1982

Registrazione originale del concerto del 26 dicembre 1982

Il restauro del 2019

Dopo trentasei anni e qualche mese di onorato servizio, era ormai giunto il tempo di revisionare completamente lo strumento: polvere, parassiti, sporcizia e qualche disallineamento delle aste richiedevano un intervento di sistemazione radicale e non una semplice accordatura. Si pensi che, in questi anni, per ben due volte il pavimento della chiesa è stato levigato con la conseguente nuvola di polvere che pesantemente si è depositata dentro le canne dell’organo.
Gli zii di Elisabetta Grandi, la giovane organista scomparsa prematuramente nel 2018 che per oltre vent’anni aveva suonato quello strumento, cioè lo scrivente e mia moglie, sono venuti alla decisione di provvedere, a loro spese, ad un radicale intervento di restauro dello strumento. Tramite l’amico Giuliano Castellari è stato contattato l’organaro Nicola Ferroni di Lendinara che in quindici giorni di permanenza a Castel Bolognese ha completamente revisionato lo strumento. Questa la sua relazione sui lavori svolti nella seconda quindicina di settembre:

Le canne del Principale 8′ sono di lega di stagno, purtroppo lo spessore della lastra non è sufficiente per garantirne la stabilità. I piedi delle prime cinque canne maggiori hanno ceduto in punta, e nelle canne interne il gancio di sostegno è stato strappato in seguito al collasso del piede. Si è dovuto provvedere a reggere le suddette canne con legacci ancorati al sostegno e, per la canna maggiore di facciata, il Re1, è stato necessario legarla con filo metallico per evitare il crollo. Il foro al piede era completamente chiuso e le bocche deformate dal peso. Si è inserito un tubo di alluminio nel foro del piede opportunamente allargato, così da impedirne lo strozzamento. Si è rimessa in forma la bocca ai lati e lo scudo superiore. Le anime, che si erano abbassate al centro a causa della gravità, sono state riportate in linea con il labbro inferiore. Ciò ha permesso di recuperare almeno parzialmente le note gravi del Principale che prima risultavano quasi assenti.
Intonazione e accordatura erano in disordine al momento del sopralluogo, soprattutto a causa della polvere e delle ragnatele ovunque nell’organo. Tutte le canne sono state smontate e soffiate con aria compressa, spolverate e rimesse in forma.
La stecca del Fagotto di 16′ era disallineata con i fori del somiere poiché l’asola di guida del movimento era stata chiusa con feltro incollato e dunque la corsa era controllata solamente dal pomello in consolle.
Si è corretto il movimento di apertura e chiusura della stecca ripristinando l’asola e la sua guida di ottone conficcata nella tavola del somiere.
Altri comandi accessori di registro (il tiratutti e il tremolo) erano stati rimossi o non funzionavano al momento dell’intervento e si è deciso d’accordo con la committenza di lasciarli come si trovavano.
La trasmissione dei manuali è interamente meccanica, con leve dei tasti fulcrate in coda secondo i modelli della scuola veneta. La tastiera superiore è sospesa ai ventilabri tramite tiranti e catenacciatura, mentre quella inferiore è appoggiata a pironi, che per mezzo della catenacciatura comandano l’apertura dei ventilabri. La pedaliera muove squadrette e tiranti sino alla catenacciatura posta sotto il rispettivo somiere. I comandi di registro sono azionati tramite pomelli disposti in colonne ai lati della finestra di consolle, a destra Grand’organo e Pedale, a sinistra il Positivo. I pomelli trascinano aste di metallo che a loro volta muovono i catenacci e le “spade” collegate alle stecche dei registri.
Le unioni a pedaletto (I-Ped., II-Ped. e II-I) sono ottenute mediante leve fulcrate in coda o interfisse, poste sopra le tastiere dietro il pannello della finestra di consolle.
Si è provveduto a spolverare interamente le tastiere e le catenacciature, e si sono regolate le unioni dei corpi d’organo. Il meccanismo che unisce le due tastiere, una barra trasversale con bilancini semplicemente appoggiati, si è dimostrato poco affidabile, perché, mancando i perni, le suddette leve interfisse possono spostarsi e interferire con le vicine, causando intoppi e blocchi della trasmissione.
Il motore è di marca Daminato, è stato spolverato e lubrificato con l’apposito olio. I mantici e i condotti portavento sono in ottimo stato e non si sono riscontrate perdite d’aria.
I tre somieri a tiro sono d’ottima fattura, con adeguati spessori di “mogano sipo” per le tavole e le coperte, i ventilabri e la secreta sono perfettamente funzionanti senza perdite di pressione o fughe. I crivelli sono stati smontati e puliti prima di controllare il corretto allineamento delle canne.
Due trasporti del vento, che alimentano le canne gravi del Fagotto sul supporto fuori somiere, erano staccati. Sono stati nuovamente collegati nei rispettivi alloggi. Si è accantonato il pannello che copriva la parte inferiore del suddetto supporto delle canne più gravi di Contrabasso e Fagotto che serviva solamente a mascherare i condotti di alimentazione delle canne. Ciò ha consentito di rimuovere la sporcizia accumulatasi negli anni.
Le canne di legno sono state smontate per poter rimuovere i tappi di accordatura e controllare lo stato delle guarnizioni, che sono risultate sane e ancora efficaci.
Le relative linguette metalliche per la regolazione del flusso d’aria al piede sono state bloccate nella giusta posizione con una goccia di colla vinilica.
Le tube dei registri ad ancia sono state pulite e ispezionate: le saldature sono complessivamente in buono stato, nonostante in qualche caso nel gambo di supporto abbiano ceduto. I piedi di queste canne sono ottenuti da pesanti tubi di piombo, che garantiscono la stabilità ma sono soggetti a corrosione, nonostante la vernice protettiva che li ricopre. Il fenomeno si mostra soprattutto nella zona medio-grave del registro di Tromba e nel Fagotto, con formazione di polvere bianca che blocca facilmente il suono e rende precaria l’accordatura.
Dopo la pulizia dei somieri e delle canne, si è provveduto a ripassare l’intonazione dei registri labiali, correggendo alcuni difetti di pronuncia e disomogeneità di forza. Non si è modificata l’impostazione fonica e non si sono alterati i criteri generali d’intonazione a pieno vento senza denti caratteristica dello stile cosiddetto “neo-barocco”.
L’accordatura è stata ripristinata rispettando il corista rinvenuto (leggermente calante rispetto al La3=440 Hz a 18° C) e il sistema di temperamento descritto nel foglio appeso alla porta d’accesso alla camera dell’organo e firmato dalla ditta Ruffatti.
Complessivamente lo strumento è ora in discrete condizioni di conservazione e quasi pienamente efficiente, nonostante il collasso dei piedi delle canne gravi di facciata. Si consiglia di controllare periodicamente lo stato dei legacci che tengono le canne maggiori del prospetto vincolate ai sostegni interni. Poichè il cedimento della lastra è irreversibile, sarà necessario ricostruire i piedi danneggiati, se non addirittura le prime cinque o sei canne, data la loro scarsa stabilità strutturale.

Disposizione fonica:

Grand’Organo
Principale 8′ in facciata da Re1, 35 note; il rimanente interno. Lastra con alta percentuale di Stagno.
Ottava 4′ di metallo con alta percentuale di Stagno
Decimaquinta 2′ di metallo con alta percentuale di Stagno
Ripieno 4 file (XIX-XXII-XXVI-XXIX con ritornelli tradizionali) di metallo con alta percentuale di Stagno
Flauto in VIII 4′ cilindrico, di metallo con maggiore percentuale di piombo
Flauto in XII 2.2/3′ a cuspide, di metallo con maggiore percentuale di piombo
Tromba 8′ (linguali fino al Re5, poi labiali; tube di rame)
Organo Positivo
Bordone 8′ canne tappate, 1-12 di legno d’abete, rimanente di metallo con maggiore percentuale di piombo
Flauto a cuspide in VIII 4′ di metallo con maggiore percentuale di piombo
Principale 2′
Cornetto 3 file (XII-XV-XVII) canne cilindriche di metallo con maggiore percentuale di piombo
Tremolo
Pedale
Contrabasso (o Subbasso tappato) 16′ di abete
Ottava di rinforzo 8′ aperto di abete
Quintadecima 4′ aperto di metallo
Fagotto 16′ ad ancia con tube di rame

Album fotografico relativo al restauro (99 fotografie!) a cura di Nicola Ferroni

Il concerto dopo il restauro

Per la prima volta il rinnovato suono dell’organo si è ascoltato la sera del 27 settembre 2019 in occasione del primo ingresso in Parrocchia del nuovo Vescovo di Imola mons. Giovanni Mosciatti, poi la domenica 6 ottobre in occasione della Messa delle Cresime.
Domenica 27 ottobre, alle 18.30, al termine della Messa Vespertina, lo stesso restauratore, Nicola Ferroni, ha accompagnato il quartetto “Nuova Musica Antica” di Rovigo, composto da Liliana Tami, Jenny Carità, Monica Valentini e Sara Magon. Questo gruppo vocale si è ricostituito l’anno scorso sulla scia di una precedente formazione guidata dal compianto Maestro Vincenzo Ferrari, scomparso nel 2017.
Il repertorio su cui si concentra il suo interesse è costituito principalmente dalla musica composta ed eseguita nei conventi femminili italiani durante l’epoca barocca. È noto infatti che alcune città italiane, ad esempio Milano, Venezia e Bologna, ospitavano conventi e collegi femminili rinomati per questo specifico genere musicale.
Inoltre il gruppo sta estendendo la ricerca alla polifonia tardo-rinascimentale espressamente concepita per voci femminili o che si presta perfettamente all’esecuzione con sole voci femminili, rispettando opportuni accorgimenti tecnici.
Questo il programma:
GIROLAMO FRESCOBALDI: da i Fiori Musicali, Toccata e Ricercare con obbligo di cantare la quinta parte;
FRANCISCO CORREA DE ARAUXO: Canto llano de la Immaculada Concepcion de la Virgen Maria;
TARQUINIO MERULA: Intonazione del quarto tono;
CLAUDIO MONTEVERDI: Cantate Domino;
BERNARDO STORACE: Passacaglia;
DOMENICO ZIPOLI: verso;
FRA’ SISTO REINA: Hinc mundi jam procul, mottetto a tre;
DOMENICO ZIPOLI: verso;
FRA’ SISTO REINA: Per ima loca, mottetto a tre;
DOMENICO ZIPOLI: Canzona;
ISABELLA LEONARDA: Ave Regina Caelorum, mottetto a quattro;
Al termine, lo scrivente, insieme al quartetto, ha eseguito il Panis Angelicus di César Franck.
Di questo concerto rimangono spezzoni di registrazione eseguiti da amici degli esecutori e da Francesco Minarini.

Registrazioni del concerto del 27 ottobre 2019

 

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