I Mortara, una famiglia ebrea in fuga a Castel Bolognese

In occasione del Giorno della memoria 2015

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L’ubicazione del podere Larghe (da una vecchia carta dell’Istituto Geografico Militare)

A “Le Larghe”, toponimo oramai scomparso dalla memoria castellana, si svolse un capitolo della tragica storia della famiglia ebrea bolognese dei Mortara. Un capitolo assai poco edificante per le nostre autorità di allora che non mancarono di seguire scrupolosamente le leggi che colpivano gli ebrei e che si spera non abbia visto coinvolto qualche nostro concittadino nel ruolo di delatore.

Il podere "Monte" oggi, visto dalla via Torretta (immagine da google street view)

Il podere “Monte” oggi, visto dalla via Torretta (immagine da google street view)

Il podere Larghe, oggi chiamato “Il Monte”, è sito in via Torretta, in parrocchia Serra, poco lontano dal Rio Sanguinario e quindi alle estreme propaggini del territorio di Castel Bolognese, al confine con il comune di Imola. All’epoca dei fatti era vasto circa 12 ettari su cui erano posti una villa (o, molto più probabilmente, una grande casa di campagna) e una casa colonica con attigua stalla.
Nel 1942 era di proprietà del bolognese Ferdinando Bastoni, che l’8 dicembre di quell’anno lo vendette a Rosa Fiorentino e al di lei figlio Corrado Mortara, entrambi residenti a Bologna. Rosa Amelia Fiorentino era nata ad Imola nel 1878 e nel 1902 aveva sposato Enea Mortara (classe 1867), da Bologna. La coppia, di religione ebraica, generò quattro figli maschi: Giuseppe (n. 1903), Ferruccio (n. 1904), Franco (n. 1909) e Corrado (n. 1911).

Cartolina commerciale della ditta Enea Mortara (collezione Andrea Soglia)

Cartolina commerciale della ditta Enea Mortara
(collezione Andrea Soglia)

Enea aveva un’attività di commercio e rappresentanza di pellami in via Calzolerie e morì nel 1924. Era primo cugino con quell’Edgardo Mortara che nel 1858 fu al centro di una vicenda storica di portata internazionale.
Un altro lutto colpì la famiglia nel 1934, quando mancò il secondogenito Ferruccio. Nel frattempo Franco aveva proseguito gli studi conseguendo la laurea in medicina, mentre Giuseppe e Corrado si erano fermati alla licenza media ed erano subentrati al padre nell’attività di famiglia.
La vita dei Mortara proseguì serena finché su di loro non si abbatté la tragedia delle leggi razziali. Nel 1938 Franco fu costretto a lasciare l’insegnamento universitario, e fu successivamente espulso dall’albo dei medici: ne conseguì la decisione di emigrare in America, con la partenza avvenuta nel 1939. Giuseppe e Corrado, assieme alla madre Rosa, rimasero in Italia e ben presto videro peggiorare la loro situazione con l’entrata dell’Italia in guerra e l’ulteriore inasprimento delle leggi razziali, che rendeva sempre più difficoltosa la loro attività commerciale.
Forse fu per sfuggire a tutto ciò, e anche per scampare ai bombardamenti aerei che colpivano frequentemente una città grande come Bologna, che i Mortara decisero di acquistare il podere Larghe a Castel Bolognese e di cercare lì un rifugio più sicuro. E’ accertato che Rosa Fiorentino e i due figli, pur mantenendo la residenza a Bologna, si fossero trasferiti nella loro nuova proprietà, assieme al loro autista Luigi Bonfiglio e alla di lui moglie Adele Cavazza. Non passò molto tempo e l’illusione, semmai ci fosse stata, di aver trovato un posto più tranquillo svanì velocemente: la loro presenza venne sicuramente notata e probabilmente i Mortara cominciarono già a pensare ad una nuova fuga.
Il 15 dicembre 1943 il maresciallo di Castel Bolognese, Luigi Varano, venne a sapere che la villa “Larghe” era di proprietà dei Mortara “non meglio conosciuti, sospetti ebrei”. Non sappiamo se la segnalazione provenisse da qualche anonimo delatore del nostro paese oppure da qualche personaggio più importante, ansioso di favorire un illustre sfollato che aveva bisogno di sistemarsi e del quale si dirà più avanti, ma il maresciallo si recò immediatamente sul posto. Vi trovò l’autista dei Mortara e la sua consorte i quali, dopo alcune reticenze, dichiararono che i loro padroni si erano allontanati già dall’inizio del mese di dicembre. Il maresciallo ritirò quindi la chiave della villa, facendo trasferire l’autista e la moglie nell’attigua casa colonica, ed iniziò immediatamente tutta una serie di accertamenti. Avendo stabilito che i Mortara non risultavano iscritti all’anagrafe di Castel Bolognese, il giorno successivo il maresciallo telegrafò ai carabinieri di Bologna per avere le informazioni necessarie e si premurò anche di contattare Ferdinando Bastoni, precedente proprietario de “Le Larghe”. Il 21 ebbe risposta dal Bastoni, che lo informò di aver venduto ai Mortara già nel dicembre del 1942, e il 25 dicembre ebbe la conferma dai carabinieri di Bologna che i Mortara erano ebrei.
Ma mentre gli accertamenti erano ancora in corso, entrò in scena l’illustre sfollato al quale si era accennato in precedenza. Con istanza datata Ravenna 18 dicembre 1943 e inviata al Capo della Provincia e all’Intendenza di Finanza di Ravenna, il dott. prof. Antonio Gasbarrini, direttore della Clinica medica dell’Università di Bologna, chiedeva di occupare la villa delle Larghe, dicendosi disponibile a corrispondere il canone di affitto che sarebbe stato fissato dalle autorità. Il prof. Gasbarrini doveva sfollare la propria famiglia dal comune di Giulianova e quindi era in cerca di un alloggio lontano dai bombardamenti per la moglie, la sorella, due bambini, la suocera, una bambinaia ed una cuoca. Era evidentemente stato informato da qualcuno che intendeva ingraziarselo, visto che nell’istanza faceva presente che le chiavi della villa erano in consegna al maresciallo di Castel Bolognese.
L’iter fu incredibilmente veloce. Il maresciallo Varano era ancora in attesa di conferme da Bologna, ma il 22 dicembre 1943, previa accordi telefonici con l’Intendenza di Finanza di Ravenna, fece sistemare nella villa il prof. Gasbarrini. All’interno vi era rimasto ben poco (7 stufe “Becchi”, 2 accumulatori per luce elettrica e i sanitari del bagno): i Mortara avevano portato con sé ben poche cose e il resto, descritto in un accurato inventario di 3 pagine, era appena stato sequestrato (o per meglio dire, sottratto) da un capitano tedesco addetto al comando Stap864 [sic!] e da un addetto alle squadre di soccorso Fascio repubblicano. Al sequestro non sfuggì nemmeno il bestiame, composto da 9 bovini, che era a mezzadria con il colono Cavina Aurelio di Domenico: la parte di pertinenza dei Mortara fu ritirata dopo lo sgombero della villa.
Non è intenzione di questo studio gettare discredito sulla figura di Antonio Gasbarrini, un luminare della medicina che fu, nel dopoguerra, consulente pontificio di ben 3 papi. Di certo era un personaggio influente che i funzionari politici e militari della provincia e del comune cercarono di favorire in ogni modo nella ricerca di un alloggio, consegnandogli la villa quando ancora non era certo se fosse o meno di proprietà di ebrei, e quando mancava ancora il decreto di confisca della villa, decreto che arriverà solamente il 12 aprile 1944.

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Il decreto di confisca della villa Larghe pubblicato sulla G.U. del 26 maggio 1944

La presenza della famiglia Gasbarrini alle Larghe è documentata proprio fino all’aprile del 1944, come testimoniano due buste di corrispondenza a loro inviata, comparse negli anni passati su alcuni siti di aste online. Ciò concorda con la testimonianza del geometra Domenico Gottarelli, che ricorda che i Gasbarrini rimasero fino alla primavera del 1944. Gottarelli si era rivolto al famoso medico per essere visitato: Gasbarrini gli diagnosticò una pleurite, indirizzandolo per le cure, con tanto di lettera di accompagnamento, a un proprio allievo che era medico all’ospedale di Imola. Durante il soggiorno a Castel Bolognese fece conoscenza anche con il dottor Gastone Raccagna, allora studente di medicina, che volle con sé, a guerra finita, alla Clinica medica del Sant’Orsola, consentendo così al giovane studente di trascorrere l’ultimo periodo degli studi a far pratica a diretto contatto con i malati.
Il decreto di confisca, come anticipato, arrivò solamente il 12 aprile 1944; fu pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 26 maggio 1944. Solamente 5 giorni dopo (con una velocità invidiabile anche al giorno d’oggi), il 31 maggio, fu eseguita la voltura dai beni sequestrati a favore del Demanio dello Stato-Beni ex ebraici.
E’ molto probabile, però, che la famiglia Gasbarrini avesse già lasciato Le Larghe in cerca di lidi più sicuri, visto che anche la zona di Castel Bolognese stava diventando poco tranquilla. Il dottor Gastone Raccagna nelle sue memorie racconta di aver conosciuto l’illustre medico “in occasione di una delle sue fughe dai bombardamenti”, fughe che, a quanto è possibile intuire, ebbero lieto fine.

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Fotografia di Corrado Mortara (tratta dal sito www.nomidellashoah.it)

Non fu così invece per la fuga della famiglia Mortara, che finì drammaticamente. Dopo aver abbandonato Le Larghe si diressero, molto probabilmente, verso le colline romagnole, e finirono per riparare nel territorio di Casola Valsenio dove, il 10 aprile 1944 (altre fonti parlano del 16 agosto 1944) Giuseppe e Corrado Mortara furono arrestati dai nazifascisti. Furono quindi riportati a Bologna e rinchiusi nel carcere di S. Giovanni in Monte per essere deportati. Furono trasferiti al campo di concentramento di Bolzano dal quale partirono il 24 ottobre 1944 e, con un drammatico viaggio in treno, sicuramente simile a quello di Pacifico Sed Piazza, furono trasportati ad Auschwitz. Qui, ad un certo punto, i due fratelli furono separati: Giuseppe rimase ad Auschwitz, dove verrà liberato il 27 gennaio 1945, mentre Corrado fu trasferito a Bergen Belsen, dove morirà il 30 aprile 1945, quando il campo era già stato liberato dagli alleati.
Corrado Mortara, secondo il sito nomidellashoah.it, era sposato con Marga Mortara, il cui nome, però, non compare mai nei documenti relativi al soggiorno dei Mortara a Castel Bolognese, nè nel rapporto del maresciallo Varano quando elenca i componenti della famiglia fuggiti dal podere Larghe.
Rosa Fiorentino, che, a quanto è dato intuire, era sfuggita all’arresto e che morirà nel 1963, poté almeno riabbracciare il figlio Giuseppe, il quale, seppur faticosamente, riprese a vivere e si sposò. Morì nel 1981, 8 anni dopo il fratello Franco, deceduto in Svizzera nel 1973.
Il podere Larghe, gestito dal colono Aurelio Cavina, nel 1946 fu restituito ai Mortara, che, nel 1955, lo vendettero a tal Aldo Carati di Imola.
I nomi e la storia di Giuseppe e Franco Mortara (mai tornato in Italia), oramai dimenticati, finirono su tutti i giornali nell’estate del 1997. L’Associazione dei banchieri svizzeri (Abs), dopo aver subito numerose accuse e polemiche roventi, pubblicò un primo elenco di persone titolari di conti in giacenza dall’epoca della seconda guerra mondiale per avviare la procedura di restituzione ai legittimi eredi. In questo elenco comparivano Giuseppe e Franco Mortara, i quali, probabilmente, non erano a conoscenza di essere titolari di un conto in Svizzera, che forse era stato aperto dal loro padre Enea, come ipotizzò all’epoca la stampa nazionale. Un ultimo mistero nella storia tragica e tormentata di questa famiglia bolognese.

Andrea Soglia

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Cimitero ebraico di Bologna. Tomba della famiglia di Enea Mortara (foto Soglia)

Bibliografia:
-Gli antifascisti, i partigiani e le vittime del fascismo nel Bolognese, 1919-1945, volume 4, Bologna, Istituto per la storia di Bologna, 1995
-Gregorio Caravita, Ebrei in Romagna, 1938-1945: dalle leggi razziali allo sterminio, Ravenna, Longo, 1991
-Francesco Grignetti, Il mistero dei due fratelli che ignorarono quei soldi, in “La Stampa”, 24 luglio 1997
-Gastone Raccagna, Dall’altra parte: diario e riflessioni di un medico di famiglia, Castel Bolognese, 1998
-Dario Venegoni, Uomini, donne e bambini nel lager di Bolzano: una tragedia italiana in 7982 storie individuali, Milano, Mimesis, 2005

Fonti:
-Archivio di Stato di Ravenna, Prefettura di Ravenna, Archivio di Gabinetto, busta 52, fascicolo Fiorentino Rosa e figlio Mortara Corrado
-Testimonianza orale di Domenico Gottarelli raccolta nel 2011

Sitografia:
http://www.nomidellashoah.it/ schede di Corrado Mortara e di Giuseppe Mortara
http://www.geni.com al cognome Mortara

Pagina pubblicata il 6 gennaio 2015

Contributo originale per “La storia di Castel Bolognese”.
Per citare questo articolo:
Andrea Soglia, I Mortara, una famiglia ebrea in fuga a Castel Bolognese, in http://www.castelbolognese.org

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