Un aiuto! Ci siamo anche noi!

Un documento inedito sulla richiesta di aiuti verso i volontari impegnati nella squadra portaferiti e nella squadra UNPA.

di Paolo Grandi

La ripartenza dell’Italia nel dopoguerra fu difficile e costellata da mille problemi, non solo economici, ma anche di ricostruzione materiale e morale della Nazione. Vi erano gli ex internati ritornati dalla prigionia, gli sfollati dai bombardamenti, i profughi di guerra ed i reduci ai quali tutti lo Stato doveva dare una risposta, un sostentamento, un lavoro. Per questo motivo fu istituito il Ministero dell’Assistenza Post-Bellica, che riuniva le competenze dei tre Alti Commissariati per i prigionieri di guerra, per l’assistenza morale e materiale ai profughi di guerra e per i reduci e del Ministero dell’Italia Occupata (1). Diffuso capillarmente sul Territorio, gli Uffici erano presenti in ogni Prefettura.
Il principale suo compito era quello di prestare assistenza morale e materiale a civili e militari internati e rimpatriati, ai civili sfollati in seguito ai bombardamenti o provenienti dalle ex colonie italiane, i profughi, i partigiani smobilitati in seguito allo scioglimento delle formazioni alle quali appartenevano e relative famiglie, anche dei caduti.
Un secondo compito era quello di coordinare l’attività di ricerca dei dispersi e di rimpatrio dall’estero dei profughi, degli internati e dei prigionieri italiani. Si pensi che nel 1947 una ricerca del Ministero stimava il numero di 1.450.000 italiani ancora detenuti nei campi di prigionia in tutto il mondo; inoltre gestiva i 109 Centri di Raccolta Profughi, costruiva alloggi destinati ai connazionali assistiti, erogava generi di prima necessità, si occupava del reinserimento lavorativo dei reduci di guerra anche offrendo loro posti di lavoro nella pubblica amministrazione. Forniva, poi, assistenza sociale e sanitaria.
Vi era infine insediata presso tale dicastero la Commissione Riconoscimento Qualifica Partigiani, per il riconoscimento degli status di patriota, partigiano combattente, caduto per la lotta di liberazione, mutilato o invalido per la lotta di liberazione.
Il Ministero fu soppresso con Decreto Legislativo del Capo Provvisorio dello Stato n. 27 del 14 febbraio 1947; le sue competenze vennero suddivise tra il Ministero dell’Interno (istituenda Direzione Generale dell’Assistenza Postbellica), il Ministero della Difesa e la Presidenza del Consiglio dei Ministri, ove fu istituito un apposito Sottosegretariato. Gli Uffici provinciali, invece, vennero soppressi solo nel 1954 e confluirono nella Divisione Assistenza delle Prefetture.
Nell’immediato dopoguerra, i volontari superstiti delle disciolte squadre UNPA e Croce Rossa Italiana di Castel Bolognese si rivolsero all’Ufficio Provinciale dell’Assistenza post-bellica, probabilmente per chiedere un aiuto, anche se non ci è dato di conoscere ciò che fu richiesto; ma deve presumersi che ne fosse uscita una risposta assolutamente negativa.
Il dott. Giovanni Morini, ex assessore alla cultura, ha fortunosamente trovato copia di una lettera, dal tono peraltro piccato, scritta da mio padre e diretta all’Ufficio Provinciale dell’Assistenza post-bellica, ove, illustrando il lavoro e l’impegno di entrambe le squadre, chiede di rivedere la posizione presa da quell’Ente. Si tratta di una vera novità, di un pezzo della storia del babbo di cui lui non mi ha mai parlato e che offre anche lo spunto per capire come le due squadre, UNPA e Croce Rossa, abbiano strettamente collaborato durante il periodo bellico.
La lettera è copia di quella giunta in Prefettura, portando il timbro di protocollo, seppur non interamente leggibile.

Eccone il testo:

All’Ufficio Provinciale dell’Assistenza post-bellica RAVENNA
E, per conoscenza:
A S. E. il Prefetto della Provincia di RAVENNA

Forse un po’ tardi, ma non ancora tanto da poterne disperare, sono costretto a far presente a codesto Ufficio una cosa che certamente non gli è nota, perché sono sicuro che, se avesse saputo qualche cosa, di quanto sto per dire, avrebbe preso i provvedimenti del caso.
Nulla volevo chiedere, (ed ecco perché solo ora mi sono deciso a scrivere), ma ne sono stato spinto perché ho visto che chi doveva forse ancora non ha provveduto.
Dai componenti la squadra “portaferiti” e la squadra “soccorso e rimozione macerie”, sono stato incaricato, quale ex capo squadra della prima, di rivolgermi a chi in indirizzo per chiedere un valido aiuto.
In Castel Bolognese furono composte per le contingenze del momento nell’estate del 1944 due squadre una di portaferiti e una di soccorso e rimozione macerie, tutte composte da elementi volontari, senza carattere politico, tanto è vero che gli ideatori furono proprio l’Arciprete don Giuseppe Sermasi, e l’allora Commissario delle OO.PP. Raggruppate di Castel Bolognese Rag. Leonardo Lapomarda.
In tutto il periodo di sosta del Fronte sul Fiume Senio, in precedenza ad esso, e dopo il passaggio del fronte, queste squadre hanno operato portando i feriti civili, anche delle primissime linee, all’Ospedale, smistando i più gravi a Imola con trasporto effettuato a mezzo di lettiga spinta a mano, trasportando i morti al cimitero, seppellendo, quando necessario, i morti.
In tutte queste azioni hanno dovuto superare difficoltà immense sia per l’organizzazione, sia per il funzionamento, e vittime e feriti si contano fra i componenti di esse.
Io voglio porre a codesto Ufficio le seguenti domande:
Dopo avere operato nel modo più scrupoloso a continuo contatto con la morte, e con un servizio tanto apprezzato nel momento del bisogno da tutti i cittadini, operando per più di quattro mesi in un paese del quale la linea di divisione dei fronti correva a un chilometro circa di distanza, siamo stati o no dei combattenti?
Abbiamo anche noi il diritto di dire che abbiamo fatto qualche cosa e aspramente lottato per la liberazione del paese?
O se non ci è concesso tutto ciò dire per lo meno che abbiamo svolto un’opera degna di ricordo? NO. Oggi tutto questo ci è negato, ed ora che la nostra opera non è più necessaria siamo tenuti in disparte.
I morti per una sì sublime causa sono calcolati come tutti gli altri, né un elogio, né un ricordo da parte degli Organi Superiori.
La stessa cosa dicasi per i superstiti.
Oggi solo i reduci, solo i partigiani, solo gli ex combattenti i collaboratori e così via; noi se chiediamo lavoro o vogliamo in certo qual modo migliorare la nostra posizione non siamo calcolati, ma siamo parte della massa amorfa, umile e tollerante.
Ma se coloro cui spettava non hanno preso in seria considerazione la nostra opera svolta per l’alto senso di solidarietà umana, si ricordino che pure noi abbiamo lottato e a fondo per un grande ideale e che pure noi fummo sulla breccia.
Se i reduci, i partigiani, le vittime politiche e tutta l’altra serie di privilegiati sono tali perché hanno mantenuto ferma un’idea che ha giovato alla Patria, e ha messo loro, per lo stesso motivo, in condizioni di sopportare sforzi immensi, sacrifici, dolore, anche noi dunque abbiamo avuto un ideale, abbiamo servito i nostri fratelli e perciò la Patria. Siamo stati sotto il continuo rombo degli aerei lo scoppio delle loro bombe e il martellare delle artiglierie sotto il crepitio incessante delle mitraglie che per noi non erano né amiche né nemiche, poiché da qualunque parte provenissero ci avrebbero colpito e noi invece contro nessuna parte reagivamo.
Sapevamo solo che ogni granata che arrivava aveva lo scopo di distruggere e di ferire e quotidianamente distruggeva e feriva i corpi dei nostri fratelli, e, che proprio dove era più concentrato il fuoco, ora necessaria la nostra presenza perché là certamente qualche civile di invocava.
Dunque perché noi dobbiamo essere figli di nessuno, perché nessuno deve sostenere la nostra causa?
Quante vite sono state da noi salvate! Quanti feriti soccorsi! Se vi sarà bisogno correderò pure dei dati statistici questa mia lettera, ma non dimenticateci.
Anche noi tutto abbiamo dato senza nulla chiedere, ma perché ora non dobbiamo sentire dai competenti Organi Ministeriali una parola che sia incoraggiante e che ci elevi dalla massa inerte?
Un giorno quando il bisogno c’era eravamo pure qualcosa, perciò una distinzione dalla massa pure ora ci deve essere.
Ho fiducia nell’opera di codesto Ufficio e spero di potere fra breve leggere una risposta.
Sempre pronto a fornire i dati che codesto Ente si gradirà richiedermi se a lui necessario; ringrazio anche a nome dei miei amici e compagni della missione compiuta.
Indirizzo: Tristano Grandi, Via Garavini n° 2

Castel Bolognese, 16 settembre 1946

TRISTANO GRANDI

A questa lettera non seguì, dalle ricerche finora effettuate, alcuna risposta. Né gli ex componenti delle squadre UNPA e Pronto Soccorso ricavarono od ottennero i benefici accordati agli ex partigiani e/o ex combattenti. Ognuno ritornò al suo precedente lavoro; solo più tardi arrivarono ad alcuni i riconoscimenti al valor civile e/o al merito della Croce Rossa. Certamente, ho sentito più volte il babbo lamentarsi che, a differenza di altri che, da partigiani o da collaboratori avevano avuto riconosciuto quel periodo a fini pensionistici, il passato nella Croce Rossa non gli fosse stato neppure riconosciuto a quei fini.
Quanto all’indirizzo lasciato dal babbo, voglio ricordare che, dopo i primi bombardamenti in stazione del 1943 il ristorante-buffet era diventato inagibile e così la sovrastante abitazione; fu giocoforza per i miei nonni trovare un altro alloggio che fu reperito nel Palazzo Zauli Naldi (e palazz ‘dla Baglina) che allora era il numero 2 di via Garavini in quanto la numerazione di quella strada era invertita rispetto ad oggi. La mia famiglia rimase lì fino al 1947 quando la stazione fu nuovamente agibile e il babbo poté riaprire il bar e tornare ad abitarvi sopra.

(1) Questo Ministero fu istituito nel 1944 per coordinare i rapporti con il CLNAI ed il CVL oltre che fornire assistenza alla popolazione del nord Italia; nel 1945 presso il Sottosegretariato del Ministero dell’Italia Occupata, fu insediata la Commissione Centrale per i crimini di guerra, al fine di accertare i delitti compiuti dai tedeschi e dai fascisti in danno della popolazione civile italiana dopo il 25 luglio 1943. Fu soppresso il 5 luglio 1945.

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