Il Collegio Ginnasi in Roma

Roma: l'attuale palazzo Ginnasi

Roma: l’attuale palazzo Ginnasi, costruito dopo le demolizioni del 1936 operate dal regime fascista.

Con bolla “Humanae sic ferunt” del 1636 papa Urbano VIII autorizzò il cardinale Ginnasi a costruire, in un’altra ala del suo palazzo romano, un collegio ove potessero essere ricevuti otto alunni di Castel Bolognese i quali avessero vocazione per la vita ecclesiastica. Già nel 1613 il Cardinale aveva mantenuto a sue spese per l’istruzione, il vitto e l’alloggio quattro giovani castellani, e con questo nuovo Istituto era sua intenzione quella di far continuare l’opera benefica anche dopo la sua morte. Era condizione indispensabile per accedervi quella d’esser nativi di Castel Bolognese e, per evitare frodi da parte degli abitanti dei paesi limitrofi “che avrebbero potuto portare a Castel Bolognese le donne gravide a partorire, così come per i figli degli spurii o dei nati dagli Ospedali (che il Magistrato di Castel Bolognese non ammette nel Consiglio), i giovani sono obbligati per esser giudicati idonei ad esibire il certificato di battesimo che essi ed i loro padri sono nati a Castel Bolognese”. Escluse da questa clausola i figli dei suoi eredi istituiti e sostituiti ed i loro successori, ai quali però accordò il privilegio di essere sempre considerati nativi di Castel Bolognese.

Al governo di questa Istituzione pose otto deputati ai quali destinò anche l’amministrazione del Monastero del Corpus Domini. Assegnò infine congrue rendite per il mantenimento del Collegio. I giovani vestivano di nero con giustacuore, giubba sino ai piedi aperta davanti ed ornata di seta paonazza.

Come spesso accade, le buone intenzioni dei benefattori vengono vanificate dagli eredi o dai posteri che utilizzano per fini diversi i beni destinati ai bisognosi. Papa Benedetto XIV, con speciale chirografo del 26 aprile 1756, diretto per l’esecuzione al cardinale Raniero Delci decano del Sacro Collegio, decise che il Collegio dovesse ospitare solo i membri della famiglia Ginnasi, permettendo che fossero “smembrati” dei capitali per un ammontare di ben ventimila scudi da destinarsi alle suore del Monastero delle Ginnasie le quali avevano deciso di trasferirsi presso la Chiesa di San Marcellino e Pietro. Costoro, impegnate in lavori estremamente costosi, consumarono la forte somma di 21.705 scudi rimanendo nel contempo gravate d’un debito di 22.501 scudi.

D’altra parte, probabilmente, il Pontefice si mosse in questa direzione anche perché “nel detto anno 1756 aprissi un’epoca assai luttuosa per la Gioventù del Castello” e che questa gioventù “languiva per il lungo spazio di circa venti anni senza potersi approfittare di quel bene che per lei specialmente era stato dal Pio fondatore suo Concittadino”. Altri 1.800 scudi furono tolti nel 1763 ed altri ancora nel 1772, cosicché la somma totale sottratta alla sua vera destinazione raggiunse i 28.120 scudi.

L’attività del Collegio, a causa della mancanza di mezzi, cessò ma, dopo il ricorso della Comunità al Senato Bolognese, si ottenne, grazie all’accordo fra il Governo Pontificio e l’ambasciatore bolognese a Roma Ulisse Gozzadini, un chirografo dello stesso Clemente XIV in data 28 settembre 1773 che ne permise la riapertura, peraltro limitata a due soli giovani. In seguito l’andamento delle cose divenne così incerto ed oscuro che non si ebbero più notizie sul funzionamento del Collegio e sul suo patrimonio.

Ancora una volta la Cittadinanza di Castel Bolognese si appellò, invano, al Senato di Bologna il 3 settembre 1796 reclamando “il suo collegio”, suggerendo in compenso “de’ danni ricevuti, l’occupazione di tre possessioni formanti la Badia così detta del cardinale Braschi nipote del Papa, che questo gli ha assegnato sul territorio del medesimo Castello, che potrà servire al med.mo effetto mantenendo i giovani 8 nelli collegi di Bologna”. Questa supplica era firmata da 74 persone fra le quali 36 sacerdoti; di questi si riconoscono don Andrea Pozzetti Arciprete di San Petronio, don Paolo Andrea Camerini coadiutore e don Giuseppe Nonni parroco di Biancanigo.

Un tentativo di riattivare il Collegio, esperito nel secolo scorso da monsignor Annibale Ginnasi attraverso una saggia amministrazione dei beni rimasti, fallì e, da allora, s’è persa memoria di questa istituzione.

Viene di seguito riportata la lapide presente all’ingresso del collegio:

COLLEGIVM HOC
A DOMINICO CARD. GINNASI PRO CASTRI BONONIENSIS
MVNICIBVS SVIS ERECTVM
PETRVS ALOY. TIT. S. PRISCAE PRESBY. CARD. CARAFA
APOSTOLICI VISITATORIS PROTECTORISQ.
MVNERE FVNGENS
NOVIS HISCE AEDIBVS AD FVNDATORIS MENTEM
AMPLIFICARE CVRAVIT
AVSPICE CLEM. XII ANNO DOM. MDCCXXXVII
DOMINICO S. R. E. CARDINALI GINNASIO
EPISCOPO OSTIENSI S. COLLEGII DECANO
QVI AVLAE MVTATO NOMINE
IN CLAVSTRVM S. MATRIS THERESIAE
PIE SVAS AEDES CESSIT DEO
AD HANC FORMAM REDVXIT ET DOTAVIT
ANNO SALVTIS MDCXXXVII
MONIALES CORPORIS DOMINI
GRATI ANIMI TESTIMONIVM POSVERVNT

Traduzione:
A Dio Ottimo Massimo. Pietro Luigi Carafa, Cardinale del titolo di Santa Prisca, fungendo da protettore e visitatore apostolico, curò di ampliare a sue spese, con nuove costruzioni, secondo la mente del Fondatore, questo Collegio, eretto dal Card. Domenico Ginnasi a favore di beneficati di Castel Bolognese, sotto gli auspici di Clemente XII, nell’anno del Signore 1737. A Domenico Ginnasi cardinale

Paolo Grandi

Bibliografia:

  • Archivio di Stato in Bologna – Assunteria di Governo – Collegi Educativi – Collegio Ginnasi.
  • COSTA P., Un paese di Romagna – Castel Bolognese nel Settecento, Imola 1974.
  • COSTA P., Un paese di Romagna – Castel Bolognese fra due battaglie, Imola 1971.
  • Curiosa (La) vicenda di una eredità, in: Corriere Padano, 23/02/1934.
  • FANTUZZI G., Notizie degli scrittori bolognesi, tomo IV, Bologna 1784.
  • FORCELLA V., Iscrizioni delle chiese e di altri edifici di Roma, Roma 1874.
  • GARAVINUS A., De Viris Illustribus ac Statu Rerum Castri Bononiensi, Bononiae 1608.
  • GRANDI P., Il Cardinale Domenico Ginnasi, Faenza 1997.
  • MEZZAMICI C., Vita esemplare del Cardinal Domenico Ginnasi, Roma 1696.
  • RAVAGLIOLI A., Roma Romagnola, Roma 1982
  • Testamento del Cardinale Domenico Ginnasi, Roma e Imola 1680.

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