Petrocino da Casalecchio (1300(?)-1369), vescovo di Ravenna e rettore della Romagna, non era “castellano”

di Paolo Grandi

La meno recente storiografia di Castel Bolognese parla di questo personaggio indicando che “Nel 1352 venne eletto arcivescovo nella sede vescovile di Ravenna. La consacrazione avvenne solo nel 1362 nella chiesa di S. Apollinare di Oriolo, nei pressi di Faenza” (Diversi, Il territorio di Castel Bolognese). È appunto il Tonduzzi, nella sue Historie di Faenza a riferirci dell’episodio di Oriolo, ove appunto in quella chiesa il vescovo di Faenza Stefano (Etienne Bénier) e quello di Imola Litho (Litto Alidosi), lo consacrarono Arcivescovo di Ravenna. In quell’anno pare che Petrocino (che proprio il Tonduzzi riferisce “da Casalecchio” non fosse più Rettore Pontificio in Romagna. Il Tonduzzi non è l’unico autore a parlarci di Petrocino riferendolo “da Casalecchio”; con lui Niccolò Pasquali Alidosi nel suo “Pontefici, Cardinali, Patriarchi, Arciviescovi e Vescovi bolognesi” il Ghirardacci nella sua “Historia di Bologna” ed altri.
Né negli archivi di Castel Bolognese (che peraltro sarebbe stata fondata dopo la morte del Petrocino; a Casalecchio tuttavia esisteva un munito castello), né nella piccola parrocchia di Casalecchio emergono ulteriori notizie.

Occorre allora studiare e ricercare tra la storiografia biografica e le cronotassi dei Vescovi di Ravenna e si scopre tutt’altra verità storica.

La cronotassi ravennate lo riferisce Petrocino Casalesco, benedettino, Arcivescovo dal 26 aprile 1362 alla morte avvenuta nel 1369. In realtà lo si trova ascritto quale Petrocino Casaleschi (citato pure come Petrachinus, Petrucinus de Casalecchio, Petrocinus de Casaleclo, Petroccinus Casaleschi, Petrocino Casaleschi di Ferrara, Petrocino Casalesco, Petrochinus Casalescus, Petrocinus, Petrochinus, Porcatius), nato a Ferrara probabilmente nell’ultimo ventennio del XIII secolo e morto a Ravenna nel 1369. In vita si impose all’attenzione dei suoi concittadini come giurista e teologo, tenendo cattedra nello Studio cittadino. Presto tuttavia lasciò la vita mondana per farsi benedettino ed entrò nel celebre monastero di San Bartolomeo extra muros nel quale divenne celebre per la condotta morigerata e la vasta erudizione. Qui dall’abate Pietro avrebbe ricevuto il nomignolo di “Petrochinus”, a cagione della piccolezza della persona. Delle sue qualità, specie l’eloquenza nelle prediche, giunse a conoscenza papa Giovanni XXII che il 1º aprile 1323 lo creò abate del monastero di San Cipriano di Murano. Nel dicembre del 1327 – ed è la prima notizia a noi nota in proposito – è testimoniato, nella cattedrale di Padova insieme con Enrico Basteri, doctor canonum e professore nell’università di Padova. Il 29 ott. 1328 concesse l’investitura di un feudo e ad altra investitura, concessa questa volta dal vescovo di Padova, assisté il 17 marzo 1333. Compare come testimone della consegna della chiesa del monte di Rua, fatta ai monaci di S. Matteo di Murano il 12 sett. 1339, e l’anno dopo (20 settembre) è testimone della rinuncia a un feudo in favore del vescovado da parte di un tal Tropino da Ponte. Il 16 maggio 1344 fu eletto arbitro dai Trevigiani in una vertenza contro il patriarca di Aquileia e in tale veste compare ancora il 16 settembre dell’anno successivo. Nel 1346 (28 giugno) viene ricordato come vicario del vescovo di Padova e tale carica ricopre ancora l’11 febbr. 1348, il 1° dic. 1349 e il 1° e 4-ag. 1350 (Gloria), laddove altri (Cappelletti, Piva), invece, lo vorrebbero ritenere vicario del vescovo di Torcello, Giacomo Morosini. Nel dicembre del 1347 fu aggregato al Collegio dei dottori giuristi dello Studio padovano; nel marzo del 1348 figura come assistente all’esame di Giorgio Halpeze e al dottorato di Achino Orsi Carnelli di Chioggia, e il 10 aprile dello stesso anno, quale professore di diritto canonico, fu promotore all’esame di Ambrogio Vitali, monaco benedettino di S. Bassiano di Lodi.
Il 10 giugno 1351 divenne vescovo di Torcello, nomina che, come sempre, ricoprì con il massimo dell’impegno, organizzando numerose visite diocesane. Invero dovette avere anche delle indiscusse capacità politiche visto che, il 1º settembre 1353, Egidio Albornoz lo nominò rettore della Romagna, confermandolo fino al 28 febbraio 1357. Il 26 aprile 1362 divenne arcivescovo di Ravenna, ricevendo il pallio il 27 ottobre dello stesso anno. Negli anni seguenti fu vicario generale della Romagna e tenne tale incarico nel periodo tra il 19 novembre 1364 ed il 26 aprile 1365. L’unica notizia relativa alla sua attività mentre ricopriva tale importante carica è del marzo 1364, allorché assisté alla stesura del trattato di pace stipulato tra Urbano V, Bernabò Visconti, Francesco da Carrara, i marchesi d’Este, gli Scaligeri ed i Gonzaga. Il 2 giugno 1363 avrebbe creato il Collegio dei teologi dottori dell’università di Padova, ma la notizia non è data per sicura poiché che tale collegio sarebbe esistito sicuramente soltanto dal 1392. Morì nell’ottobre del 1369 a Ravenna, ove fu sepolto.
Pur essendo un noto esperto di diritto, di lui non resta alcuna opera in tal senso, forse perché dedicò la sua vita totalmente ai doveri pastorali concedendosi solo qualche rapporto con l’Università di Padova.

Fonti e Bibliografia: Lettres communes de Jean XXII, a cura di G. Mollat, Paris 1904-1947, nn. 17163, 17184; G. Rossi, Histor. Ravennatum l. X, Venetiis 1590, pp. 576 s.; A. Gloria, Monum. dell’Università di Padova, Padova 1888, I, pp. 64, 69, 304 s., 547; II, pp. 18, 21-23, 26, 28, 30 s., 52 s., 57 s., 81; F. Filippini, Inventario dei libri e dei beni posseduti dall’arcivescovo di Ravenna Petrocino nel 1369, in Studi storici, VI (1897), pp. 3-32, 473-93; A. Libanori, Ferrara d’oro, I, Ferrara 1665, pp. 38 s.; F. Ughelli-N. Coleti, Italia sacra, II, Venetiis 1717, col. 389; V, ibid. 1720, col. 1398; F. Borsetti, Historia almi Ferrariae Gymasii…, Ferrariae 1735, II, p. 3; G. Guarini, Ad Ferrariensem Gymnasii historiam… supplementun…, II, Bononiae 1741, pp. 7, 120; F. Cornaro, Ecclesiae Torcellanae antiquis monumentis… illustratae, Venetiis 1749, I, pp. 33 s., 89; III, pp. 170 s.; G. L. Amadesi, In antistitum Ravennatum cronotaxim… disquisit. …, Faventiae 1783, III, pp. 82 s., 257, 300 s.; G. Cappelletti, Le Chiese d’Italia, II, Venezia 1844, p. 141; IX, ibid. 1853, p. 588; S. Bernicoli, Governi di Ravenna e di Romagna dalla fine del sec. XII alla fine del sec. XIX, Ravenna 1898, pp. 41 s.; V. Piva, Il patriarcato di Venezia e le sue origini, Venezia 1938, p. 381; C. Eubel, Hierarchia catholica medii et recentioris aevi, I, Monasterii 1913, pp. 415, 489.
Riccardo Capasso – Dizionario Biografico degli Italiani – Volume 21 (1978)

Cenni biografici di Petrocino pubblicati sul volume “Le sagre memorie di Ravenna antica”, parte prima, 1664 (da Google Books)

Contributo originale per “La storia di Castel Bolognese”.
Per citare questo articolo: Paolo Grandi, Petrocino da Casalecchio (1300(?)-1369), vescovo di Ravenna e rettore della Romagna, non era “castellano”, in http://www.castelbolognese.org

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