Nasce a Castel
Bolognese (RA) il 28 gennaio 1899 da Pietro e Rosina Gamberini, commerciante. Frequenta le
elementari e i primi anni di una scuola tecnica, ma poi interrompe gli studi. Appartiene a
una famiglia di noti anarchici castellani della prima generazione. Il padre Pietro
(1869-1933), detto Piràt, oltre ad essere un militante con una certa influenza in
ambito locale, gestisce una osteria che per molti anni, in mancanza di una vera sede
politica, è il luogo di ritrovo dei libertari castellani. Lo zio Antonio (1872-1936),
detto Ansèna, fratello di Pietro, è un personaggio pittoresco e stravagante
implicato in vari episodi anche clamorosi di anticlericalismo (emigrato in Brasile verso
la fine dellOttocento, vi raggiungerà una certa agiatezza economica e diventerà
piuttosto popolare con il soprannome il Tigre). Crescendo nellambiente della
osteria del padre, a contatto con le continue discussioni politiche che vi si tengono, G.
aderisce allanarchismo in giovanissima età (in seguito in varie occasioni
affermerà con compiacimento di essere anarchico fin dalla nascita). Assiste anche a
conferenze di oratori anarchici di passaggio, tra cui Errico Malatesta che lo influenza in
modo decisivo. Legge in modo appassionato testi sociali e politici (libri, riviste,
giornali) formandosi da autodidatta una discreta cultura in questi ambiti. Conosce Augusto
Masetti, trasferito nel manicomio di Imola, e ne diviene amico. Nel giugno 1914 è
testimone degli avvenimenti della "Settimana rossa", nel corso della quale a
Castel Bolognese una folla di dimostranti assale e distrugge la Stazione ferroviaria.
Linizio dellimpegno politico attivo, per lui come per molti altri giovani
libertari della sua generazione, si ha con lo scoppio della prima guerra mondiale.
Nonostante la giovanissima età è uno dei più attivi e decisi oppositori
dellintervento, e prosegue la sua lotta antimilitarista e internazionalista anche
dopo lingresso dellItalia nel conflitto, con notevoli rischi personali. Nel
1916, insieme a un gruppo di giovani anarchici suoi coetanei (tra cui Giovanni Caglia,
Pietro Costa, Bindo Lama, Aurelio Lolli, Giuseppe Santandrea, il bolognese Giovanni
Picciuti e altri), fonda il Gruppo anarchico giovanile e la Biblioteca Libertaria di
Castel Bolognese, che nel primo dopoguerra troveranno una sede nei locali dellappena
costituito Circolo Anarchico in Borgo Carducci. Tra i simpatizzanti che ruotano attorno al
gruppo e che occasionalmente collaborano vi è anche il fratello maggiore di G., Simone
detto Cino (che trascorrerà un anno di confino a Rossano Calabro (CS) come
antifascista tra il giugno 1939 e il luglio 1940). G. emerge rapidamente come
lanimatore e lesponente di maggior rilievo tra i giovani anarchici castellani
della generazione nata negli anni a cavallo del secolo. Organizza contestazioni di
manifestazioni interventistiche e patriottiche, diffonde clandestinamente nelle tradotte
militari stampati sovversivi che incitano alla diserzione, e soprattutto fornisce un
prezioso aiuto al movimento dei disertori, diffuso in molte zone dellEmilia-Romagna
e particolarmente numeroso e attivo nelle vicine campagne imolesi. Riceve incarichi di
responsabilità dal leader dei disertori imolesi Diego Domenico Guadagnini
("Romagnolo Ribelle"), e fraternizza con altri disertori anarchici, in
particolare Tommaso Baroncini ("Chetone") e Romeo Golinelli
("Ferruccio"). Collabora inoltre con i disertori anarchici castellani: Antonio
Pattuelli ("Franco"), Domenico Pattuelli ("Fringuel"), Ernesto
Grazioli ("Ristino") e altri. Prende parte ad alcuni Convegni anarchici
emiliano-romagnoli organizzati dai disertori, e vi conosce Giuseppe Sartini, Primo Bassi e
il faentino Vincenzo Castellari. Alla visita di leva viene riformato per deformazione
della cassa toracica e si sottrae quindi allinvio al fronte della sua classe
nellultimo anno di guerra. Nel primo dopoguerra si impegna a fondo nelle agitazioni
del Biennio rosso, svolgendo unattività frenetica sia sul piano pubblico che nella
preparazione rivoluzionaria clandestina. Grazie al relativo benessere economico della
famiglia può disporre di molto tempo libero che utilizza per mantenere i contatti con gli
anarchici di altre località, in particolare Imola dove si reca molto spesso e dove
rafforza i legami stabiliti durante la guerra. Frequenta anche la casa di Luigi Fabbri a
Corticella, e vi conosce Aldo Venturini dando avvio a un rapporto di amicizia durato tutta
la vita. Il "Cenno biografico al giorno 26 febbraio 1919", conservato presso il
CPC nellACS di Roma, afferma che G. "è il capo dei giovani anarchici di Castel
Bolognese ed esercita su costoro grande influenza. Ciò lo addimostra il sopra nome di Lenin
che il partito anarchico locale gli ha attribuito". Si aggiunge che "ha qualche
influenza anche fuori" del paese e che "fa molta e proficua propaganda tra
elementi giovanili, di qualsiasi ceto sociale". Di tendenza organizzatrice
malatestiana, è in relazione con esponenti del movimento di rilievo nazionale, come L.
Fabbri e il concittadino Armando Borghi, allepoca segretario nazionale dellUSI.
Prende parte molto attiva nei moti popolari contro il caro-vita che si verificano a Castel
Bolognese il 2 e 3 luglio 1919, come in numerose altre località italiane. Pochi giorni
dopo convoca in casa sua parecchi birocciai e li convince a iscriversi allusi,
fondando in questo modo anche a Castel Bolognese una sezione di tale sindacato, che
opererà come sede distaccata dellUSI di Imola raccogliendo le adesioni anche di
tutti i facchini e di molti lavoratori della terra (segretario ne sarà limolese
Giovanni Penazzi). Va segnalato tuttavia che questo interesse per le questioni sindacali
rappresenta un episodio del tutto marginale nellattività politica di G., che
condivide interamente anche in questo campo le opinioni di Malatesta e preferisce dedicare
le proprie energie al movimento anarchico specifico. Si occupa segretamente della
"preparazione materiale" rivoluzionaria, procurando armi ai compagni castellani
e di altre località, con viaggi a Brescia e nel Valdarno. Rappresenta il Gruppo anarchico
giovanile di Castel Bolognese ai numerosi Convegni romagnoli e emiliano-romagnoli del
periodo (tra gli altri: Cesena, 7 settembre 1919; Bologna, 14 settembre 1919). Partecipa
al II Congresso nazionale della UAI (Bologna, 1-4 luglio 1920), insieme a Arnaldo
Cavallazzi, e al successivo III Congresso (Ancona, 1-4 novembre 1921). Nel 1921 conosce
Emma Neri, una giovane maestra elementare nata a Cesena da una famiglia di tradizioni
socialiste, che ben presto diviene la sua inseparabile compagna nella vita e negli ideali.
E tra i più decisi oppositori dello squadrismo fascista, esponendosi più volte in
scontri a mano armata a Castel Bolognese e a Imola, e per due volte viene aggredito da
squadristi in gruppo e duramente picchiato. Dal gennaio 1922 per circa un anno svolge il
servizio militare, presso il 18° Reggimento di artiglieria a LAquila. Pochi mesi
dopo il congedo, il 4 giugno 1923 si sposa con Emma Neri con rito civile. Nel 1924, dopo
il delitto Matteotti, si trasferisce a Milano per sottrarsi meglio alla sorveglianza e
alle persecuzioni. Qui apre unazienda di vini e il 19 ottobre 1924 nasce Giordana,
lunica figlia. Per due anni, insieme alla moglie, frequenta lambiente dei
libertari milanesi, e stringe unintima amicizia in particolare con Carlo Molaschi e
con la sua compagna Maria Rossi. Conosce Angelo Damonti, Mario Mantovani, Fioravante
Meniconi, Leda Rafanelli, Ettore Molinari, Nella Giacomelli, Carlo Monanni, Umberto
Mincigrucci e altri. Frequenta inoltre alcuni anarchici romagnoli che come lui sono stati
costretti ad allontanarsi dai luoghi di origine per le persecuzioni politiche, in
particolare Diego D. Guadagnini e la sua compagna Ermenegilda Villa, e i castellani Pietro
Costa e Bindo Lama. Nel 1926, poco prima che entrino in vigore le nuove leggi che rendono
più difficili gli espatri e permettono di mandare al confino gli oppositori del fascismo,
emigra in Brasile con la moglie e la figlia. Si stabilisce a Rio de Janeiro dove può
contare, almeno inizialmente, sullappoggio dello zio Ansèna, anarchico
individualista. Inizia un esilio che durerà più di venti anni e che perlomeno nei primi
tempi sarà caratterizzato da difficoltà economiche e da disagi di vario genere. Nei
primi anni G. trova impiego come fattorino e poi cameriere presso lHotel Gloria, uno
dei migliori alberghi di Rio. La moglie perde dopo pochi anni il posto di insegnante alla
scuola gestita dalla Società Dante Alighieri, a causa del suo antifascismo. Nonostante i
pericoli il Brasile in quegli anni è quasi ininterrottamente governato da feroci
dittature, e dopo il 1935 sono frequenti i casi di oppositori politici torturati e poi
gettati dalle finestre i Garavini continuano pur con certe cautele la loro
attività politica, rivolta soprattutto alla lotta contro il fascismo italiano.
Frequentano gli ambienti antifascisti, conoscono anarchici di tutto il mondo e mantengono
i contatti con alcuni compagni italiani esuli in altri Paesi. Partecipano alle attività
della "Liga Anticlerical", fondata da José Oiticica, esponente di rilievo
dellanarchismo brasiliano. Una amicizia particolarmente stretta, di cui resta
testimonianza in un carteggio, lega G. a Luigi Fabbri fino alla sua morte a Montevideo nel
1935, e a sua figlia Luce. Unaltra amicizia profonda è quella con Libero
Battistelli, avvocato bolognese repubblicano aderente a "Giustizia e Libertà",
e con sua moglie Enrichetta, esuli anchessi in Brasile (Battistelli morirà
combattendo nel 1937 sul fronte di Huesca in Spagna, dove era accorso dopo linizio
della guerra civile). G. è inoltre in corrispondenza con Malatesta e, dopo la sua morte,
con Elena Melli. Dal 1933 al 1942 i Garavini gestiscono in una zona centrale di Rio una
libreria (la "Minha Livraria") che diventa un luogo di ritrovo e di incontri
informali per i militanti e i simpatizzanti delle varie tendenze della sinistra, sia
brasiliani che immigrati. Numerose sono, nel corso degli anni, le perquisizioni e le
limitazioni da parte della polizia politica. G. avvia anche unattività come
rappresentante di una ditta di inchiostri, e gradatamente raggiunge una certa stabilità
economica. Per qualche tempo alla libreria affianca anche una piccola attività
editoriale, con la pubblicazione di libri di cultura politica, sociale e letteraria. Per
le edizioni "Minha Livraria" pubblica in lingua portoghese Comunismo
libertario di Malatesta (si tratta del classico opuscolo LAnarchia, con
il titolo modificato), e una decina di opere di vari altri autori tra i quali Maksim
Gorki, Oscar Wilde, Ernst Haeckel, Upton Sinclair, Friedrich Nietzsche, Romain Rolland.
Nei primi mesi del 1946 invita e ospita a Rio per alcune settimane Luce Fabbri, ma durante
una visita nella selva a una piccola fazenda di sua proprietà entrambi si ammalano
di malaria e si teme seriamente per la loro vita. Il viaggio in Brasile rafforza, in ogni
caso, i legami tra Luce e la famiglia Garavini. Nel 1947 i Garavini rientrano
definitivamente in Italia, a Castel Bolognese. Riallacciano i rapporti con i vecchi
compagni sopravvissuti e riprendono la loro attività allinterno del gruppo
anarchico locale, ricostituito subito dopo la fine della guerra. Per almeno
trentanni rappresentano un sicuro punto di riferimento per i libertari castellani e
romagnoli. Aderiscono subito alla FAI, a cui resteranno poi sempre legati, e partecipano a
numerosi Congressi e Convegni della Federazione fino agli anni Settanta. Prendono parte
anche al Congresso organizzato dalla CRIFA a Carrara nellestate del 1968, al
Convegno di Rimini del 1972 per il centenario di fondazione dellInternazionale in
Italia, al Convegno di studi su Bakunin a Venezia nel 1976. Con la rinascita libertaria
seguita agli avvenimenti del 1968 la loro casa diviene luogo di incontro e di discussione
per decine di giovani, alcuni dei quali riceveranno dalla loro frequentazione
unimpronta fondamentale per la propria formazione umana, culturale e politica. Nel
1973, grazie soprattutto allimpulso di G. e alla disponibilità di Aurelio Lolli,
viene aperta la Casa Armando Borghi come sede politica per i gruppi anarchici
castellani, e negli stessi locali viene riattivata la Biblioteca Libertaria. Negli stessi
anni G. porta a termine unopera autobiografica, rimasta inedita, che intitola Testimonianze.
Il 2 febbraio 1978 muore Emma, dopo una malattia protrattasi per alcuni mesi. La scomparsa
della compagna della sua vita prostra G., che si rinchiude sempre più in se stesso, anche
per il peggioramento delle condizioni generali di salute. Muore a Castel Bolognese il 14
febbraio 1985. Per sua espressa volontà il funerale si svolge in forma strettamente
privata.
FONTI: ACS, CPC, ad nomen; BLAB,
Fondo Nello Garavini; ivi, N. Garavini, Testimonianze; ivi, Fondo Anarchici
castellani; ; G. Landi, Nello Garavini: un uomo, "Il Castello"
(Castel Bolognese), marzo 1985; Nello Garavini, "Umanità Nova", 17 marzo
1985.
Bibliografia: [G. Landi], Biografia di
Emma, "La Questione Sociale" (Forlì), a. II, n. 8, marzo 1978; A.
Taracchini, Lassociazionismo anarchico a Castelbolognese, in Associazioni
e personaggi nella storia di Castelbolognese, Imola, Galeati, 1980; Il movimento
anarchico a Castelbolognese (1870-1945), Castel Bolognese, Grafica Artigiana, 1984; Castelbolognese
nelle immagini del passato, Imola, Galeati, 1983; Luce Fabbri, Luigi Fabbri. Storia
dun uomo libero, Pisa, BFS, 1996; G. Landi, Emma Neri Garavini,
"Bollettino Archivio G. Pinelli", n. 12, gennaio 1999; M. Rago, Entre a
história e a liberdade. Luce Fabbri e o anarquismo contemporâneo, Sâo Paulo, UNESP,
2001.
(Gianpiero Landi)