Sergio Zurlo, maestro e pittore

Il 18 febbraio 2021 è morto il maestro Sergio Zurlo. Classe 1927, stava per compiere 94 anni. Fino ad almeno un paio di anni fa lo si incontrava tutti i giorni con la sua bicicletta (e nella stagione più fredda, il suo caratteristico impermeabile) e durante il suo giro immancabilmente si recava al cimitero a fare visita alla moglie Domenica Caroli, mancata una decina di anni prima di lui, lasciandolo in un profondo stato di sconforto. E’ stato maestro di generazioni di castellani, dapprima nella scuola della Serra, e poi nella Scuola elementare Ginnasi, che dal 1973 raccolse tutti gli insegnanti delle scuole rurali (a seguito della loro chiusura) e che vide quindi Zurlo fra i primi insegnanti, fino alla pensione. Ricordiamo il maestro Zurlo con questo articolo di Stefano Borghesi scritto nel 2006 che racconta una delle grandi passioni del maestro, la pittura, e alcuni dettagli della sua vita, fra cui un coraggioso gesto durante la guerra, che evitò ulteriori distruzioni al paese (A.S.)

 

Sergio Zurlo, maestro e pittore
I colori dei suoi paesaggi, una vera pittura musicale

di Stefano Borghesi

Ogni quadro di Sergio Zurlo è una canzone della natura scritta con il pennello. I colori e i loro finissimi accordi caratterizzano i paesaggi. Cromie delicate, percorse dai fremiti di sottili emozioni, sfumano i contorni e fanno vivere di luce le forme.
Zurlo ha appreso dalla scuola dell’impressionismo in materia non solo di arte, ma anche di musica. Di entrambe è appassionato cultore. E chi conosce queste sue passioni può cogliere nei suoi quadri le suggestioni di deliziose reminiscenze in sintonia con Ravel o emozioni poetiche, che sembrano echeggiare il Preludio al pomeriggio di un fauno di Debussy.
Zurlo si è cimentato a tradurre con l’olio e l’acquerello le misteriose concordanze tra natura e fantasia. A chi gli chiede come e quando si sia ritrovato questa vocazione non sa dare risposta, ma si abbandona volentieri ai ricordi. Certamente molta acqua è passata sotto i ponti da quando, nel lontano 1938, condivise con il coetaneo Rino Villa l’avventura dell’esame di ammissione alla scuola superiore. Andarono a sostenerlo a Imola, ove furono portati sui “cannoni” delle biciclette dai loro parenti, senza aver trascurato l’obbligo (erano veramente altri tempi!) di portarsi appresso l’inchiostro. Fu una fortuna l’averne potuto comprare una sola bottiglietta per mancanza di soldi, perché fu così loro consentito di sostenere, compagni di banco, la prova scritta. Zurlo seguì poi studi diversi da quelli dell’amico. Si diplomò maestro e nella scuola elementare, in cui entrò per la prima volta a Savarna, ha dato il meglio di sé educando intere generazioni di castellani.
Il contatto con la sua gente l’ha avuto anche, fin da ragazzo e per quindici anni, dietro il banco della farmacia Tassinari, proprietà Solaroli. Era appena diciassettenne quando, alla vigilia della liberazione di Castello nell’aprile 1945, con imprudenza tutta giovanile contrastò la furia distruttiva dei tedeschi in ritirata, ripetendo inconsapevolmente e a rovescio la prodezza di Pietro Micca. I tedeschi avevano minato col tritolo le colonne dei portici della via Emilia verso est, per ingombrare la strada di macerie e ritardare l’arrivo degli alleati da Faenza. Il giovanetto, furtivamente, ad ogni voltata di spalle delle sentinelle, staccò la miccia. Furono risparmiati quei portici e le case adiacenti la farmacia. Quando troppe cose sono andate distrutte fa piacere ricordare quel poco che si è salvato.
Passata la bufera, la ripresa si prospettò subito difficile, ma tutti si rimboccarono le maniche. Zurlo ricorda con nostalgia quel passato: si viveva in povertà, ma nel calore di un altruismo di cui si è perduta la traccia. La reminiscenza con la sua funzione purificatrice ha spianato la strada all’artista e gli ha fatto vibrare le corde di una pittura musicale. Zurlo si è trovato così in mano il pennello per dire che l’arte è espressione di una tensione spirituale, che nessun mezzo meccanico può eguagliare.

tratto da: Il Nuovo diario messaggero, n. 45, 2 dicembre 2006

si ringraziano Daniele Meluzzi, Sandra Neri ed Agostino Rossi per la gentile collaborazione

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