Don Franco Montefiori: un prete semplice ma profondo
di Paolo Grandi
Il 6 agosto 2026 ci ha lasciato don Franco Montefiori, per oltre vent’anni amministratore parrocchiale della Serra, dove amava ritirarsi in silenzio ed in preghiera. Mentre Castel Bolognese veniva liberata in quel festoso 12 aprile 1945, in una casa di Riovalle di Casola Valsenio nasceva il piccolo Franco, che poi verrà ordinato sacerdote il 30 marzo 1972 nella cattedrale di San Cassiano da mons. Aldo Gobbi assieme a don Marino Perdisa e a don Gianni Regoli.
Don Franco iniziò il suo ministero a San Francesco di Paola a Lugo e presso l’Ospizio Sassoli, cominciando anche l’esperienza di insegnante di religione alle scuole medie Baracca, all’Istituto Sacro Cuore ed infine al Liceo Classico di quella città. Successivamente fu nominato parroco di Ossano-Cuffiano nel 1992, incaricato per un certo periodo anche della parrocchia di Campiano e dal 2004 al 2022 Arciprete di Mordano.
Don Franco era un prete semplice, col quale parlavi volentieri di tanti argomenti. Nato in montagna, erbe, piante officinali e frutti di bosco erano una sua passione: ne conosceva virtù, applicazioni ed utilizzo, fino a ricavarne marmellate e ottimi liquori; ma la sua cultura dilagava nel classico, nel biblico, nella storia, anche sopra cose minute come successe a me una mattina, prima della Messa, quando si soffermò sulla storia della “casula”, la veste colorata che il Sacerdote indossa per la celebrazione dei Riti. Era veramente un piacere starlo ad ascoltare e dialogare con lui, a volte anche nel suo “buen retiro” della Serra, pieno di libri che divorava con voracità.
Da quando aveva lasciato la Parrocchia di Mordano viveva di giorno presso la Canonica di San Petronio facendo vita comunitaria con don Marco, don Marc e don Gianni Dall’Osso ed aiutandoli nelle tante celebrazioni che nei giorni festivi si tengono in tutte le Chiese dell’Unità Pastorale di Castel Bolognese. Non era raro, prima che la malattia lo costringesse sulla sedia a rotelle, vederlo in giro a piedi anche fuori dal centro. Il medico gli aveva prescritto di camminare facendo lunghe passeggiate; cosicché, estate ed inverno, sceso dalla Serra lui lasciava il pullmino nel parcheggio di Via dell’Industria e di là raggiungeva San Petronio a piedi.
Una numerosa partecipazione del Clero diocesano, presieduta dal Vescovo, con don Marino Perdisa assai commosso, assieme da un folto concorso di popolo accorso da tutte le Parrocchie in cui don Franco è stato presente e che ha riempito ben oltre le porte il bel San Petronio sfidando la canicola, gli hanno dato l’estremo saluto il 10 agosto 2026. Don Marco Bassi, in un ricordo apparso sul “Nuovo Diario” del 3 settembre, scrive: “tutte queste persone in vario modo hanno goduto del suo ministero e a loro presenza è stata un segno di gratitudine, anche personale, per il bene ricevuto da questo sacerdote che nel silenzio e con tanta dedizione ha servito la nostra chiesa di Imola”.




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