Ricordo di Carlo Galdini Villa

di Andrea Soglia

Il 7 giugno 2026, alle soglie dei 95 anni, è mancato Carlo Galdini Villa. Era nato nel 1931 nella parrocchia del Borello e in quella piccola frazione di Castel Bolognese ha trascorso tutta la sua laboriosa esistenza.
Era la memoria storica del Borello, custode di racconti sentiti in famiglia e dagli anziani residenti nelle case della zona, dove fin da bambino entrava seguendo il nonno Filippo Villa e il babbo Leone Galdini Villa per imparare e aiutare nei loro lavori di falegnameria. Dal padre e dal nonno aveva ricevuto in eredità anche il mestiere di agricoltore, di cui è sempre vissuto e che ha tramandato ai suoi figli.
Fin dalla gioventù aveva aderito al movimento cattolico ed aveva seguito nel suo impegno politico il “collega” Reginaldo Dal Pane “il sindaco contadino”. Carlo era stato consigliere comunale per due legislature: dal 1960 al 1964, di maggioranza, durante la seconda sindacatura di Dal Pane e successivamente, dal 1980 al 1985, di minoranza, durante il secondo mandato di Franco Gaglio.
Una volta andato in pensione Carlo Galdini Villa si era impegnato nella Coldiretti provinciale in rappresentanza dei coltivatori pensionati della nostra zona e nel 2016 è stato premiato come socio emerito della zona di Faenza Pianura.
Dal 1959 al 1981 era stato anche sindaco supplente della Cassa Rurale ed Artigiana di Castel Bolognese e Casola Valsenio. Una funzione di garanzia importante e delicata, che riconosceva la sua fama di persona retta ed onesta.
E proprio questo si intuiva dialogando con lui, una rettitudine dei tempi antichi accompagnata da una pacatezza e da una saggezza acquisita nel corso della vita. Doti sempre più in via d’estinzione in questo nuovo millennio.
Carlo era stato testimone diretto dell’orrore della guerra, che aveva portato distruzione e morte anche nel suo piccolo mondo. E fino all’80° anniversario ha raccontato e tramandato quello che era successo il 12 febbraio 1945 in quella che fu la cosiddetta “strage del Borello”, dove nel corso di un bombardamento morirono 10 civili, fra cui 4 cuginetti e una zia di Carlo. La figlia Maura ci ha detto che il periodo della guerra gli era rimasto impresso in maniera indelebile, la distruzione e soprattutto i morti lo avevano fortemente segnato e forgiato, portandolo al suo impegno civile anche se limitato alla nostra zona. Nell’ultimo periodo della sua vita ha ripetuto spesso che non avrebbe voluto mai vedere un’altra guerra.
Ai figli e ai familiari le nostre condoglianze.

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