Il restauro della cappella della Immacolata Concezione nella chiesa di San Francesco

di Paolo Grandi

All’interno del grandioso tempio di San Francesco, ricostruito in forme tardo barocche dall’architetto Francesco Fontana a partire dal 1702, spiccano per altrettanta grandiosità le due ampie cappelle laterali dedicate rispettivamente a San Giuseppe, contenente il reliquiario, e all’Immacolata Concezione, ove si conserva la quattrocentesca immagine della Patrona di Castel Bolognese e del suo territorio. Mentre la prima fu interessata quasi trent’anni fa da un intervento di ricostruzione e restauro che ne completò la cimasa, non ricostruita nel dopoguerra, e da una generale ripulitura, la seconda necessitava da tempo di un restauro radicale, sia per difenderla dall’umidità del suolo, sia per provvederne il ripristino del coperto che da tempo era soggetto ad infiltrazioni di acque meteoriche.
L’intervento, resosi fattibile per il contributo di alcuni fedeli, si è svolto tra il 5 agosto ed il 7 novembre 2020 sotto la direzione dell’architetto Supremo Zaccherini. Qui di seguito la descrizione del restauro. Balzano innanzitutto alla vista le dimensioni della cappella che, nella grandiosità e nell’armoniosità degli equilibri architettonici della chiesa, non sono subito ben apprezzabili: l’altezza è di 14 metri e la larghezza di circa 6,20 metri.
La prima operazione è stata quella della messa in sicurezza del tetto che presentava notevoli infiltrazioni nella volta in muratura. Qui la costruzione era molto compromessa: infatti al di sopra della volta v’è un’intercapedine di circa 80 centimetri sopra la quale stanno le capriate di legno che reggono la copertura. V’era una trave delle capriate, verso la via Emilia, che a causa dell’acqua si era marcita ed appoggiava sulla volta. La mancanza della guaina al di sotto dei coppi aveva ulteriormente contribuito a compromettere la struttura. Sono perciò state sostituite due travi, ripristinato l’impalcato delle capriate, è stata posata la guaina isolante e finalmente sono stati disposti i coppi.
Si è quindi passato al restauro dell’altare sotto la direzione della restauratrice Carlotta Scardovi di Bologna. L’ancona è di fattura barocca, molto importante; le due colonne tortili non sembrano di fattura locale o, quantomeno, si discostano di molto dalle analoghe costruzioni del medesimo periodo presenti in Romagna. Anche le decorazioni ed i finti marmi in scagliola sono di livello cromatico e di fattura elevata. L’intervento di ripulitura ha rimosso la polvere di secoli ed il nerofumo delle candele; si è così appurato che le colonne tortili erano state ricoperte da finto marmo venato colorato a pennello sopra quello a scagliola che è tornato alla luce. Gli angioletti che fanno da contorno alla nicchia ove è posta l’immagine della Beata Vergine erano alquanto deteriorati anche a causa dello spostamento della statua, sono stati restaurati nelle parti mancanti (ad uno mancava un piede) e nei colori. Sì è così scoperto che il vetro della nicchia, che misura 80 centimetri di larghezza per 180 centimetri di altezza è originale dell’epoca. Anche tutte le dorature, ripristinate nelle parti mancanti, forse nei restauri del dopoguerra, con porporina, sono state riportate all’antico splendore. La mensa, che soffre di umidità in risalita, è stata bonificata per combatterla ed anche qui si sono adoperate tinte a calce che l’assorbono. Infine le pareti laterali, con i due monumenti ai vescovi Gian Paolo Pallantieri e a Girolamo Pallantieri, sono state ripulite da polvere secolare e nerofumo.
L’interno della cappella è stato ritinteggiato con i colori che si reputano quelli della costruzione, i quali si ripetono nelle cappelle laterali. I colori sono un rosa pallido di fondo e color terra d’ombra che tende al verdino grigio per tutte le parti a rilievo, poi ci sono particolari bianco avorio tipo il festone di foglie di allora che corre a metà del cornicione interno.
Si ringrazia l’architetto Supremo Zaccherini per la collaborazione ed i documenti messi a disposizione.
Nota a margine: per preservare il più possibile sia l’intervento di restauro che l’integrità dell’Immagine della Beata Vergine, che, si ricorda, è una terracotta del XV secolo attribuita a Jacopo della Quercia o alla sua scuola, l’Arciprete don Marco Bassi ha pensato di posizionare definitivamente nella nicchia dell’ancona la terracotta originale, privata delle superfetazioni, dei decori e delle vesti, salvo il manto, e posizionando il Castello ai piedi dell’Immagine. Per l’uso processionale ne è stata realizzata una copia in materiale più leggero, in maniera che anche il trasporto sia agevolato, se si pensa che il peso gravante sui portatori prima di questo intervento, tra terracotta e basamento era di circa 150 kg.

Particolari dell’altare sottoposti al restauro.
Foto tratte dalle relazioni lavori di Carlotta Scardovi, Sos Art di Bologna

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