L’assassinio di Paolo Liverani (1831)

di Paolo Grandi

Dall’archivio delle Monache Domenicane, che assieme a suor Silvia Pirazzoli sto esaminando per ricostruire la storia delle Monache che hanno popolato il nostro Monastero in questi oltre quattrocento anni, è spuntata una busta con sopra scritto: “1 agosto 1831 – Uccisione di Paolo Liverani”: La busta è recente perché reca un timbro postale dell’ufficio di Modigliana del 16 febbraio 1995 e pertanto deve essere stata utilizzata a suo tempo dalla Madre Archivista per raccogliere il documento contenutovi. All’interno, in bella calligrafia, v’è uno scritto in latino ed in italiano a firma di don Giuseppe Tavolazzi, Arciprete di San Petronio, che racconta le modalità di quell’assassinio.
Ecco il testo:
“Li 3 agosto 1831
Il Sig. Paolo Liverani, figlio del fu Bartolomeo, marito della Sig.ra Francesca Contoli, di anni 50, mentre nella notte del 1 corr. alle ore 11 pom. (1) se ne stava affacciato alla finestra di casa sua, recitando, come asserisce la sua consorte, le preghiere della sera prima del riposo, da persona ignota fu colpito a tradimento con una fucilata in pieno petto così gravemente che dopo pochi giorni cessava di vivere. Era stato uomo sommamente lodevole non tanto per le ricchezze quanto per la vita condotta cristianamente. Il suo cadavere fu portato in questa chiesa alle 6 pomeridiane del giorno dopo (2), donde la mattina seguente, dopo solenni funerali, fu trasportato all’Oratorio di San Bartolomeo di sua proprietà (3), nella Parrocchia di S. Maria della Serra ed ivi giace sepolto nel tumulo dei suoi Antenati. Così è.
D. Giuseppe Arc. Tavolazzi”
Secondo il professor Stefano Borghesi, biografo di mons. Liverani (4), il delitto maturò nel clima insurrezionale seguito al moto ordito da Ciro Menotti a Modena, poi dilagato a Bologna ed in Romagna nel precedente mese di febbraio del 1831 e qui prontamente soffocato dall’intervento austriaco su ordine di papa Gregorio XVI, appena salito al soglio pontificio.
Il Liverani, sanfedista o “papalone” malvisto dagli avversari, fu una delle tante vittime di questi moti. Non si dimentichi che lo stesso aveva caldeggiato il ritorno delle Domenicane comprando dall’Erario il Monastero e donandolo alle Monache. Nell’inverno successivo i famigliari, duramente provati dalla luttuosa perdita, lasciarono Castel Bolognese per la vicina Imola, ove trovarono alloggio nel palazzo dei conti Tozzoni. Al momento del delitto Francesco, il futuro sacerdote, nato nel 1823, aveva 8 anni.
Una annotazione merita il luogo ove il Liverani fu sepolto. La famiglia possedeva un appezzamento di terreno ai piedi delle colline della Serra, sulla via Torretta su cui costruì una villa. Paolo Liverani, secondo quanto riferito dal Gaddoni (5) eresse “a levante della propria villa un oratorio pubblico, orientato a sud, dedicato a S. Bartolomeo ap.”, ove “ebbero sepoltura i Liverani”. Da un’annotazione presente nel registro dei defunti di San Petronio si ricava che il 12 dicembre 1818 furono esumate dal Cimitero di Castel Bolognese (allora annesso al Convento dei Cappuccini) le salme di Bartolomeo Liverani e della moglie Francesca Casoni che furono traslate nell’oratorio di San Bartolomeo, patrono della Famiglia. Il fatto che la memoria fissi il nome del podere ne “Le Larghe”, toponimo che oggi appartiene ad una casa colonica poco lontano e posta sopra un’altura può spiegarsi col fatto, confermatomi dagli attuali proprietari del podere Casino Liverani, che un tempo la via Torretta seguiva un altro itinerario e passava proprio dall’attuale casa del podere “Le Larghe” per poi confluire sulla via Serra dopo il fondo “Goretta”; ciò spigherebbe che l’appezzamento di terreno era unico e non diviso, come ora, dalla strada. Inoltre, l’accesso alla villa dei Liverani non era da via Torretta, ma dalla via Serra, ancora oggi segnato dai due platani secolari che si sono salvati anche dai bombardamenti. Questi ultimi invece hanno cancellato e modificato totalmente i luoghi; vi sopravvive solamente il pozzo. L’attuale edificio è del dopoguerra e, a detta del proprietario il quale ha fatto suoi i ricordi del babbo e del nonno, la villa era di fronte al pozzo e nel retro arrivava all’odierna Via Torretta. Guardando la facciata della villa, l’oratorio era verso valle, un po’ discosto e dove ora v’è una piantagione di peschi. Verso monte, oltre la villa, c’era l’abitazione del contadino. Uno scorcio di villa ed oratorio si trova in una foto del 1899 pubblicata alle pagine 65-66 del volume: Castel Bolognese nelle immagini del passato. (6) Quanto ai resti del Liverani, dei genitori e di coloro che forse furono dopo di lui tumulati in quell’oratorio nulla è dato sapere, né i loro resti compaiono nel cimitero della Serra; devono quindi ritenersi dispersi.

(1) Secondo il computo delle ore vigenti in quel tempo, le ore 24 era l’ora del suono dell’”Ave Maria” serale che, nel mese di agosto si stima circa attorno alle ore 19.30 solari; Pertanto l’uccisione avvenne attorno alle 18.30 ora solare del 31 luglio.
(2) Il cadavere fu portato in San Petronio alle 13.30 circa.
(3) Si tratta dell’Oratorio annesso alla villa del Liverani in Via Torretta, descritto anche da padre Serafino Gaddoni.
(4) BORGHESI S.: Mons. Francesco Liverani in: Romagna Arte e Storia, n. 40 / 1994.
(5) GADDONI S.: Le chiese della Diocesi di Imola, volume 1, Imola, 1927 pag.84.
(6) AA.VV.: Castel Bolognese nelle immagini del passato, Imola, 1983.

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