Una gita a: Polesine Camerini

di Paolo Grandi

Il 2 maggio scorso, complice il bel tempo, la temperatura mite ed il ponte del primo maggio, con mia moglie abbiamo deciso di fare un breve viaggetto con destinazione Chioggia. Al ritorno, attraversando quella landa piatta e un po’ desolata della foce del Po, ho voluto fare una puntata a Polesine Camerini, località che, non v’è dubbio, è legata alla famiglia del grande Duca castellano.
Polesine Camerini è una delle tre isole che compongono il comune di Porto Tolle e vi è ubicata la centrale ENEL. A differenza delle altre isole del comune, create tra la fine del ‘500 e l’inizio del ‘600 dagli interventi idraulici attuati dalla Repubblica di Venezia per spostare la foce del Po, questa risale al 1759 e si formò a causa della divisione del Po di Tolle e al deposito di detriti: nelle mappe del 1798 risultava divisa in quattro zone. Nel 1859 gli austriaci costruirono un forte sull’isola, col fine di prevenire la risalita di navi nemiche nei rami navigabili del Po.
Nel 1858 Silvestro Camerini acquistò l’isola, ma le bonifiche iniziarono con il successore, Luigi, il quale iniziò la trasformazione l’isola in una grande azienda agricola e vi costruì una casa padronale ancora oggi esistente. Paolo Camerini, continuò l’opera del padre: bonificò e trasformò molta parte dell’isola in una grande azienda agricola autonoma e autosufficiente, servendovi, come il padre, dell’opera di fattori, gastaldi e amministratori di fiducia, tutti forestieri. Anche qui, come a Piazzola sul Brenta, furono creati molti posti di lavoro come gli addetti alla conduzione di boarie e risaie, mezzadri, ma anche personale per i servizi della villa: falegnami per la costruzione dei serramenti per le nuove case, carpentieri e fabbri per la costruzione dei carri, poi muratori, magazzinieri e guardiani, oltre a personale stagionale come braccianti avventizi; l’agricoltura in queste lande prese così il sopravvento sulle altre attività tradizionali quali la pesca e la caccia. Paolo Camerini aprì strade, con il sistema ortogonale come già aveva fatto a Piazzola, dando persino gli stessi nomi ad alcune strade, come ad esempio lo stradone principale, che dal Po conduce al mare, chiamandolo strada Bernina, oggi viale Isonzo, e un’altra strada fu chiamata Dalmazia, ora via Cairoli. Si scavarono canali di scolo in tutta l’isola i quali confluirono le loro acque in un unico grande collettore che, affiancato al citato stradone, attraversa l’intera isola da ovest a est, tagliandola a metà e che porta le acque di scolo alla vecchia foce del Canarìn, da tempo intestato all’incile. Nel 1907 Paolo Camerini costruì anche una idrovora a vapore; purtroppo numerose alluvioni, ben 16 tra il 1879 ed il 1966, danneggiarono l’isola e i suoi apparati.
L’attuale centro abitato, che conta circa 280 abitanti, risale agli anni ’50 del secolo scorso; nel 1954 il villaggio fu dotato di chiesa, piazza, campo sportivo e teatro, oltre ad un monumento ai caduti. In seguito alle riforme agricole i Camerini vendettero alcuni dei propri terreni ma la maggior parte fu espropriata nel 1952 dall’Ente Riforma e venne distribuita ai contadini. L’isola era collegata al resto del Comune da un traghetto e da barche ma nel 1957 fu costruito un ponte verso le altre isole, che però presto cedette, venendo sostituito prima da un ponte di barche e poi dall’attuale ponte che collega il centro abitato all’Isola della Donzella. Nel 1975 fu realizzata la centrale termoelettrica la cui ciminiera è la struttura non metallica più alta d’Italia. Attualmente risulta importante per l’economia locale la produzione di vongole.

Il palazzo padronale dei Camerini con le stalle, i magazzini e la vasta aia pavimentata in cotto è il più antico dell’isola. Si tratta di un edificio di forma rettangolare con muratura in corsi di pietra e laterizio intonacato, solai in legno e copertura a padiglione in coppi con struttura portante lignea. Il Palazzo fu realizzato nel 1886 dal conte Luigi Camerini e completato dal figlio Paolo, ed è composto dall’imponente abitazione centrale, orientata a sud, da cui si allungano le due ali laterali delle barchesse, adibite a granai, cantine, depositi e stalle.
L’edificio si trova in precarie condizioni; il comune di Porto Tolle nel 2022 lo ha candidato per un contributo regionale di ben 2,5 milioni di euro (attualmente si stima in 5-6 milioni il fabbisogno per un completo recupero dell’area e dell’immobile) ma probabilmente il progetto non è stato scelto.

FONTI:
-https://www.comune.portotolle.ro.it/vivere-il-comune/territorio/polesine-camerini/
-https://www.catalogo.beniculturali.it/detail/ArchitecturalOrLandscapeHeritage/0500022496-bene-complesso
-https://www.ilgazzettino.it/nordest/rovigo/porto_tolle_palazzo_camerini_restauro_polesine_camerini-6570129.html
-https://sites.google.com/site/cartolinedipiazzolasulbrenta/la-storia-della-famiglia-camerini

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