A Chiara

discorso letto da Marco Ferrucci durante i funerali in San Francesco il 3 gennaio 2026

Non ho mai amato i discorsi ai funerali. Figuratevi dover essere io, qui, oggi a doverne fare uno per Chiara.

Credo sia inutile usare queste parole come per ripulirmi la coscienza e dirle tutto quello che non le ho detto finché è stata con noi. E credo sia inutile anche impiegare questi minuti per raccontarvi chi era Chiara: sarebbe comunque una visione parziale, quella di un fratello.

Chiara è stata figlia, moglie, amica, collega. Qualcuno di voi è qui solo per vicinanza alla famiglia e magari non l’ha conosciuta… ecco, chiedete a chi avete vicino chi era Chiara. Chiedete come abbia lasciato un segno nella sua vita.
Chiara era anche zia. A Maria Vittoria voleva un bene dell’anima. Doverle dire che Chiara non c’è più è stata la cosa che ha richiesto più coraggio in tutta la mia vita.

Non è giusto morire a 32 anni.
Non è giusto morire per caso.
Non è giusto che sia successo a Chiara.

In fondo, è semplicemente sbagliato pensare che “giustizia” e “morte” possano stare nella stessa frase. Così come è sbagliato cercare risposte a tutti i perché di questi mesi.

“Perché è successo a Chiara?”. Ho sempre detto che era la domanda sbagliata. Dicevo che bisognava solo chiedersi come farla stare bene quando sarebbe tornata a casa. Perché ci credevo davvero che sarebbe tornata. Ci credeva anche tutto il personale sanitario che l’ha curata in questi mesi, e li ringrazio per aver provato a tenerla insieme a noi fino all’ultimo. Tuttavia, le mie certezze si sono sgretolate mentre salivo a Bologna lunedì notte. Come se, in fondo, sapessi già cosa sarebbe successo da lì a qualche ora, come se sapessi già che sarebbe stata l’ultima volta che la vedevo.

In tanti siete venuti a trovarci in questi giorni per condividere il vuoto che ha lasciato. “Non so cosa dire” è la frase che ho sentito più spesso. Ed è vero: non c’è niente da dire. Nessun se, nessun ma. Il cordoglio si legge già chiaramente sui vostri volti.
Grazie a tutti coloro che sono passati a salutare Chiara negli scorsi giorni e a voi che siete qui oggi. Grazie perché la vostra presenza, le vostre parole, i vostri abbracci hanno sicuramente addolcito l’estrema fatica che stiamo vivendo. Anche se, a dire il vero, aprire la porta a chi suonava è stata un’esperienza devastante. Perché sarebbe giusto aprire agli amici per vivere momenti belli insieme, non per questo. Ma ce lo siamo già detti: non c’è giustizia nella morte.

Penso sia bella la foto che abbiamo scelto. Rispecchia Chiara come vorremmo ricordarla, così sorridente, gioiosa e solare.
La verità è che in questi giorni avrei voluto spaccare tutte le cornici con quella foto, perché non c’è niente da ridere. Perché la realtà è che non ho ancora realizzato fino in fondo che lei non c’è più. Credo che tutto questo mi diventerà terribilmente chiaro fra poco, quando la accompagneremo al cimitero.

Mi dispiace, non c’è nessuna parola di conforto, nessuna morale a conclusione di questo discorso. C’è solo un vuoto enorme che rimane nelle nostre vite.

Per qualche strano motivo è sempre più semplice accorgersi del bene che ci hanno fatto le persone quando queste non ci sono più. Forse basterebbe volersi un po’ più bene, prendersi un po’ più cura degli altri e vivere la vita con più leggerezza.
Vi chiedo solo questo: portate Chiara nel cuore. Custodite il suo sorriso e la sua luce.
Grazie.

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