Ricordo di Gino barbiere (1938-2026)

di Andrea Soglia

Il 13 febbraio 2026 è mancato Gino Pini, il popolarissimo “Gino Barbiere”, ad un mese esatto dal malore che lo aveva colpito in casa. Aveva 87 anni e si avvicinava agli 88, ma la sua verve e la sua invidiabile forma fisica (andava ancora in palestra) lo facevano sembrare molto più giovane e intramontabile.
Era nato nelle Cortacce, suo luogo del cuore, nel 1938, e gli era stato posto il nome Primo, anche se era il secondogenito di Evaristo e Leontina Giordani, che avevano già dato alla luce Paolina, scomparsa il 13 dicembre 2024 a due anni esatti dalla caduta che le aveva minato definitivamente la salute. Questo numero 13 ricorrente non può non colpire chi dietro ai numeri vede un significato o un destino già scritto.
Io lo avevo sentito al telefono l’11 gennaio, appena 2 giorni prima del suo malore. Era sempre pimpante e mi aveva invitato a passare da lui, ma purtroppo non ho fatto a tempo. Mi aveva sottoposto ad un amabile “ricatto”, al quale avrei ceduto volentieri: gli dovevo pubblicare in rete la foto che gli avevano scattato al Kiwi assieme al popolare Giucas Casella (ma lui lo chiamava Lucas!) che si era fermato al ristorante a mangiare, e in cambio Gino mi avrebbe rivelato un piccolo segreto delle Cortacce, ossia il tipo di pera che la “Perecotte” cuoceva e vendeva sul suo banchetto ambulante sotto i portici di San Francesco, anzi me ne avrebbe regalata una da assaggiare. Mi aveva salutato con un “ciao artista!”: aveva preso a chiamarmi artista dopo che avevo scritto sugli abitanti delle Cortacce a cavallo della Guerra, dando forma ai suoi ricordi.
E proprio della Guerra parlava in modo ricorrente, aveva ricordi vivissimi anche se all’epoca aveva 6-7 anni. Eppure sembrava che gli fosse successo da 5 minuti l’episodio in cui, mentre era assieme a un cuoco militare tedesco sotto al portico, fu coinvolto nell’esplosione di una granata caduta nel piazzale Garibaldi. Una scheggia raggiunse il soldato all’addome, sfiorando la testa di Gino che si trovava ai suoi piedi. Il tedesco, che era diventato amico di Gino e gli regalava di tanto in tanto qualcosa dalla dispensa, non ebbe scampo mentre Gino, balzato via per correre in cantina, ruzzolò giù dalle scale e si ferì pure lui. Gino descriveva i tanti camminamenti esistenti in paese per muoversi in un contesto di discreta sicurezza, e ricordava il giorno della Liberazione quando lui, con altri ragazzini, informò i polacchi che i tedeschi avevano minato una grossa barricata innalzata sulla via Emilia.
Frequentava ancora la scuola quando, a 9 anni, iniziò a fare il garzone nella bottega del barbiere Ernesto Rani (Rinoc), maestro di altri barbieri castellani. Da Ernesto prestò servizio fino ai 16 anni, per poi passare alle dipendenze del faentino Enzo Almerighi che aveva la bottega nella zona di Porta Imolese. Gino raggiungeva quotidianamente Faenza spostandosi in bicicletta.
Del periodo professionale giovanile Gino ricordava anche un dettaglio storico di interesse, ossia di quando andava a depilare le donne che lavoravano nelle case chiuse.
Nel 1958 il grande salto, quando si mise in società con Paolo Cimatti aprendo bottega in via Emilia interna 44, dove attualmente sono ancora attivi i nipoti di Cimatti. Quando Paolo Cimatti partì per il militare, Gino si avvalse della collaborazione del giovanissimo Paolo Menzolini, instaurando una profonda amicizia che rimase intatta anche quando Menzolini si mise in proprio nel 1963. La società Cimatti-Pini si sciolse nel 1969, quando entrambi si misero in proprio e Gino si trasferì in Piazza Fanti 14/A nei locali oggi occupati da Bunny Boo Tattoo. L’ultimo spostamento avvenne nel 1974, quando Gino, in piena era dei capelloni, aprì un innovativo salone di parrucchieri unisex in via Giovanni XXIII 91, nel quale aveva allestito anche una sauna. Per un certo periodo fu affiancato nell’attività dal fratello Marcello. Nel 1998 Gino andò in pensione, ma non rimase certo inoperoso, visto che fino agli ultimi giorni riceveva qualche amico a casa per una sfoltita ai capelli o si recava alla casa di riposo a tosare qualche vecchissimo amico, fra cui, negli ultimissimi tempi, Rino Villa col quale parlava sempre del Vecchio Castello.
Gino era un vulcano di idee e negli anni ’80 ideò (e curò, specialmente nelle prime edizioni) varie manifestazioni, alcune arrivate fino ai giorni nostri, quali la Gara di disegno estemporaneo e la Gara di bel canto per uccelli da richiamo, che per tanti anni si sono svolte l’1 Maggio al Parco Ravaioli. Un altro evento che seguì personalmente (spendendo anche di tasca propria) fu una mostra internazionale canina, che si teneva in piazza Bernardi e alla quale dedicheremo una pagina a sè stante.
Gino per un certo periodo fu delegato del Comune in Pro Loco (di cui era stato uno dei primi soci dopo quelli fondatori) e si occupò in particolare della gestione della parte castellana della Disfida tra i Castelli della Val D’Amone, una sorta di palio disputato in Piazza del Popolo a Faenza nel 1983. Successivamente si dimise dalla Pro Loco, annunciandolo con una lettera pubblicata sui periodici castellani dell’epoca, quando fu rigettata la sua proposta di far esibire il cantante bolognese Dino Sarti durante la Sagra di Pentecoste.
Assieme ai colleghi Franco Mazzoni, Benito Visani e Umberto Rivola era stato uno dei fondatori del Club 76, di respiro regionale, sorto con “lo scopo di creare occasioni di incontro per i barbieri, finalizzate alla qualificazione professionale intesa non solo in termini sindacali, di categoria di avviamento professionale o di organizzazione interna, ma anche e soprattutto in termini di moda e stile, di affinamento delle tecniche, in modo da farsi professionalmente all’avanguardia”.
Della nascita del Club aveva dato notizia anche Il Resto del Carlino. E sui giornali Gino ci finì una ventina di anni dopo quando, il 21 marzo del 1996, si fece promotore di una protesta di artigiani e commercianti castellani, i quali chiusero le loro attività per un giorno e si trovarono a manifestare in piazza “contro l’usura di stato”. Una manifestazione riuscita che sollevava problemi oggi divenuti giganteschi, come confermano le tante serrande definitivamente abbassate non solo a Castel Bolognese.
Nel 2009 un ultimo impegno pubblico, quando animò la lista civica “Il tuo paese” alle elezioni comunali, con Pasquale Marezzi candidato sindaco e Gino candidato a consigliere. La lista avrebbe forse meritato miglior fortuna, ma portò comunque una terza voce in Consiglio comunale che andasse oltre i due schieramenti più tradizionali.
Non possiamo tacere, alla fine di questo ricordo, alcune grandi passioni di Gino, comuni a tanti ragazzi della sua generazione: la caccia (con annessi cani da caccia, da tartufo e l’allevamento di quaglie ed altri volatili) e il ballo. Già avevamo dato risalto al servizio fotografico in cui era stato ritratto, assieme allo storico amico Memo, con Ugo Tognazzi in trasferta lavorativa alle Cupole. Un’altra passione, che lo accomunava a sua sorella Paolina, era quella per l’opera lirica. Paolo Grandi ricorda di averlo trovato più volte nei teatri in zona ad ascoltare il bel canto e ultimamente Gino non mancava mai agli appuntamenti del Coro Lirico Città di Faenza.
Mancheranno la memoria storica di Gino (mi rimarrà sempre il rammarico di non aver avuto modo di farmi raccontare tante cose che sapeva) e la sua simpatia (leggendaria la targa posta a fianco del suo campanello di casa: “Qui visse Gino barbiere. Per ora suonare qui”). E anche quel sano pizzico di follia dei ragazzi che avevano vissuto la guerra e l’avevano scampata.
Ed io, che forse non scoprirò mai il segreto della Perecotte, non posso che esaudire il suo ultimo desiderio, pubblicando la foto con Giucas Casella che mi hanno inviato i suoi familiari, non posso che fare le condoglianze a tutti i suoi cari e salutare Gino con le stesse ultime parole che mi aveva rivolto: “Ciao, artista!”

Album fotografico (ove non diversamente specificato, il materiale proviene dall’archivio di Gino che gentilmente ce l’aveva fatto riprodurre)

Gino al lavoro nelle sue varie botteghe/saloni

Gino durante alcune dimostrazioni pubbliche in trasferta

Gino e il Club 76

Foto varie

Gino e gli amici

 

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