Angelo Gottarelli (1740-1813)

Un protagonista della pittura imolese

Angelo Michele Gottarelli nato a Castel Bolognese nel 1740, appena adolescente entrò in seminario a Imola dove, vestendo l’abito talare restò fino al termine del corso di filosofia.
Trasportato dall’amore per il disegno, deposto l’abito, fu iniziato all’arte dal maestro Andrea Valeriani. Per migliorare le sue capacità tecniche-pittoriche si portò a Bologna dove dal 1763 al ’65 frequentò l’Accademia Clementina sotto la guida del celebre maestro Vittorio Maria Bigari (Bologna 1692 – ivi 1776), conseguendo ogni anno il “Premio Fiori” per la figura. Nel 1764 si aggiudicò il premio di seconda classe “Marsili-Androvandi” con un disegno a matita rappresentante Gionata che saetta Davide e l’anno seguente quello di prima classe con il dipinto ad olio rappresentante Sansone acciecato dai Filistei.
Per mancanza di mezzi fu costretto a ritornare a Imola (notizie riportate dall’abate e critico d’arte Giovanni Villa) dove istituì una scuola a cui aderirono numerosi allievi. Così si esprime l’imolese Pietro Antonio Meloni (1761 – 1836) nel 1834: “Io ebbi la bella sorte di essere nel numero dei suoi scolari, e talmente fui pago delle sue istruzioni in Figura, che quando mi portai all’Università di Bologna, tranne lo studio del nudo, e delli eccellenti Originali, che ivi abbondano, nessun precetto ivi mi uscì nuovo.
Egli ad ogni dubbio di professione, o schiarimento concernente alla Storia Sacra o profana rispondeva, istruiva, e persuadeva con tale chiarezza che non lasciava luogo alcuno a dubitarne, …”.
Nel 1778 nacque il figlio Giuseppe, che indirizzò alla pittura. Questi si distinse nelle miniature e fu bravo nel copiare e imitare disegni degli antichi; si dedicò all’insegnamento ed eseguì alcuni dipinti, ma fu definito dal critico e scrittore imolese Romeo Galli “Modesto imbrattatele quanto il padre di lui Angelo era stato eccellente pittore”.
Durante la sua attività artistica eseguì molti dipinti ad olio, in prevalenza pale d’altare; le sue tele, deboli di colore, risentono prevalentemente della scuola del Bigari, mentre in alcune si scoprono corrispondenze stilistiche con l’arte dei Gandolfi.
In età avanzata, collaborò come figurista nelle pitture a fresco o a tempera del paesaggista Alessandro Dalla Nave (1) e dell’ornatista Antonio Villa (2). Molte di queste figure sono ancora presenti nelle pareti e nei soffitti degli edifici più belli di Imola.
Dopo aver dedicato tutta la sua vita alla pittura, si spense a Imola il 13 ottobre 1813; la città per onorarlo gli ha intitolato una via.
Pur essendo riusciti a rintracciare molte opere, la produzione artistica di Gottarelli, attraverso gli scritti del Meloni e di altri studiosi imolesi, risulta essere alquanto superiore. La maggior parte dei suoi dipinti si trova in chiese di Imola, Castel Bolognese, Medicina e circondario. Le seguenti opere, non rintracciate, furono eseguite per chiese di Imola:

  • Santa Apollonia per la chiesa parrocchiale di San Pietro in Laguna, chiusa al culto nel 1805 per riduzione napoleonica (edificio situato nell’attuale via XX Settembre angolo via Garibaldi).
  • San Camillo de Lellis per San Lorenzo, anch’essa chiusa ai culto nel 1805, la cui area venne assorbita per l’ampliamento del Palazzo Comunale.
  • San Francesco sull’Averna in atto di ricevere le stigmate, San Francesco che riceve da Gesù Redentore il perdono, detto della Porziuncola e Beato Bonaventura da Potenza per la chiesa di San Francesco dei frati Minori Conventuali edificata nel 1359 (chiusa nel 1810 e trasformata poi in teatro) sulla attuale piazza abate Ferri angolo via Emilia.
  • S. Omobono (forse quello presente in San Petronio a Castel Bolognese) per la chiesa di San Giuseppe del convento dei Frati Gerolamini della Congregazione del Beato Pietro da Pisa, situata in via Garibaldi dove aveva sede il Liceo Classico.
  • Beato Bernardo da Corleone per il convento dei Frati Cappuccini.
  • Una Maria SS.ma col Bambino, San Francesco Saverio, San Luigi ed altri Santi, per la cappella domestica di casa Sassatelli.
  • Maria SS.ma che detta gli esercizi spirituali a S. Ignazio, per la cappella di campagna dei Padri Gesuiti.
  • Inoltre, San Francesco, gli Arcangeli San Michele, San Raffaele e Santa Lucia, per l’altare maggiore della chiesa di San Francesco di Castel Bolognese (cfr. S.Gaddoni “Le chiese della diocesi di Imola”, 1927, p. 20); pala distrutta durante l’ultimo conflitto mondiale.
  • Il Battesimo di Gesù, per il battistero della chiesa di S. Andrea di Bagnara di Romagna (cfr. M. Martelli “I dodici secoli di Bagnara di Romagna” 1971, p. 66 nota 144).
  • San Carlo Borromeo sulle nubi e Napoleone caduto da cavallo (elogiato dall’artista bolognese Jacopo Alessandro Calvi) segnalati dal Meloni a Medicina.
  • San Domenico e vari Santi dell’ Ordine, rispettivamente per le chiese dei padri Domenicani (chiusa al culto) e dei Carmelitani di Lugo di Romagna.
  • Maria SS.ma con Gesù Bambino e San Potito per la Parrocchiale di San Potito (tra Lugo e Bagnacavallo) distrutta dall’ultimo conflitto mondiale.
  • San Giovanni Battista per la chiesetta omonima inclusa in un beneficio dell’Emm. Cardinale Anton-Domenico Gamberini; questa costruzione ancora esistente, ma da tempo sconsacrata, è situata in via Gaggio nei pressi di S. Maria in Budrio fra Barbiano e Cotignola.
  • La Natività di San Giovanni Battista per la Pieve di Susinana, nei pressi di Palazzuolo sul Senio.

Inoltre il Meloni scrisse: “Fece molti ritratti somigliatissimi, e quello che è degno di meraviglia fece ritratti di persone da qualche tempo morte, ma da lui conosciute, e ci colpiva a perfezione”. Purtroppo questi lavori non sono stati identificati per mancanza di documentazione o di firma autografa, ad eccezione del ritratto, attribuito, di F. Alberghetti. Non è da escludere che fra le tele di non comprovata esecuzione da parte dell’Artista, ve ne siano alcune eseguite dalla sua scuola; i suoi allevi migliori furono: Gallerati mons. Francesco e il fratello Paolo, Fruttieri p. Vincenzo, Beltramini Matteo, Castagnini Pietro, Scarabelli avv. Battista, Conti Luigi, Dal Monte Giuseppe (detto il Sordino) ed infine il già noto Meloni. Poiché in questo periodo le tendenze neoclassiche influenzarono molti artisti, rendendo la loro produzione a volte somigliante, non sempre è possibile darle una sicura attribuzione.
Molte delle seguenti tele, trascurate e deteriorate dal tempo, necessitano di un valido restauro; si spera pertanto che i detentori ed i proprietari, attraverso gli enti incaricati, intervengano per salvare il salvabile poiché queste sono opere degne di far parte del nostro patrimonio storico-artistico.

(1) Alessandro Dalla Nave (Budrio 1735 – Imola 1821), trasferitosi a Imola attorno al 1754, fu stretto seguace del paesista bolognese Vincenzo Martinelli(1737- 1807).
(2) Antonio Villa (Imola 1750 – ivi 1827) discepolo del bolognese Mauro Tesi (1730 – 1766).

Piccola galleria di opere di Angelo Gottarelli

Testo e immagini tratti da: Angelo Gottarelli (1740-1813) : un protagonista della pittura imolese / Valentino Donati, Rosanna Casadio. – Bologna : University press, stampa 1995.

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