Ricordo di Mario Zanelli

di Andrea Soglia – dalla pagina Facebook Storia di Castel Bolognese (12 aprile 2026)

Il 10 aprile 2026 è mancato Mario Zanelli. E’ stato una figura importante per la storia industriale di Castel Bolognese, essendo stato uno dei fondatori della Cer-Domus nel 1969.
Era nato nel 1941 a Castello da Domenico e Ughetta Biancini e gli fu posto il nome del nonno paterno. Discendeva da due antichissime famiglie di Castel Bolognese, entrambe coinvolte nel Risorgimento. Il bisnonno Domenico Zanelli fu fiero mazziniano e soffrì per anni il carcere pontificio; il prozio Epaminonda partecipò volontario alla Prima guerra mondiale agli ordini di Peppino Garibaldi (nipote del generale) e fu considerato l’ultimo garibaldino castellano, essendo scomparso nel 1954. Il nonno materno, Angelo Biancini, detto Angiolita, per anni gestore dello storico Buffet della Stazione rinomato in tutta Italia, era figlio di Bartolomeo, pur’esso perseguitato politico nello Stato Pontificio ed esule per un periodo all’estero. Non va dimenticato che Epaminonda con i fratelli Oreste (figura storica dell’anarchismo castellano) e Mario avevano gestito la storica locanda Stella e successivamente avevano messo in piedi un’attività di commercio in fiori medicinali, che aveva dato occupazione a non pochi castellani.
Mario Zanelli si era diplomato in ragioneria nella città di Rovigo, godendo dell’ospitalità dello zio Leone Piancastelli, geniale artista, a cui rimase sempre molto affezionato, avendo anche perso prematuramente il padre Domenico. Nella città polesana aveva stretto amicizia con la famiglia Lanzoni, oriunda castellana, fra cui il dottor Dino, uno dei fondatori della gloriosa squadra di rugby del Rovigo.
Dopo il diploma entrò alle dipendenze dello studio del commercialista Silvestrini di Faenza e successivamente lavorò presso la Cassa rurale di Castel Bolognese.
Nel 1969 il grande salto che lo vide giovane imprenditore e fondatore della Cer-Domus con Cesare Biancini, Bruno Cortecchia, Otello Castellari, Luigi Bedeschi ed altri. Con il suo prezioso contributo nacque una ditta che ha fatto lavorare (e tuttora occupa) generazioni e generazioni di castellani. I dipendenti storici lo ricordano con gratitudine ed affetto, sottolineando il rispetto che aveva per i lavoratori e la disponibilità ad appianare le inevitabili divergenze che in tutti gli ambiti lavorativi possono nascere.
Dopo 48 anni, all’inizio del 2017, Mario si è ritirato dal lavoro.
Oltre ai soci nella sua avventura in Cer-Domus, uno storico amico di Mario è stato Paolo Menzolini, che assieme ai familiari è stato duramente colpito dalla perdita.
Per oltre 60 anni, nella stagione venatoria, Paolo e Mario al mattino prestissimo si recavano nel loro capanno per una battuta di caccia prima di andare al lavoro.
Mario è stato anche un buon calciatore, arrivando a giocare nel Faenza in Quarta serie. Paolo ricorda la velocità di Mario in campo e un vecchio derby Imola-Faenza finito con la vittoria dei manfredi grazie ad un gol di Mario, che gli fece guadagnare un titolone su un quotidiano “Zanelli strappa due punti d’oro”, giornale che Paolo ha conservato a lungo.
Sotto l’aspetto apparentemente burbero (Mario assomigliava moltissimo al nonno Angiolita Biancini) si celava una grande arguzia e, dietro la nuvoletta dell’ennesima sigaretta, era spassoso sentirlo raccontare i tanti aneddoti relativi alla vita dal Bar Commercio, di cui era uno degli storici avventori. Seppur avesse poco meno di 4 anni Mario ricordava, spesso commuovendosi, il periodo difficile della guerra e della vita in cantina: era rimasto impresso, nella sua memoria, soprattutto il momento in cui dovettero lasciare le cantine della loro casa per rintanarsi nelle cantine della casa Gambi, dall’altra parte della via Emilia: i tedeschi, infatti, li avevano evacuati a forza perché avevano minacciato di far saltare tutto lo stabile, cosa che poi non accadde.
E quante volte Mario ha raccontato di quella giornata del 1966 in cui si ritrovò, suo malgrado, a prelevare Edmondo Fabbri atterrato con la Nazionale a Genova dopo la sconfitta clamorosa con la Corea del Nord: alla guida della macchina del padre Domenico riuscì a caricare Mundì in auto, che fu poi bersagliata di centinaia di ortaggi e uova, costringendolo a fermarsi, una volta arrivato a debita distanza dai facinorosi, in un autolavaggio.
Castel Bolognese perde un castellano di “razza” antichissima e una figura storica dell’imprenditoria locale.
Alla moglie Claudia, ai figli, all’adorata nipote Fiore, al genero, ai fratelli le nostre condoglianze.

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