Addio a Tomaso Biffi, l’ultimo sindaco democristiano di Castel Bolognese

di Paolo Grandi

Lo scorso 16 dicembre 2025, all’età di novant’anni, ci ha lasciato in silenzio, così come ha trascorso tutta la sua vita, Tomaso Biffi. Discendente da una delle famiglie più in vista di Castel Bolognese, da sempre impegnata in Parrocchia con l’Azione Cattolica ed anche legata ai Padri Cappuccini, ed il cui padre Dino era stato Sindaco nel dopoguerra, Tomaso, dopo gli studi e la laurea in Giurisprudenza aveva iniziato la pratica forense assieme ad altri coetanei che condividevano la stessa passione politica come Pietro Baccarini di Faenza. Tomaso tuttavia non sarebbe diventato avvocato, poiché nel frattempo vinse un concorso come funzionario INPS ed all’interno di quell’Istituto compì tutta la carriera lavorativa fino a diventare il dirigente della sede INPS di Faenza.
Contemporaneamente agli studi, Tomaso iniziò la sua militanza politica nella Democrazia Cristiana venendo eletto in più Consigli Comunali negli anni ’50, ’60 e ’70 in quella coalizione che si chiamava “Romagna Libera” ed aveva come simbolo il Gallo e la Caveja, comprendente DC, PRI, PSDI e PLI. Durante l’ultimo mandato quale Sindaco di Nicodemo Montanari avvenne che nel 1974 questi abbandonasse il Partito, la carica e la città per abbracciare altri gruppi politici a Imola. A quel punto, il partito di maggioranza relativa, cioè la Democrazia Cristiana, propose ed ottenne la nomina a Sindaco di Tomaso Biffi, fino alle elezioni comunali del giugno 1975 ove il PCI ottenne la maggioranza conquistando il Comune e nominando sindaco Franco Gaglio.
Durante il suo breve mandato fu inaugurato, per le cerimonie del 30° anniversario della liberazione, il Monumento della Campana.
Il suo impegno politico non terminò con la sconfitta del 1975, ma continuò sia con la presenza in Consiglio Comunale, sia come Segretario Comunale della sezione della Democrazia Cristiana intestata ad Ulisse Errani.
Tomaso Biffi fu tra i fondatori ed il primo Presidente della Pro Loco di Castel Bolognese, fino al marzo 1972 e, pertanto, sotto la sua presidenza si impostò la Sagra come la vediamo tuttora, con la sfilata dei carri delle Parrocchie, lo stand gastronomico, le attrazioni ed il luna park ma, soprattutto, la scelta, peraltro avanzata da Gian Pietro Brunetti, di rendere gratuiti tutti gli spettacoli e tutte le manifestazioni.
Quando nel 1995 passò la sciagurata, a mio avviso, riforma della giustizia (l’ennesima…) che abolì le Preture e gli Uffici di Conciliazione istituendo l’Ufficio del Giudice di Pace, figura di Magistrato onorario da reclutare tra gli avvocati o i laureati in giurisprudenza con competenza solo civile e dal 2001 anche penale, anche Tomaso Biffi fu reclutato ed assegnato all’Ufficio di Lugo ove rimase fino al pensionamento al 75mo anno di età.
Ritiratosi dalla vita politica dopo l’ingresso in Magistratura onoraria, ha poi passato il pensionamento assieme alla sua famiglia nella casa sulla via Emilia, quasi di fronte alla scuola Ginnasi ed a fianco del palazzo di famiglia, dapprima assieme alla moglie Giuditta successivamente scomparsa, comunque rallegrato dai due figli e dai nipoti.
I funerali, per sua espressa volontà, si sono svolti in forma strettamente privata e un manifesto ha annunciato la sua scomparsa solo ad esequie avvenute.

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