Rino Villa: quando si trova un vero amico

di Paolo Grandi

L’8 novembre 2025 ci ha lasciati un altro autentico castellano: Gaspare Villa, da tutti conosciuto come Rino, a 98 anni compiuti. Di lui ha ampiamente parlato la pagina apparsa sul settimanale “il Nuovo Diario – Messaggero” del 13 novembre 2025 ed il grazie della Comunità è salito durante l’affollata cerimonia funebre tenutasi martedì 11 novembre in San Petronio. A me non resta che ricordarlo attraverso momenti di vita vissuta insieme forse sconosciuti ai più.

Perdere la persona che ti ha insegnato il lavoro è un po’ come perdere un secondo padre. E questo era per me Rino Villa. Lo conoscevo da sempre, poiché suo figlio Antonio è mio coetaneo ed abbiamo fatto le Elementari e le Medie assieme; lo incontravo in Parrocchia o ai Cappuccini e sapevo che faceva un lavoro particolare, che mi aveva incuriosito da quando quella mattina, una delle prime passate a scuola, la Maestra ci chiese il mestiere o la professione del nostro babbo ed Antonio gridò: “Cancelliere!”. Mai avrei pensato che anche io lo sarei diventato e, per di più, con l’aiuto di Rino!
Infatti quando nel 1987 superai lo scritto del concorso per Cancelliere una parte della prova orale verteva sui servizi di cancelleria; ne aprii un manuale e mi accorsi subito che quelle parole un po’ arcane: “Depositi Giudiziari”, “Campione Penale”, “Tavola Alfabetica”, “Registro Generale” mi risultavano alquanto oscure come altrettanto lo erano quelle che ne descrivevano l’oggetto. Fu così che mi rivolsi a lui il quale mi disse: “Basta vedere sul campo i servizi e li capirai subito; passeremo qualche giorno in Pretura a Imola e vedrai che alla fine tutto ti sarà chiaro”. E fu così. Rino era andato in pensione da pochi mesi ma l’accoglienza a Palazzo Calderini fu molto calda ed io passai ufficio per ufficio a osservare, conoscere e capire tutti i servizi che stanno dietro alla complessa macchina che fa funzionare la Giustizia. E vinsi il concorso. Quando ebbi per destinazione la Pretura di San Giovanni in Persiceto, Rino volle venire con me il primo giorno perché pure lui era stato in applicazione in quell’Ufficio, ed anche lì l’accoglienza fu quella di tornare ad incontrare un caro collega. Ed infine ebbi il piacere di lavorare in altri Uffici dove lui era stato: la Pretura di Budrio e la Corte d’Appello di Bologna ed anche là il suo ricordo era vivissimo. E mi ha fatto molto piacere che le persone che in quegli Uffici lo conobbero abbiano partecipato al dolore della famiglia per la sua perdita, nonostante i tanti anni trascorsi.
Ma Rino non è stato solo lavoro per me: ci siamo incontrati per tanti anni nel Consiglio della Pro Loco ed insieme abbiamo avviato l’angolo della cultura all’interno della Sagra di Pentecoste che tuttora viene realizzato ed è sempre partecipato. Con noi era di fattivo aiuto il maresciallo Filippo Bartolini che si occupava del tesseramento soci.
Poi la nostra collaborazione si è spinta per la redazione settimanale della pagina di Castel Bolognese sul “Nuovo Diario – Messaggero”; fu lui a chiamarmi, assieme al compianto professor Borghesi e ad altri per creare la “redazione” e finché gli è stato possibile il martedì Rino inforcava la bicicletta e correva a Imola alla redazione del settimanale per provvedere all’impaginazione degli articoli raccolti.
Ecco, la bicicletta, un suo hobby oltre al tennis; per lui la bicicletta era piacere e non faceva mistero di essere andato spesso al lavoro a Imola con quel mezzo, come pure mi raccontava di essere andato fino alla Pretura di Budrio in bici ed una volta, là recandosi assieme al figlio Antonio di aver preso la neve durante il viaggio, nonostante si fosse in aprile! Ricordo una bella mattina di agosto quando, assieme, ci recammo in bicicletta alla Pretura di Lugo dove era stata trasferita una segretaria che prima era in servizio a Budrio e ci conosceva.
Certamente non ho mai recitato con lui nella filodrammatica anche perché, e me lo stanno dicendo ora che pratico il canto lirico, sono un bravo cantante ma a recitare sono un palo! Pur tuttavia con Rino abbiamo sempre dialogato in dialetto ed immagino che lo facesse anche in ufficio poiché la Carla, una segretaria della Pretura di Budrio, budriese DOC, diceva che il suo dialetto era stato contaminato dal romagnolo lavorando con Rino!
Ma Rino era anche un profondo credente ed il servizio diaconale ne è stata la maggiore dimostrazione. Quante celebrazioni abbiamo fatto assieme, lui come diacono ed io come ministrante o come direttore della corale, quella corale che cantò alla sua Ordinazione Diaconale in San Cassiano e che ha cantato alle Esequie. Ripenso alle tante processioni di Pentecoste, della Madonna della Consolazione, del Corpus Domini fatte assieme e alle tante Messe partecipate assieme, specie al Monastero delle Domenicane ed in particolare per il Triduo Pasquale.
Certamente Rino è servo buono e fedele che, come ha detto don Marco all’omelia delle sue Esequie commentando il Vangelo, avrà trovato al suo arrivo il Signore che lo ha accolto facendo prender parte alla gioia del Paradiso.

Foto varie

Foto dall’archivio di Paolo Grandi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *