Vittime civili: lettere N-Q

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Fotografia Nome e cognome Data di nascita Data di morte Causa della morte/notizie varie
NANNI FILOMENA
in Dall’Arno
07-11-1891 11-12-1944 SCHEGGIA DI GRANATA

(si ringrazia Giovanni Pompignoli per la fotografia)

nanni_luigia NANNI LUIGIA
in Garutti
14-08-1897 27-01-1945

SCHEGGIA DA BOMBARDAMENTO

Il 27 luglio 1945, a sei mesi dalla morte, fu distribuita una memoria funebre

(si ringrazia Anna Gaddoni per la documentazione fornita)

nanni_ughetta NANNI UGHETTA
in Severi
07-11-1906 25-04-1945 FERITA DA SCHEGGIA DI GRANATA
nobili_domenico NOBILI DOMENICO 01-08-1929 24-02-1945 GRANATA

Era originario di Riolo, dove era nato da Antonio Nobili e Caterina Ricciardelli. Era il minore dei sei figli in vita nati dal secondo matrimonio di Antonio. Per la precaria situazione economica della famiglia originatasi dopo la prematura morte del padre, Domenico fu mandato a Imola in orfanotrofio. Successivamente i coniugi Mingazzini, una coppia di coloni già avanti in età e senza figli, residenti nella parrocchia di Campiano di Castel Bolognese, lo presero come garzone.
Domenico era rimasto comunque in contatto con i propri familiari e spesso andava a trovarli a Riolo utilizzando un paio di pattini che gli avevano regalato le sorelle.
All’approssimarsi del fronte i Mingazzini sfollarono in paese, portando con loro Domenico. Il 23 febbraio 1945 una scheggia di granata caduta in piazzale Poggi colpì alla testa il povero Domenico mentre si trovava in casa, vicino a una finestra; trasportato, in stato di incoscienza, nel vicino ospedale, vi morì il giorno successivo.
Concetta Ricciardelli, parente della madre, curò la sepoltura del ragazzo e fu lei, a Liberazione avvenuta, a trovare il modo informare Caterina Ricciardelli dell’avvenuta morte del figlio. Per lo choc subito Caterina restò per un mese senza parlare.
La salma di Domenico Nobili fu successivamente traslata nel cimitero di Riolo Terme.

(si ringraziano Ignazio Belfiore e la madre Angela Nobili)

ortelli_maria ORTELLI MARIA 06-10-1886 16-03-1945 FERITA DA SCHEGGIA

Parrocchia di Campiano

ortolani_ugo ORTOLANI UGO 02-08-1898 26-02-1945 FERITA DA SCHEGGIA

La fotografia qui pubblicata dovrebbe ritrarre Ugo Ortolani, ingegnere comunale, durante una cerimonia presso la ditta Santandrea alla quale risultava essere presente. Pensiamo di averlo “riconosciuto” con buona certezza, e speriamo di trovare qualche conferma.
Della morte di Ugo Ortolani, rifugiatosi verso fine gennaio 1945 nelle cantine del Monastero, parla diffusamente il Diario delle Monache Domenicane:

“26 febbraio

Finora nessuna delle nostre Suore, né dei nostri rifugiati è rimasta vittima nell’interno del Monastero, sebbene le granate piovano ad intervalli in ogni parte di esso. Naturalmente oggi, essendo una giornata primaverile e perfettamente calma, l’ing. Ortolani pensa di fare una scappata al suo palazzo della Marchesina, a sud del Cimitero Comunale, per mettere in salvo alcuni quintali di grano che ivi ha dovuto lasciare nel forzato sfollamento. Detto fatto. Ma la sera al ritorno con la provvidenza, anch’egli resta colpito nel mezzo del Borgo e balbetta alcune parole incomprensibili e muore all’istante. Con lui era la domestica Dorina Martelli, la quale rimane ferita ad un braccio. Alla ferale notizia restiamo tutti allibiti e non sappiamo come farne partecipi la mamma qui sfollata con lui. Pian piano con molti riguardi le si scopre la verità. Il giorno dopo la salma dall’ospedale, dove era stata portata immediatamente, viene trasportata nel centro della nostra chiesina, la quale orribilmente sventrata nel dicembre 1944, è ora convertita in rimessa: attrezzi rustici, masserizie, legna da ardere l’ingombrano dappertutto, e nei momenti di calma, serve anche da lavanderia. Chi l’avrebbe mai pensato?
Il morto presenta una vasta ferita al mento, tamponato con ovatta. Vestito in fretta, viene deposto nel parlatorio esterno, improvvisando una camera ardente, e solo allora la vecchia mamma è condotta a vederlo dalla grata del parlatorio interno. Scena commoventissima!
La mattina del 28 nella cantina fuori clausura, che si trova sotto l’atrio del parlatorio, dove già si era allestita una seconda cappellina per uso delle Suore e orfanelle della Divina Provvidenza, si celebrano 3 Sante Messe, l’ultima delle quali cantata dal signor Arciprete don Giuseppe Sermasi, ma la salma si è lasciata di sopra al suo posto, per la difficoltà di portarla giù per le scale ripide e lunghe. Dopo la S. Messa si fanno le esequie brevissime sopra la salma. E immediatamente dopo, due giovani del “pronto soccorso” la caricano sulla lettiga e via da soli in fretta al cimitero. La lugubre scena in mezzo alla via traversata solo da qualche raro passante fa rabbrividire. I presenti affollatisi sulla porta, e molti sono venuti apposta dal di fuori, trattengono a stento le lacrime. Siamo giunti a tanto che non si possono neppure seppellire i morti degnamente e in pace. E come lui altri. Molte vittime morte all’ospedale sono state provvisoriamente sepolte nell’orto”.

pagnoni_marcella

PAGNONI MARCELLA 17-02-1931 25-02-1945 FERITA DA SCHEGGIA
sagoma PATUELLI GAETANO 02-05-1873 28-06-1945 INVESTIMENTO DA AUTOMEZZO MILITARE?

Soprannominato Fusècia.
Della sua morte dà notizia anche il Corriere dell’Emilia del 4 luglio 1945:
“Il birrocciaio Gaetano Patuelli fu Giovanni, di anni 82 [sic!], superato Castel Bolognese [in direzione Imola, ndr], rimaneva investito da un camion che gli produceva ferite gravi, per cui poco dopo decedeva”.
Quasi certamente si trattava di un automezzo militare, ma al momento mancano testimonianze più dettagliate sulla esatta dinamica dell’incidente.

sagoma PATUELLI GIOVANNI 01-01-1904 25-12-1944 SCOPPIO DI MINA
(SCOPPIO DI GRANATA?)

Cugino di Primo Patuelli (si veda la scheda relativa)

patuelli_maria PATUELLI MARIA 23-06-1884 20-12-1944 SCOPPIO DI GRANATA
patuelli_primo PATUELLI PRIMO 19-03-1919 25-12-1944 SCOPPIO DI MINA

La famiglia Patuelli viveva al “Muntazz” (Montaccio), sito in via Casolana (all’epoca n. 34), parrocchia di Campiano. Primo Patuelli (detto Guerrino), classe 1919, era reduce dalla campagna di Russia ed era stato congedato poiché era rimasto ferito alla mano destra. Era da poco rimpatriato quando arrivò la notizia che in Russia era caduto il fratello Domenico (morto il 17 febbraio 1942).
Il giorno dell’antivigilia di Natale del 1944 al Muntazz ci fu un improvviso combattimento. Una pattuglia di soldati alleati (probabilmente inglesi, anche se forse avevano la pelle di colore giallastro e quindi potevano essere soldati di altre nazioni del Commonwealth) andò in avanscoperta e assaltò il Muntazz che era occupato dai tedeschi. Annunciatisi con una bomba a mano scagliata contro la porta, gli alleati ebbero ben presto ragione del nemico: i tedeschi si ritirarono, lasciando sul campo un morto. I Patuelli, che erano rifugiati nella stalla, parte integrante della casa, si trovarono al centro della battaglia: rimasero feriti la madre di Primo, Angela, il nipote Bruno (figlio di Antonio, fratello di Primo) e una terza persona.
Scampato il pericolo con danni limitati, i Patuelli pensarono di scappare verso la zona di Zattaglia, dove vivevano due sorelle di Primo e Antonio. Uno dei soldati alleati, che parlava bene l’italiano, disse loro che erano liberi, incoraggiandoli indirettamente a rimanere al Muntazz. Il mattino successivo vi fu
però una sgradita sorpresa: degli alleati non vi era più alcuna traccia ed erano ritornati i tedeschi. Dato che i figli di Antonio Patuelli, i piccoli Emilio, Bruno (ferito) e Domenico jr., piangevano, egli decise di trasferirsi nel rifugio, scavato non molto lontano, nella pineta del Muntazz. Anche la famiglia di Giovanni Patuelli, cugino di Primo, residente a Riolo ma ospitata dai parenti, si spostò nel rifugio. Al Muntazz rimasero Primo Patuelli, la madre, che si era medicata da sola le ferite alle gambe utilizzando la propria urina, e il garzone Pietro Tenia.
Il giorno di Natale anche Primo, la madre e il garzone decisero di raggiungere il rifugio. I tedeschi, però, nel frattempo, avevano minato la strada che portava al rifugio e il breve tragitto fu fatale a Primo Patuelli e Pietro Tenia, che saltarono entrambi su una mina. La mamma Angela, miracolosamente scampata, riuscì a raggiungere il rifugio scivolando su una discesa e chiedendo aiuto. Giovanni Patuelli uscì dal rifugio per soccorrere gli sventurati e li coprì con delle coperte che Primo aveva portato con sè. Il rientro al rifugio fu fatale anche a Giovanni Patuelli, che pure saltò su una mina (secondo i documenti d’anagrafe fu ucciso da uno scoppio di granata).
I corpi dei tre sventurati furono recuperati solamente a guerra finita: rimasero per lunghi mesi nel luogo esatto delle esplosioni dato che non era possibile nemmeno dare loro una sepoltura provvisoria.
I superstiti, dopo alcuni giorni trascorsi nel rifugio, sfollarono poi a Pediano. Una triste beffa del destino (resa tragica dalla perdita di tre vite umane) aveva fatto loro assaporare, per poche ore, l’illusione dell’arrivo dei liberatori, che si assestarono invece sulla sponda destra del fiume Senio per trascorrervi l’inverno.

(si ringrazia Emilio Patuelli per la fotografia e la testimonianza)

petroncini_giuseppe PETRONCINI GIUSEPPE 12-02-1894 29-01-1947

GRANATA

Soprannominato Pivieri.
Ex ferroviere, licenziato per motivi politici, in attesa della riassunzione esercitava il mestiere di meccanico.
Rimase ferito l’11 febbraio 1945 a seguito di uno scoppio di granata e subì alcuni giorni dopo l’amputazione della gamba destra per sopravvenuta complicazione delle ferite.
Subì poi varie operazioni che lo portarono a un grave deperimento organico, per il quale morì il 29 gennaio 1947.

Della sua morte parla anche il Giornale dell’Emilia del 31 gennaio 1947:
La misera fine di un invalido di guerra
Castelbolognese 30 genn.
L’altra sera alle ore 21 circa, mentre l’ex ferroviere Giuseppe Petroncini di Celso di anni 53, mutilato di guerra, era seduto ad un tavolo del caffè Centrale in piazza Bernardi, veniva colto da improvviso malore. Trasportato d’urgenza all’Ospedale i sanitari gli constatavano una paralisi alla trachea, dichiarandolo in pericolo di vita. Infatti il povero invalido alle ore 16 del giorno dopo cessava di vivere senza aver potuto riprendere la conoscenza”

sagoma PEZZI FRANCESCO 25-07-1861 11-05-1945

INVESTIMENTO DA AUTOMEZZO MILITARE

Originario di Lugo, viveva in un casa sita in via Bragaldi 12. Investito sulla via Emilia, morì all’ospedale di Castel Bolognese per le ferite riportate.
(da una testimonianza di Maria Cristina Merenda, all’epoca inquilina nella casa di Francesco Pezzi)

La testimonianza trova riscontro documentario nella cartella clinica di Francesco Pezzi, dalla quale apprendiamo che egli fu investito da una motocicletta militare il giorno stesso della morte. La ferita alla regione parietale sinistra e la commozione cerebrale patite gli furono fatali.
(cfr. cartella clinica di Francesco Pezzi, Archivio della Casa residenza Camerini, Spedalità 1945-46)

piancastelli_antonio1 PIANCASTELLI ANTONIO
di Francesco
25-03-1879 16-04-1945 FERITA DA SCOPPIO DI MINA

Residente nel fondo Limaticcio, parrocchia di Campiano, morì all’ospedale di Brisighella.
Delle circostanze della sua morte riferisce la memoria funebre stampata dalla famiglia, una cui copia è conservata nell’archivio parrocchiale di Campiano:
“Il 16 aprile Antonio Piancastelli, dalla vicina Imola, ove si era recato in cerca di tranquillità e di sicurezza durante l’u!timo periodo della sosta del fronte, aveva fatto ritorno alla propria casa, ove aveva potuto ritrovare e riabbracciare tutti i membri della sua famiglia.
Fu per lui un giorno di gioia. Nonostante la distruzione portata dalla guerra, egli sperava di vivere ancora per rifare il suo patrimonio accumulato in tanti anni di lavoro e di fatica.
Ma quando ormai colla cessazione della guerra ogni sacrificio sembrava compiuto, per lui si richiedeva il sacrificio della vita.
Uscito di casa per visitare il suo campo, metteva piede in uno di quegli ordigni di morte che il nemico aveva seminato un po’ dovunque, ed una violenta esplosione gli asportava un arto.
Soccorso dalla sposa e dai figli (ne aveva 7, ndr), portato all’ospedale poche ore dopo cessava di vivere. Fu uomo profondamente cristiano, stimato e benvoluto, amò la famiglia portandola ad una posizione agiata ed onorata”.

piancastelli_giuseppe

PIANCASTELLI GIUSEPPE 01-03-1889 04-03-1945 FERITA DA SCHEGGIA

Delle circostanze della sua morte ci ha lasciato testimonianza Tristano Grandi:

Il soccorso all’agente agricolo Giuseppe Piancastelli

Nel tardo pomeriggio del 4 marzo ero seduto su di una panchina, sotto il pronao dell’Ospedale, con l’Agente agricolo ed Economo delle Opere Pie Raggruppate di Castelbolognese Giuseppe Piancastelli.
Si cominciavano a sentire i primi sintomi dell’imminente primavera perchè la temperatura era mite. La situazione generale del fronte era calma. Ad un tratto sentimmo degli spari di un cannone, provenienti da una zona molto vicina. Volemmo renderci conto della situazione: un semovente tedesco si era portato nel cortile tra la Scuola Elementare e la Palestra e di là faceva partire dei colpi in direzione di Casale.
Capii lo stato di pericolo incombente, perciò invitai il Piancastelli a rifugiarsi, con me, nello scantinato dell’Ospedale perchè, di lì a poco, sarebbe iniziato il tiro di controbatteria.
Egli mi sorrise e mi rispose con una battuta spiritosa da vecchio artigliere della Prima Guerra Mondiale. Nonostante ciò mi seguì negli scantinati.
Ormai per lui si era fatta l’ora di rincasare, perciò si affacciò alla porta della cantina e ci salutò così: “Arrivederci domani, se saremo ancora al mondo”.
In quel tempo si viveva alla giornata, ma mai avrei potuto pensare che quello sarebbe stato il suo definitivo, cosciente congedo dalla nostra comunità.
I tiri di controbatteria non si fecero attendere, infatti cadevano con frequenza sul Paese. Di lì a poco sentimmo un rumore di passi affrettati che proveniva dal camerone sovrastrante, poi si intuì che alcune persone scendevano, frettolosamente, in cantina.
Vidi affacciarsi Francesco Piancastelli, il figlio dell’Agente agricolo che, affranto, invocava il nostro intervento, perchè suo padre era rimasto ferito. Altre persone vennero a chiamarci: in Corso Garibaldi, in Via Amonio, erano cadute delle granate che avevano ferito delle persone.
Biancini e D.Borghesi si diressero con la lettiga in Corso Garibaldi nella casa denominata “Teatro Vecchio”; Francesco ed io, con una barella, ci recammo in Via Amonio (ora Via Guidi numero otto) per soccorrere il Signor Piancastelli.
Scendemmo nella cantina; seduto a terra, appoggiato a qualcosa, vidi il Signor “Peppino” attorniato da alcune donne, tra cui la moglie e la figlia, che cercavano di portargli conforto. Mi avvicinai a lui. Notai una piccola ferita al petto, all’altezza del cuore, dell’ampiezza di una capocchia di spillo. Con voce stentata ed affaticata pronunciò queste parole:
“Tristano, questa volta mi hanno fregato!”
Cercai di confortarlo senza ottenere molto risultato, perchè si rendeva ben conto della gravità della ferita. Lo sistemammo sulla barella poi, Francesco ed io uscimmo districandoci tra le macerie, percorrendo corridoi, fino al Corso Garibaldi; infine facemmo l’ultimo lungo balzo raggiungendo l’Ospedale, sotto il tiro delle artiglierie.
Deposto il ferito sul lettino delle medicazioni e consegnatolo al personale ospedaliero, di corsa andai a chiamare il dottor Bassi nella casa Zanelli del Borgo Carducci.
In breve tempo il chirurgo fu pronto. Insieme percorremmo il tratto di strada scambiandoci qualche parola sul caso Piancastelli, persona tanto stimata ed amata nell’Ospedale.
Purtroppo il Signor Peppino era già spirato quando giungemmo. Quella piccola scheggia aveva colpito ii cuore in modo tale da provocarne l’arresto in breve tempo.
Fu una perdita molto sentita da tutti per il posto che la vittima occupava nell’Ospedale e nella Amministrazione delle OO.PP.RR.. Nel periodo della sosta del fronte era costantemente presente sia nella mattinata che nel pomeriggio in Ospedale; fu l’anima, l’organizzatore, colui che cercava di risolvere i problemi quotidiani dell’Ospedale in un momento tanto difficile.
Fu degnamente sostituito, dopo pochi giorni, da Francesco Galeati.

piancastelli_vincenzo PIANCASTELLI VINCENZO 11-12-1888 31-12-1944 FERITA DA SCHEGGIA DI GRANATA
sagoma PIAZZA EGIDIO WALTER 09-01-1931 24-05-1945 SCOPPIO DI GRANATA
pirazzini_domenica PIRAZZINI DOMENICA 31-03-1931 17-03-1945

FERITA DA SCHEGGIA

Preoccupate per lo scoppio di una granata esplosa nella direzione dove si presumeva fossero i tre uomini della cantina prelevati dai tedeschi per scavare dei rifugi, diverse donne, fra le quali Domenica e la sorella Colomba, si portarono sul terrazzino verso la via Emilia della casa di Cavallazzi, attualmente di Bernabè, dove erano sfollate.
Una granata scoppiò nel giardino a pochi metri da loro e diverse schegge colpirono Domenica. Alle grida dei presenti, la madre accorse in aiuto e trovò in un lago di sangue la figlia che, alla vista della mamma, ebbe appena la forza di gettarsi tra le sue braccia, prima di spirare.

pirazzini_maria PIRAZZINI MARIA 15-02-1928 29-01-1945

FERITA DA SCHEGGIA

La sera del 20 dicembre 1944, mentre si trovava dentro in rifugio costruito sotto un pagliaio (vicino alla sua casa nel fondo Righetta, parrocchia della Pace), una scheggia le si conficcò nel fianco sinistro e le si appoggiò alla spina dorsale. Dall’ospedale di Castel Bolognese, dove il dott. Bassi ritenne che si trattasse di un intervento difficile, venne trasferita all’ospedale di Bologna.
Due giorni prima dell’intervento programmato per l’estrazione, improvvisamente cessava di vivere verso le 19,30 del 29 gennaio 1945.
Era sorella di Domenica Pirazzini

sagoma PIRAZZINI PAOLO 01-11-1872 29-01-1945

BOMBARDAMENTO AEREO

Residente a Faenza, via Pascoli 15; vedovo.
Affetto da artrosi, sfollò presso i parenti residenti alla Righetta. Arse vivo nello stesso pagliaio in cui precedentemente era rimasta ferita la nipote Maria, nello stesso momento in cui essa spirava a Bologna.
La mattina dopo, a fuoco spento, dal mucchio della cenere furono rinvenute solo alcune ossa; il resto era diventato cenere mescolata a quella della paglia.

PISOTTI MICHELE 01-01-1895 10-04-1945

FERITA FUCILE MITRAGLIATORE

Fu fucilato dai tedeschi che pretendevano la consegna di un cavallo che egli non possedeva.
E’ sepolto nel cimitero di Casanola.

(fotografia tratta dall’Archivio fotografico di Stefano Borghesi)

placci_anna PLACCI ANNA
in VALENTI
12-08-1909 16-01-1945 FERITE DA SCHEGGIA
sagoma POLETTI DOMENICO 24-01-1939 05-01-1945 FERITA DA SCHEGGIA

STRAGE DI CASA CASSIANO

sagoma POLETTI FRANCESCA 12-03-1894 05-01-1945 SCHEGGE DI BOMBA

STRAGE DI CASA CASSIANO

sagoma POLETTI FRANCESCO 03-04-1901 18-12-1944 FERITA DA SCHEGGIA
sagoma POLETTI GIUSEPPE 16-11-1896 05-01-1945 FERITA DA SCHEGGIA

STRAGE DI CASA CASSIANO

poletti_guerrino POLETTI GUERRINO 10-01-1907 29-03-1945

FERITA DA SCHEGGIA DI GRANATA

Facchino, partigiano della Brigata “Celso Strocchi” Divisione “Garibaldi” Ravenna

sagoma POLETTI LUCIA 01-09-1942 05-01-1945 FERITA DA SCHEGGIA

STRAGE DI CASA CASSIANO

poletti_mario POLETTI MARIO 28-02-1907 05-01-1945

FERITA DA SCHEGGIA

STRAGE DI CASA CASSIANO

(si ringraziano Ardea Poletti e Gemma Valgimigli per le fotografie)

 

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